Nelle ultime otto settimane la lotta contro le mafie si è intensificata: un effetto domino iniziato con il nuovo piano di confisca dell’Unione Europea che porta all’attivazione del Piano Prevenzione Corruzione in Italia. Otto settimane sono poco meno di 57 giorni, esattamente il lasso di tempo tra la strage di Capaci, 23 maggio 1992, dove muoiono il giudice Giovanni Falcone e la sua scorta, e la strage di via d’Amelio, 19 luglio 1992 (di cui ricorre l’anniversario proprio oggi), dove a morire sono il giudice Paolo Borsellino e i poliziotti insieme a lui. Nella lotta alla mafia a distanza di 30 anni, l’attualità di Falcone e Borsellino si ritrova nelle strategie adottate in Italia ed Europa contro le associazioni criminali. Dal sistema di sequestro e confisca dei beni alle mafie alla prevenzione collaborativa del PNRR, trapela la presenza delle loro idee.

Falcone e l’idea di cooperazione internazionale

 Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini

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Diceva Falcone. Le sue idee, insieme a quelle di Borsellino, sono divenute fatti a trent’anni dalle stragi.

A Quantico, nella sede dell’FBI, si trova una statua di Giovanni Falcone. Poche settimane prima di morire, a Vienna, il giudice chiede agli Stati, oggi 190, della Commissione delle Nazioni Unite sulla Prevenzione del Crimine e la Giustizia Penale (CCPCJ) un “impegno globale nella lotta alla mafia”. Poi, insieme ad altri investigatori americani, invoca la cooperazione internazionale contro le associazioni mafiose.

Oggi, quelle parole di Falcone risuonano quanto più attuali. L’UE nella sua Strategia per la lotta alla criminalità organizzata (2021-2025) punta a privare le mafie dei profitti illeciti e prevenire le infiltrazioni nell’economia legale. Lo scorso 25 maggio, la Commissione Europea ha elaborato una proposta direttiva sul recupero e la confisca dei beni. Una serie di normative già presenti nell’ordinamento italiano, inserite in un sistema unico e condiviso da tutti gli Stati membri, concretizzando quella cooperazione internazionale tanto voluta da Falcone.

Il metodo del Pool antimafia è sempre attuale

Tra gli Stati che hanno recepito la Direttiva europea recupero e confisca, inserendola nel proprio ordinamento, c’è l’Italia.

Il 16 giugno, il Gruppo di lavoro Intergovernativo per la prevenzione della corruzione delle Nazioni Unite ha esaminato il modello italiano del riutilizzo dei beni confiscati alle mafie dell’Agenzia Nazionale (ANBSC). Il sistema di confische italiano è riconosciuto come un modello unico a livello internazionale, ci sono delle inefficienze però. All’Europa che chiede tracciamento e identificazione dei beni sequestrati e confiscati, esattamente come faceva il Pool antimafia, l’Italia risponde il 21 giugno con l’insediamento dell’Osservatorio Permanente sulla raccolta dei dati relativi alle confische.

Questi dati annoverano tutti i tipi di beni, dal sequestro alla confisca definitiva, alla destinazione ad Enti, associazioni o privati. L’Europa ha evidenziato l’inefficienza del sistema italiano confische soprattutto relativo alle aziende.  Di queste al 29 giugno 2022 solo il 6,5% sono attive sul mercato (145 su 2.245), il resto sono fallite e gli immobili in rovina. Anche qui l’Italia risponde con un accordo tra l’ANBSC e il Notariato, sebbene non ancora attivo seppur stipulato ad aprile .  L’idea è di liquidare in aste online le aziende in fallimento aprendo poi a progetti con il PNRR.

L’attualità di Borsellino: PNRR, imprese, mafia

Lo stesso 16 giugno, dopo l’esame dell’Onu, sono scattate le misure urgenti di prevenzione delle infiltrazioni mafiose per assicurare che i 235,1 miliardi stanziati tra il 2021 e il 2026, non finiscano nelle tasche delle cosche. Ha così preso il via il Piano Nazionale Anticorruzione. Il Prefetto può verificare la presenza malavitosa nei cantieri e nelle aziende applicando la prevenzione collaborativa amministrativa. E’ un controllo giudiziario che evita l’interdittiva antimafia con tutto ciò che ne consegue. Si predilige la collaborazione ad una strategia antimafia punitiva.

Il sistema di prevenzione e repressione delle mafie è fondato sulla cooperazione e vigilanza collaborativa: è questa nella lotta alla mafia, la moderna attualità di Falcone e Borsellino. Come riassunto nel discorso di Borsellino, soli tre giorni prima di morire:

“La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

Lotta alla mafia, 30 anni dopo: l'attualità di Borsellino e Falcone

Lotta alla mafia, 30 anni dopo: l’attualità di Borsellino e Falcone/ Foto di Rosario Barone

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Anna Restivo

Editor e creator freelance nel motorismo sportivo e storico.  Ho collaborazioni in F1 dal 2014, passando anche dalla Motogp, e dal 2019 in manifestazioni di auto e moto d'epoca. Mi piace raccontare il motorismo e le sue connessioni con società, arte, ambiente, creando format e progetti. Attualmente collaboro con BuoneNotizie.it, grazie al quale ho avuto l'opportunità di conoscere il giornalismo costruttivo.

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