In maniera inedita la Cina è pronta ad acquisire un ruolo da protagonista per la mediazione di conflitti al di fuori delle proprie regioni di interesse nazionale. I cospicui investimenti del colosso asiatico necessitano di stabilità in un continente, l’Africa, che di riflesso gioverebbe dalla soddisfazione degli investitori cinesi.

Gli interessi della Cina nel corno d’Africa

Xue Bing, il delegato della Repubblica Popolare Cinese per il corno d’Africa, ha recentemente annunciato l’intenzione di Pechino di ricoprire un ruolo chiave nella mediazione volta a raggiungere una pace duratura e stabilità nella regione africana, un notevole cambio di passo rispetto al semplice ruolo di “facilitatore” tra le parti che ha rivestito il paese nei negoziati sul nucleare Iraniano del 2015.

Certo gli sforzi del Colosso D’Oriente non sono disinteressati, secondo la China Africa Research Initiative, se si esclude l’Unione europea, la Cina è il primo investitore in Africa. Nel 2020 il flusso di investimenti ha toccato i 4,2 miliardi di dollari: tra i primi cinque beneficiari ci sono due nazioni del Corno d’Africa: Kenya ed Etiopia

La Cina conduce dai primi anni 2000 missioni di antipirateria nel Corno d’Africa. In particolare, a Gibuti ha costruito la sua prima base militare all’estero: è lecito pensare per gli analisti internazionali, che per la Cina il continente africano sia un primo banco di prova per una visione securitaria che Pechino ha tutta l’aria di voler estendere ovunque abbia forti interessi economici.

L’esplosione dell’economia cinese nel continente africano

Gli interessi cinesi in Africa si palesano analizzando gli investimenti dell’ultimo decennio. Dal 2009 sono stati spostati in direzione del continente africano oltre 400 miliardi di dollari, in settori che spaziano dalle materie prime alle infrastrutture, dall’high tech al manifatturiero. Ad oggi, sono in attività più di 10.000 aziende cinesi,  nel settore delle infrastrutture oltre il 50% delle imprese sono “made in China”. La rapidità dell’aumento del volume di affari mosso è inaudita: nel 1999 il volume degli scambi era di 5,6mld di dollari, nel 2006 è arrivato a 50mld e nel 2014 ha raggiunto i 216mld.

L’ormai predominio del gigante asiatico nel continente, garantisce l’accesso a risorse minerarie e naturali cruciali, permette di convogliare il surplus manifatturiero su nuovi mercati, dà la possibilità alle imprese di delocalizzare gli impianti abbattendo i costi della manodopera. Un esempio su tutti è quello della “Rd Congo”, contro un prestito di 9 miliardi di dollari per la modernizzazione dei sistemi stradali e ferroviari, Kinshasa ha concesso ai cinesi i diritti per estrarre fino a 10 milioni di tonnellate di rame e 420.000 di cobalto in 15 anni. Il 54% delle risorse globali di cobalto si trova in Congo. Nel 2019 la Cina ha importato cobalto per 1,5 miliardi di dollari, sorpassando l’India, con i suoi miseri 3,2 milioni.

Una nuova era per l’Africa?

Ormai più indipendente dalle influenze europee e americane, il continente africano è finalmente libero di intraprendere nuovi accordi commerciali che possano portare benefici, di riflesso nel caso della Cina, anche ai propri Paesi.

Il volume degli investimenti diretti da parte dell’intero globo, non solo della Cina, verso il continente africano ha raggiunto agli inizi di questo anno un livello record di 83 miliardi di dollari, secondo l’ultima edizione del World Investment Report della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (Unctad): più del doppio rispetto al valore registrato l’anno precedente caratterizzato dalla diffusione della pandemia di Covid-19.

Nonostante la forte crescita, però, la quota di investimenti diretti esteri (IDE) in Africa rappresenta comunque soltanto il 5,2% degli IDE totali, in aumento marginale rispetto al 4,1% registrato lo scorso anno.

Sono da considerare tuttavia le possibilità di sviluppo che un’Africa ben supportata e finanziata, da parte della Repubblica Popolare Cinese, rappresenterebbe per l’intera comunità internazionale, a partire dalle grandi risorse minerarie ed energetiche di cui l’umanità ha un’innegabile bisogno e di cui questo continente, l’Africa, è così vastamente ricco.

UE-Africa vs Cina-Africa

Tuttavia risulta lecito chiedersi fino a che punto la dedizione del colosso asiatico in Africa si possa ritenere disinteressata, è innegabile che l’influenza cinese in un’area di interesse così strategica sia da ritenersi quanto meno preoccupante per il Vecchio continente.

Dal 2007 con l’adozione della strategia Africa-Ue, i paesi Africani si impegnarono per creare una collaborazione tra i due continenti che avrebbe portato, se perseverata, ad una stabilizzazione politica per i paesi Africani e ad una nuova (si fa per dire) fonte energetica e mineraria per l’Unione Europea, che si trova ad affrontare oggi una crisi in tal senso senza precedenti storici. L’entrata in campo della Repubblica Popolare Cinese pone di nuovo tutto in discussione per la nostra innegabile impossibilità a paragonarci alle disponibilità economiche e burocratiche del “Dragone d’Oriente”.

Matteo Cardone

Matteo Cardone

Nato a Torino istruito a Milano, ho frequentato l'Università degli studi di Milano nel corso di relazioni internazionali e istituzioni europee. studio per diventare esperto di geopolitica e relazioni internazionali.

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