Secondo il presidente di Save The Children Claudio Tesauro i quindicenni italiani sono per metà analfabeti funzionali. Ma sarà vero?

Analfabetismo funzionale e dispersione scolastica

Che cosa si intende per analfabetismo funzionale? Non si tratta dell’incapacità di leggere e scrivere ma di una forte incapacità o impossibilità di cogliere il senso e di estrapolare le informazioni di un testo scritto. Questa incapacità può estendersi anche alla realtà in generale ed è dovuta, tra le altre cause, alla cosiddetta “infodemia“. Un flusso di informazioni continue e contrastanti (spesso anche false) tra le quali è sempre più difficile orientarsi, se non si hanno i mezzi culturali ed educativi.

Secondo l’ultimo report OCSE del 2019, la percentuale di analfabeti funzionali in Italia, tra i 16 e i 65 anni, è del 28%. Il 5,5% di questi soggetti comprendeva solo le informazioni elementari all’interno di un testo semplice, il 22,2% comprendeva le informazioni di un testo con un linguaggio più difficile, purché non fosse troppo lungo. Tra le cause dell’analfabetismo funzionale c’è il fenomeno della dispersione scolastica che, come abbiamo scritto in questo articolo, sta tuttavia migliorando. Secondo le ultime rilevazioni Eurostat del 2020, la percentuale di abbandono scolastico è stata del 13,8%.

Che cosa ha detto il presidente di Save the Children

Durante l’evento per il lancio dell’iniziativa Impossibile 2022, il presidente di Save the Children Claudio Teasuro ha dichiarato che la metà dei quindicenni italiani non è in grado di comprendere un testo.

“La dispersione scolastica implicita – una parola difficile che vuol dire una cosa semplice: l’incapacità per un ragazzo di leggere un testo scritto e di capirlo, o di fare un semplice esercizio di matematica – raggiunge oggi quasi il 50% degli adolescenti quindicenni”.

La percentuale citata da Tesauro non trova però riscontri nelle rivelazioni statistiche che misurano la dispersione implicita. Questo dato riguarda gli studenti che, pur avendo completato gli studi, non hanno raggiunto le competenze di base in italiano, matematica e inglese (23% nel 2021).

Giovani analfabeti funzionali? Facciamo chiarezza

Il dato a cui si riferisce Tesauro, dunque, non significa che metà dei quindicenni italiani sia analfabeta funzionale. I dati Invalsi del 2021 relativi alla dispersione implicita la danno al 9,5% (in crescita rispetto al 7% del 2019). I dati peggiori, evidenziati da Invalsi nelle prove di italiano, si attestano al di sotto del 20%.I dati Invalsi non restituiscono però un quadro attendibile sulla capacità di uno studente di comprendere un testo: per questo ci sono le indagini OCSE-Pisa.

La percentuale di quindicenni che mostra “gravi difficoltà” nella comprensione del testo è sotto il 23%. A cosa si riferisce dunque il dato citato da Tesauro? Secondo i risultati delle prove Invalsi 2020-2021, il 44% per cento degli studenti usciti dalla scuola secondaria superiore non ha raggiunto risultati adeguati in italiano: percentuale che sale al 51% per la matematica. Utilizzare i dati in maniera lacunosa non aiuta la scuola, già in una situazione critica tra precariato, post Covid-19 e mancanza di fondi, né gli studenti, ingiustamente umiliati.

I giovani italiani hanno dimostrato, nella prima prova della maturità svolta il 22 giugno, di essere in grado di produrre un testo argomentativo. Le proiezioni mostrano che il 21,2% ha scelto la traccia sui rischi del mondo iperconnesso, il 18% quella sulle leggi razziali tratta dal libro di Liliana Segre “La sola colpa di essere nati”. Per comprendere un testo è necessario anche essere in grado di scriverlo: per questo, l’ingiustamente vituperato “tema di italiano” è una risorsa che va protetta e valorizzata. L’insegnamento della letteratura e la pratica della scrittura sono alcuni dei valori che possono aiutare a ridurre sempre di più il problema.

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Giulia Zennaro

Giulia Zennaro

sono una giornalista freelance di cultura e società, scrivo come ghostwriter, insegno in una scuola parentale e tengo laboratori di giornalismo per bambini. Scrivo per Hall of Series e theWise Magazine e collaboro con BuoneNotizie.it, grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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