Dal 22 al 24 agosto si è tenuto a Johannesburg, in Sudafrica, il XV vertice dei Brics. Acronimo che sta ad indicare quei Paesi in via di sviluppo che presentano tassi economici in forte crescita, quali il Brasile, la Russia, l’India, la Cina e il Sudafrica.

Tra i principali argomenti affrontati dal vertice vi è stato quello inerente la necessità di introdurre una valuta unica alternativa al dollaro per le transazioni commerciali tra Paesi facenti parte del gruppo; il ruolo dei Brics per la governance globale; l’allargamento del formato ad altri Stati. Un evento, quello di Johannesburg, ritenuto da analisti e commentatori cruciale per le sorti dell’ordine internazionale del futuro. Ordine internazionale di cui i Brics molto probabilmente diveranno protagonisti in pianta stabile.

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Asse Putin-Lula su necessità di unità di pagamento comune alternativa al dollaro

Il tema di rendersi indipendente dalla valuta di riserva del dollaro, era stato già adombrato alla vigilia del vertice dal vicepresidente del Sudafrica Paul Marshatile. Intervistato da Bloomberg, questi aveva affermato che ridurre la dipendenza dal dollaro avrebbe costituito un tema prioritario di cui il summit si sarebbe occupato.

Ma è stato il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, in collegamento da remoto a causa del mandato di arresto internazionale, a parlare espressamente di “processo oggettivo e irreversibile di de-dollarizzazione”. Putin ha ricordato inoltre che a parità di potere d’acquisto, le economie dei Brics sono davanti a quelle del G7, rappresentando un totale di oltre tre miliardi di persone, l’equivalente di circa il 26% del Pil globale.

D’altra parte il presidente brasiliano Lula nel suo intervento ha sottolineato l’urgenza di accrescere le potenzialità della Nuova Banca di Sviluppo (NDB). Si tratta, secondo Lula, di uno strumento fondamentale per offrire alternative finanziarie ai Paesi del sud del mondo. Istituto bancario che deve però essere integrato con il ricorso ad una valuta alternativa al dollaro, la quale “aumenta le nostre opzioni di pagamento e riduce le nostre vulnerabilità”, ha aggiunto il presidente brasiliano.

Il vertice dei Brics e la prospettiva multipolare

Nonostante Lula abbia affermato in una intervista pubblicata sulla sua pagina Facebook, che il proposito dei Brics non era quello di posizionarsi “contro il G7, il G20 o gli Stati Uniti”, ma semplicemente quello di meglio auto-organizzarsi, risulta davvero difficile pensare che tutti i suoi alleati siano dello stesso avviso.

Nel suo discorso Putin ha affermato di essere tutti concordi nell’ideale di plasmare “un ordine mondiale multipolare con vera giustizia, basato sul diritto internazionale”. Ordine multipolare, ha aggiunto il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, che combatte i disegni egemonici che hanno contraddistinto l’epoca della guerra fredda, per costruire una democrazia globale più equa e giusta.

I nemici del multipolarismo sono coloro i quali non ammettono alternative al modello di sviluppo occidentale e che attentano alla sicurezza globale, estendendo la propria sfera d’influenza a discapito del “cuscinetto di sicurezza di altri Paesi”, ha affermato Xi Jinping. Riferimento neppure troppo velato alle situazioni presenti in Ucraina e a Taiwan. Per il resto, non rappresenta di certo una novità il fatto che la strategia diplomatica cinese sembra attingere di più all’etica confuciana che al marxismo, almeno a giudicare dalle citazioni richiamate da Xi Jinping e al proposito di riuscire a connettersi con il proprio tempo vivendo in pace e armonia, giacché “il cambiamento è la natura dell’universo”.

Brics, il vertice ha accettato l’entrata di sei nuovi Paesi

Conformemente a tale imperativo, la Cina e la Russia hanno spinto fortemente affinché il gruppo dei Brics potesse accogliere nuovi Paesi al suo interno.

Proposta, quest’ultima, condivisa e accettata da tutti i membri fondatori e che si è concretizzata durante la giornata conclusiva del vertice, allorquando il presidente sudafricano Ramaphosa ha dato l’annuncio che il gruppo conterà sei nuovi membri a partire dal 1° gennaio 2024, che sono: Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Il presidente indiano Modi ha osservato che l’allargamento del gruppo rafforzerà la fiducia di molti Paesi verso la prospettiva di un ordine mondiale multipolare. Inoltre, riequilibrerà gli approcci differenti che vi sono al suo interno, inserendo un po’ di prudenza in più nei confronti dell’Occidente.

Dal vertice dei Brics emergono tendenze diverse al suo interno

Il Washington Post ricorda infatti che all’interno dei Brics vi sono due tendenze di fondo. E a tal proposito il quotidiano statunitense riporta il pensiero di Boris Bondarev, l’unico diplomatico russo dimessosi all’indomani dello scoppio del conflitto in Ucraina.

Questi ha ricordato che mentre Russia e Cina intendono costituire un blocco esplicitamente anti-occidentale, India e Brasile spingono invece verso una postura più dialogante.

Effettivamente, dando una rapida scorsa ai nuovi membri, risulta difficile non constatare come dietro le bandierine degli Stati ammessi, scorra una logica che cerchi di bilanciare posture e smussare attitudini. E probabilmente sarà proprio la capacità di tenuta interna a rappresentare un banco di prova importante per il futuro del gruppo.

 

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Diego B. Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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