L’intelligenza artificiale è uno strumento che potrà essere utilizzato per sviluppare la cooperazione nell’educazione e ricerca scientifica tra Africa e Italia“, sottolinea l’Ambasciatore d’Italia a Dakar Giovanni Umberto De Vito durante la conferenza online organizzata il 21 aprile dall’Ambasciata d’Italia a Dakar in occasione della sesta Giornata della Ricerca Italiana.

Lo stesso Ambasciatore ha poi sottolineato l’importanza della conferenza e di come essa risponda all’esigenza di un’accresciuta collaborazione globale per governare in modo consapevole, trasparente e affidabile il processo di crescita connesso alla tecnologia dell’intelligenza artificiale, incoraggiando la cooperazione tra i sistemi di istruzione e di ricerca sia italiani che africani, senza creare disuguaglianze e consentendo a tutti di beneficiarne.

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Intelligenza artificiale: innovazione e ricerca

L’intelligenza artificiale (IA) è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività, mentre lo scopo è quello di creare qualcosa che agisca in maniera analoga all’essere umano. Da diverso tempo l’IA si fa strada anche nell’istruzione, difatti, il sistema educativo vede scuole e università in prima linea, avendo introdotto nei loro programmi studi e ricerche per favorire l’avanzamento di questa nuova tecnologia.

L’IA inoltre, può essere utilizzata per individuare automaticamente i contenuti di cyberbullismo grazie anche al progetto italiano “Acchiappabulli”, che sarà in grado di segnalare atti violenti permettendo di controllare le azioni degli aggressori e proteggendo le vittime attraverso un’allerta alle forze dell’ordine. Il programma, promosso e sviluppato da quattro gruppi di ricerca appartenenti a quattro atenei del Sud Italia, Bari, Foggia, Napoli e Cagliari, è guidato dal professor Gianluca Marcialis. 

Il presente e il prossimo futuro dell’intelligenza artificiale a scuola

Il processo di cambiamento nel campo dell’istruzione relativo all’IA può inizialmente spaventare, ma il prossimo futuro invece proporrebbe proprio la figura del docente affiancata a nuovi sistemi produttivi come l’e-scheduling, che analizzando in tempo reale le abitudini scolastiche sia dell’insegnante che degli studenti, fornirebbe automaticamente programmi di studio appropriati da implementare con minor sforzo. Inoltre gli alunni avranno sempre più la necessità di acquisire informazioni sul funzionamento dell’intelligenza artificiale per poterla utilizzare a proprio vantaggio, a patto che non ci si dimentichi di quanto buono fatto fino ad ora dai metodi ed insegnamenti passati.

Anche in Africa si corre veloce verso l’IA, difatti, un esempio è la ministra dell’Istruzione ruandese Valentine Uwamariya, che ha sottolineato l’importanza di stare al passo con la tecnologia e adattarsi ai nuovi processi formativi. Queste le priorità su cui hanno deciso di puntare le università africane, come da conferenza annuale del Consiglio inter-universitario per l’Africa orientale (Iucea) tenutosi a giugno 2023 nella capitale ruandese Kigali.

IA in Africa, un modello di ricerca e sviluppo

Anche in Africa infatti l’IA fa passi da gigante. Nello specifico, nell’area centro-settentrionale del continente, grazie al ricercatore scientifico Compton Tucker, i satelliti Nasa sono riusciti a riconoscere e fotografare fusti in fase di crescita, cespugli e piante piccole, nelle zone aride e desertiche dell’Africa. Tutto ciò in seguito al potenziamento della tecnologia che consentirà di studiare più dettagliatamente la vegetazione autoctona. Nello specifico, il progetto mira ad analizzare tramite l’intelligenza artificiale, la capacità degli arbusti di immagazzinare anidride carbonica ed aiutare nella lotta ai cambiamenti climatici.

Nello specifico l’IA è stata inizialmente addestrata manualmente per riconoscere i tronchi utilizzando più di 90mila riproduzioni di arbusti. Successivamente, l’uso combinato di immagini satellitari ad altissima risoluzione ha permesso di identificare individualmente gli alberi su larga scala puntando alle aree del Sahara occidentale, del Sahel e del Sudan. Basti pensare che in precedenza, il numero veniva stimato limitandosi ad una piccola area estrapolando poi i dati per l’intero territorio.

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Vincent Truppo

Tra i miei focus principali, abbattere gli stereotipi che talvolta non danno la possibilità di conoscere realmente chi ci circonda, la definizione del termine stereotipo rappresenta appieno il mio lavoro. Con enorme piacere collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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