L’Europa ha dimostrato un grande cameratismo nei confronti del popolo ucraino. Beni materiali, medicinali e aiuti sono giunti nei luoghi di confine (Polonia, Romania, Moldavia) e anche nella terra d’Ucraina. L’attenzione al conflitto a livello mediatico e informativo ha uno share molto alto e nelle scuole bambini e ragazzi sono sensibilizzati al fenomeno. Alcune famiglie, in Italia, ospiteranno addirittura dei profughi ucraini.

Ciò che però si domandano in molti è: cosa succederà agli altri profughi, che marciano sulle stesse rotte ucraine? Ci sono dei trattamenti differenti? La migrazione dall’Ucraina è un trend o un’eccezione alla regola?

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I dati per la migrazione ucraina 

La migrazione ucraina è da considerarsi come la più grande crisi europea dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’ISPI (Istituto per Studi di Politica Internazionale) ha pubblicato dati su quello che la migrazione dalle guerre Europe ha creato negli ultimi trent’anni.

Dalla Guerre Balcaniche, che hanno causato l’esodo di 1 milione di profughi dal 1991 al 1995, al Kosovo con 700 mila migranti fra il 1998 e il 1999, l’Europa ha accolto in maniera differente coloro che scappavano dalla guerra. La concezione di migrazione e immigrazione è cambiata in questi anni, e ciò sembra aver creato un’accoglienza di miglior qualità per il popolo ucraino. Dall’Ucraina in soli 20 giorni è stato stimato l’esodo di 3 milioni di persone. 

L’Europa ha stanziato fondi per più di 500 milioni di euro: a questo si aggiunge la totale cooperazione, l’approvvigionamento di armi e soldati che sono diramati in varie aree ai confini con l’Ucraina. 

I conflitti nel mondo e la nuova migrazione ucraina

I dati dell’UNHCR mostrano che nel 2021-2022 ci sono 85 milioni di persone costrette a vivere in uno stato di migrazione. Nel mondo i conflitti interni sono 359 e le guerre, che coinvolgono più Paesi, 22. Eppure sembra che l’attenzione su questi Paesi sia lontana come l’eco di un passato a cui non diamo più peso: Venezuela, Afghanistan, Somalia, Yemen, Azerbaijan, sono solo alcuni dei nomi di Stati coinvolti. Sono in realtà Paesi reali, con numero di morti, sparizioni e distruzione elevatissimi e una realtà migratoria ancora in corso. 

La direttiva 2001/55/E, presentata il 3 marzo 2022 dalle autorità europee, concede protezione temporanea ai profughi ucraini. Questo però ha creato una forte discriminazione anche ai confini fra Polonia e Moldavia, dove molti migranti non ucraini (libanesi, pakistani, afghani) sono stati rimbalzati, senza possibilità di essere accolti, seppur provenienti da Paesi in guerra in stato (spesso) di richiesta di asilo politico.

La migrazione dall’Ucraina è quindi un elemento da analizzare per comprendere quanto l’Europa potrà fare anche per gli altri Paesi del mondo attualmente in guerra. La situazione ucraina appare oggi come un’eccezione alla regola, ma in futuro l’accoglienza e la gestione degli aiuti, potrebbero rappresentare una base di partenza replicabile.

La migrazione: un fenomeno di tendenza? 

Il 4 marzo 2022 l’UE ha siglato con i Paesi sovranisti Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) la direttiva sulla protezione temporanea dei profughi stabilmente residenti in Ucraina. Questo fenomeno potrà essere in futuro un esempio di accoglienza anche per i profughi che scappano da altre realtà belliche.

Alcuni ragazzi afghani, residenti a Venezia da oltre 15 anni, hanno raccontato a buonenotizie.it, che la situazione in Afghanistan non sta cambiando: ogni giorno, bombe e corruzione uccidono decine di civili e il Paese è ormai sempre più spopolato, senza più giovani che vogliano viverci. Un’accoglienza da parte di altri Paesi asiatici come quella riservata all’Ucraina dall’UE, potrebbe migliorare la vita di molte persone e limitare la migrazione. 

Lo stesso in Venezuela; come racconta una rifugiata politica residente in Veneto A.A. “Fino a quando gli americani hanno avuto interessi a spalleggiare Guaidò, la questione dei migranti venezuelani era sulle bocche di tutti, mentre oggi ci si dimentica che il 20% della popolazione venezuelana ha lasciato il Paese, in questi ultimi 5 anni. El Pais considera questa situazione come una nuova diaspora, perché nessuno di loro è diretto verso una meta precisa, ma solo verso la speranza di una condizione di vita migliore. Questo implica che il Paese si sta lentamente spopolando, con conseguenze di rilievo per tutto il Sud America.

La gestione del fenomeno della migrazione ucraina, l’accoglienza e la scrupolosità nell’integrare donne e bambini in UE, in questo senso, potrebbe aprire nuovi spiragli.

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Erika Mattio

Erika Mattio, giornalista, autrice, archeologa, antropologa, viaggiatrice, dottoranda in Antropologia fra Madrid e Venezia. Ho studiato a Istanbul e Mashhad per poi intraprendere spedizioni in Medio Oriente e in Africa. Scrivo per BuoneNotizie.it e sono diventata pubblicista grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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