Il 7 giugno il Consiglio e il Parlamento dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo sulla bozza di direttiva sul salario minimo. La nuova normativa, che dovrà ora essere approvata in via definitiva, “promuoverà l’adeguatezza dei salari minimi legali e contribuirà in tal modo a garantire condizioni di vita e di lavoro dignitose per i lavoratori europei”.

La direttiva non sarà vincolante per gli Stati europei e “non costituisce un’unica soluzione valida per tutti. Al contrario, tiene conto delle diverse tradizioni e dei diversi punti di partenza e rafforza il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva”, si legge sul sito del Consiglio europeo.

Infatti la nuova normativa vuole stabilire procedure per l’adeguatezza del salario minimo e per promuovere la contrattazione collettiva, cioè gli accordi che regolano i contratti nei diversi settori del lavoro. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha scritto su Twitter: “Nei nostri orientamenti politici abbiamo promesso una legge per garantire salari minimi equi nell’Ue. Con l’accordo politico di oggi sulla nostra proposta su salari minimi adeguati, portiamo a termine il nostro compito. Le nuove regole tuteleranno la dignità del lavoro e faranno in modo che il lavoro paghi”.

Il salario minimo in Europa

L’idea delle istituzioni europee è garantire “un tenore di vita dignitoso”, ridurre le disuguaglianze e mettere un freno ai contratti precari e pirata. I contratti pirata sono accordi negoziati da sindacati poco rappresentativi, con l’obiettivo di pagare di meno i lavoratori.

Nei diversi Paesi Ue la dimensione del salario minimo è disomogenea: si va dai 332 euro al mese in Bulgaria ai 2.250 del Lussemburgo. Gli importi più alti, in linea con i salari e con il costo della vita, risultano quelli dei Paesi dell’Europa settentrionale e occidentale. In Germania, ad esempio, il salario minimo è stato introdotto nel 2015 e da ottobre 2022 passerà dai 9,85 ai 12 euro l’ora. Gli Stati dell’Europa orientale, invece, hanno registrato un aumento del salario minimo più alto negli ultimi dieci anni rispetto agli altri Paesi. Secondo i dati Eurostat la Romania è prima fra questi avendo avuto un aumento dell’11,1% negli ultimi dieci anni. L’Italia è tra i sei Paesi europei che non hanno una regolamentazione sul salario minimo.

La situazione in Italia

In Italia i livelli salariali sono concordati con i contratti collettivi nazionali, firmati tra i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro. Nel nostro Paese, i contratti collettivi sono 935 e garantiscono una copertura del 97% escludendo chi lavora nell’agricoltura e nel lavoro domestico. Questo sistema però ha diversi problemi: innanzitutto consente ai datori di lavoro di applicare contratti pirata, cioè sottoscritti da sindacati minoritari e associazioni imprenditoriali. Questi contratti prevedono condizioni normative ed economiche inferiori rispetto a quelli siglati dai sindacati confederali. Gli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti su Repubblica spiegano, poi, che un numero così elevato di contratti collettivi nazionali causa "un caos che impedisce ai lavoratori di sapere a quale compenso minimo hanno diritto e ai giudici quale è il salario equo da far valere in caso di contenzioso".

Il Parlamento italiano l’11 maggio scorso ha iniziato in commissione Lavoro del Senato, l’esame del DDL n. S.658 che prevede l’introduzione di un salario minimo intercategoriale. Il disegno di legge anticipa la proposta europea e fissa il salario minimo a 9 euro orari al lordo dei contributi previdenziali a carico del lavoratore. Il DDL stabilisce anche un rafforzamento del sistema della contrattazione collettiva nazionale.

Pro e contro del salario minimo

Le maggiori resistenze all'introduzione del salario minimo si hanno da parte degli imprenditori e dei sindacati. Secondo l'ISTAT, con un salario minimo di 9 euro l’ora, il costo medio del lavoro aumenterebbe del 20%. Il costo medio del lavoro è l’ammontare complessivo delle spese sostenute da un’azienda per i suoi dipendenti che comprende salari, imposte e altre spese. Per questo gli imprenditori temono che l’aumento del costo del lavoro renda le aziende italiane meno competitive rispetto a quelle estere. I sindacati, invece, temono che l'introduzione del salario minimo possa ridurre il loro coinvolgimento nelle contrattazioni collettive, con conseguenze negative per i dipendenti.

I sostenitori del salario minimo pensano che garantirà una retribuzione dignitosa, con più certezze per i lavoratori e meno disuguaglianze. Secondo le stime dell'ISTAT, nel 2021 sono poco più di 1,9 milioni le famiglie in povertà assoluta, per un totale di circa 5,6 milioni di persone. Sono valori stabili rispetto al 2020 e rispetto alle famiglie con persona di riferimento occupata. Valori elevati di povertà assoluta si hanno per i dipendenti inquadrati nei livelli più bassi e fra coloro che svolgono un lavoro autonomo. Per l’INPS, il salario minimo in Italia interesserebbe circa 4,5 milioni di lavoratori su un totale di 17 milioni. L’ISTAT individua una platea solo di poco inferiore. Questi lavoratori attualmente ricevono salari inferiori ai 9 euro lordi per ora di lavoro, previsti dal DDL.

Aurora Amendolagine

Aurora Amendolagine

Aurora Amendolagine, laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con un Master in Comunicazione Istituzionale. Lavoro in Rai da diversi anni. Ho collaborato con uffici stampa e testate online. Con BuoneNotizie.it partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista

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