Un articolo del Guardian, pubblicato il 16 giugno 2023, riporta la notizia della prigione a vita inflitta a un uomo per aver ucciso una donna nel Sunderland. Si tratta di una notizia di cronaca coperta da una giornalista responsabile del Nord Inghilterra. Analizzandola, ci si rende conto di come la narrazione sia imparziale, asciutta e priva di morbosità, così come dovrebbe essere.

Usare bene le parole per raccontare fatti di cronaca

L’incipit dell’articolo racconta brevemente la “sentenza a vita” comminata all’uomo colpevole di omicidio di una donna madre il 1 dicembre 2022: l’uomo era fuggito per 18 giorni prima di essere catturato in una tenda a Londra. L’arresto è stato ripreso dalla bodycam di un membro della polizia.

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Segue il racconto del delitto più nel dettaglio, senza scendere mai nella descrizione minuziosa attimo per attimo che caratterizza i media nostrani. Vittima, giorno, luogo, numero di coltellate, fuga del colpevole. Il dettaglio del numero di coltellate potrebbe sembrare superfluo. Tuttavia la presenza o meno di accanimento è importante per stabilire molti elementi del caso e utile quindi ai fini di cronaca.

Segue il racconto dell’arresto, anch’esso molto asciutto, e della sentenza. Giunta a soli sette mesi di distanza dai fatti. Anche la durata dei processi in Italia non giova alla semplificazione e alla pulizia della comunicazione mediatica.

La sentenza è condita dal ricordo commosso della figlia della vittima al momento della sentenza. Certo, è una componente emotiva, forse non necessaria. Eppure riesce a stimolare una riflessione su quella che sarà la sua vita da quel momento in poi. Soprattutto, la giornalista non ha sentito il bisogno di rivelare al mondo dove andasse a scuola e dove vivrà. Non è andata a porle domande inopportune in diretta nazionale.

L’articolo è pacato, non retorico, sobrio e rispettoso.

Rimuovere il framing: perché è importante

Oltre all’agenda setting esiste un altro fenomeno, il framing, ovvero la connotazione che si dà a un fatto di cronaca. Dopo l’incidente automobilistico di Casal Palocco, in cui ha perso la vita un bambino di cinque anni, si è imbastita la narrazione della generazione bruciata” , che ha perso la voglia di lavorare, che cerca il facile guadagno con le challenge online.

In questa narrazione, si inquadrava benissimo la notizia, data il 21 giugno, che due dei membri del collettivo web fossero fuggiti all’estero. Uno dei due sembrava essere Matteo di Pietro, alla guida al momento dell’incidente. A rivelarlo “persone informate sui fatti”. Salvo poi il chiarimento dell’avvocato di Matteo di Pietro, che ha dichiarato che il ragazzo “restava a disposizione degli inquirenti”  e non si trovava all’estero.

Le persone informate sui fatti”, risulta essere ad oggi un’ipotesi “ventilata da un residente di Casal Palocco”. L’inseguimento dello scoop e di una certa narrazione ha generato un errore imbarazzante e diffamatorio nei confronti di di Pietro, volto solo a dipingerlo ulteriormente come un giovane mostro fedifrago agli occhi dell’opinione pubblica.

La testata che non si piega a questi meccanismi è premiata con la fiducia dei lettori. Se prendiamo il Reuters Institute Digital News Report 2022 possiamo osservare come Ansa e Il Sole 24 Ore occupino i primi due posti per quanto riguarda la fiducia dei lettori nei giornali online. Si tratta di un’agenzia di stampa e di un quotidiano che approfondisce le questioni, verifica le fonti e rifugge il sensazionalismo.

Sospensione del giudizio

Questo è il modo ideale con cui i giornalisti, ma anche i lettori, dovrebbero approcciare le notizie di cronaca. In un femminicidio, introdurre il framing utilizzando i meccanismi visti nell’articolo precedente per attrarre pubblico è dannoso e discriminante.

Le frasi fatte, stucchevoli, retoriche vanno evitate come va evitata la diffusione di documenti processuali. Non bisogna alimentare il meccanismo perverso dei media che cavalcano e spettacolarizzano il dolore.

Tra questi, molti talk show televisivi, o molti popolari quotidiani online. Anche commentarli sostenendo di non essere interessati a simili notizie è una forma di sostegno.

Perché in Italia persiste un approccio morboso alla cronaca

Sempre guardando al rapporto del Reuters, i quotidiani italiani che ispirano maggior fiducia dopo i due menzionati sono quotidiani che non rifuggono l’approccio morboso alla cronaca, e sono molto più numerosi.

Inoltre, quotidiani come Il Sole e Il Post sono più in basso nei volumi percentuali delle visite online.

La narrazione non sensazionalistica non attira, in Italia. Questo è il Paese che è stato capace di mostrare in diretta due genitori anziani che apprendevano la notizia che il proprio figlio aveva confessato un assassinio.

Proprio per questo occorre non fermarsi. E in fondo, mantenere un approccio che basterebbe definire “umano” nel trattare una notizia di cronaca, non è così difficile. Come dice Stefano Nazzi, giornalista del Post:

“Cerco sempre di usare le parole che hanno quel significato, e non parole prestate a quel significato (…) basta saper raccontare le cose (…) con onestà, con rispetto per tutti”.

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Giovanni D'Auria

Laureato in Lettere Moderne, ha da poco iniziato un percorso formativo per diventare pubblicista con diventaregiornalista.it.

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