Da giorni il Sudan è caduto in una profonda crisi politica. A fare da sfondo, la rivalità tra i due generali ai vertici del Consiglio sovrano che, dopo i colpi di Stato del 2019 e del 2021, continuano a contendersi il potere per non perdere il controllo economico e sociale del territorio sudanese. Giovedì 20 aprile il capo dell’Unione Africana Moussa Faki Mahamat ha tenuto un incontro ministeriale straordinario con la partecipazione di istituzioni africane per spingere esercito e paramilitari ad interrompere immediatamente la guerriglia. Territori al confine come Egitto, Sud Sudan e Kenya si sono offerti di mediare assieme alla Lega araba.

Difatti, il 16 aprile è stata predisposta una riunione di emergenza al Cairo, proprio su richiesta dell’Egitto, ma anche dell’Arabia Saudita, come riportato da Agenzia Nova, società specializzata nell’informazione di servizio e nel monitoraggio delle fonti d’informazione internazionali.

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La rivalità politica tra il presidente Abdel-Fattah al-Burhan e il vicepresidente filorusso Mohamed Hamdan Dagalo fa da sfondo a scontri e violenze che sono riconducibili alla volontà di includere nelle forze armate regolari gli uomini della Rsf, organizzazione paramilitare operata dal governo sudanese.

Sudan: Egitto e Arabia Saudita chiedono un incontro di emergenza

L’Egitto e l’Arabia Saudita hanno richiesto un incontro di emergenza alla Lega degli Stati arabi per discutere della situazione della guerra in Sudan. Il ministero degli Esteri egiziano Sameh Hassan Shoukry dichiara “i pericolosi sviluppi in Sudan ci hanno spinto a tenere questo incontro di consultazione e coordinamento tra i Paesi arabi per discutere i modi per disinnescare l’attuale crisi e lavorare per ripristinare la stabilità nel Paese il prima possibile”.

Da giorni oramai sono in corso duri scontri tra il presidente del Consiglio sovrano di transizione e de facto capo di stato del Sudan Abdul Fattah al Burhan e il suo vice Mohamed Hamdan Dagalo, meglio conosciuto come Hemedti o “piccolo” Mohammed a capo dei paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf), oggi legati alla compagnia privata militare russa Wagner. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il bilancio provvisorio aggiornato dei combattimenti è di oltre 600 morti e 3.500 feriti.

Guerra in Sudan: la tregua per i corridoi umanitari

I corridoi umanitari sono uno strumento che gli stati hanno a disposizione come alternativa sicura e legale per garantire il diritto di protezione e di asilo alle persone più vulnerabili, ai profughi e ai migranti. Ad oggi, la situazione non è delle più rassicuranti: i paesi stranieri impegnati su territorio sudanese tentano di mettere in atto l’evacuazione sia del loro personale nelle ambasciate che dei loro connazionali.

Il generale Abdel Fattah al-Burhan, ha ricevuto incalzanti inviti dai leader di più paesi che chiedono di garantire l’evacuazione dei loro cittadini ed ha acconsentito a fornire l’assistenza necessaria per garantirla. Tutti sono pronti all’evacuazione ma non è certo una cosa semplice da organizzare, ci vogliono corridoi umanitari sicuri. Anche perché l’Aeroporto internazionale di Khartoum, il più grande del Sudan, risulta ancora chiuso e limitato come il suo spazio aereo.

In Sudan ci sarebbero anche un centinaio di italiani. La Farnesina ha consigliato loro di restare nelle proprie abitazioni. “Il governo sta facendo e farà di tutto per garantire sicurezza e incolumità ai nostri concittadini […] stiamo lavorando perché si possa arrivare a una tregua duratura” Scrive su Facebook il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Sudan: il piano di evacuazione per gli italiani

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sta seguendo l’evoluzione della guerra in Sudan e ha tenuto una riunione con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Giuseppe Cavo Dragone, il generale Francesco Paolo Figliuolo responsabile del Comando operativo di vertice interforze dello stato maggiore della difesa, l’Unità di crisi della Farnesina e i Servizi Segreti per l’evacuazione via terra di circa 200 italiani.

Al momento, sono stati messi in sicurezza 19 connazionali che si trovavano in crociera nelle acque di Port Sudan. “Grazie al lavoro delle nostre ambasciate a Khartoum, al Cairo e dell’Unità di crisi della Farnesina li abbiamo assistiti fin dall’inizio degli scontri e infine sono anche sbarcati ad Hurghada in Egitto” ha riportato su Twitter il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il Governo segue costantemente quello che sta accadendo a Khartoum. Continua il post del ministro Tajani “ho parlato con i militari che sono al punto di raccolta di Gibuti dove si trovano gli aerei militari pronti per le operazioni di evacuazione. Siamo in contatto con la nostra ambasciata che è in grado di fornire approvvigionamenti e autonomia energetica ancora per parecchi giorni – conclude il ministroci auguriamo inoltre che possa esserci una fine delle ostilità e un cessate il fuoco che permetta di rendere più facile qualsiasi azione.

Intanto lunedì 24 aprile è atterrato all’aeroporto di Ciampino il Boeing 767 proveniente da Gibuti con a bordo 96 persone evacuate. Tra i protagonisti dell’operazione l’ambasciatore calabrese in Sudan Michele Tommasi, restano ancora nel Paese per scelta i volontari di Emergency, tra loro suore e sacerdoti missionari.

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Vincent Truppo

Tra i miei focus principali, abbattere gli stereotipi che talvolta non danno la possibilità di conoscere realmente chi ci circonda, la definizione del termine stereotipo rappresenta appieno il mio lavoro. Con enorme piacere collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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