Nella foresta amazzonica, nel parco Yasuní, non verranno più effettuate estrazioni di petrolio, come stabilito di recente dal referendum tenutosi in Ecuador. Considerata la storia della deforestazione nella foresta amazzonica, questo referendum ha un significato molto importante per i cittadini dell’Ecuador. Inoltre, è un esempio storico che rappresenta il rapporto virtuoso che può instaurarsi tra le pratiche democratiche e la tutela degli ecosistemi. Infatti, non è il primo caso che associa la democrazia diretta alla salvaguardia dell’ambiente.

Il referendum in Ecuador e la foresta amazzonica oggi

Il 20 agosto si è svolto un Referendum in Ecuador per chiedere ai cittadini se continuare, o meno, le estrazioni di petrolio nella zona del parco nazionale Yasuní. Quest’ultima è una delle zone nella foresta amazzonica di oggi con più biodiversità al mondo. Con il 59% dei voti favorevoli ha vinto il “no” nei confronti dell’attività di estrazione. Inoltre, nella stessa data si votava per le elezioni generali del paese, le quali dato il non raggiungimento di una maggioranza adeguata, sono state rinviate per il secondo turno ad ottobre.

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Il referendum è stato promosso dall’organizzazione ambientale Yasunidos, la quale aveva già tentato di indire il referendum nel 2014. Infatti, il giacimento petrolifero è stato scoperto nel 2006 e le attività di estrazione sono iniziate nel 2016. La compagnia petrolifera nazionale Petroecuador avrà un anno di tempo per abbandonare l’area interessata all’estrazione, denominata “Blocco 43”. D’altra parte, il governo in carica si oppone alla decisione di interrompere le attività di estrazione. La motivazione è legata alla grave perdita economica per il paese che ne deriverebbe. Per l’appunto, l’estrazione del petrolio rappresenta una quota molto importante dell’economia del paese.

Inoltre, bisogna considerare che il referendum in questione è il primo nella storia del paese. Ciò, amplifica la portata dell’evento e rappresenta un importante collegamento tra due temi centrali nell’attualità, la salvaguardia dell’ambiente e la partecipazione democratica.

Il Summit e le altre iniziative per la tutela dell’ecosistema

La foresta amazzonica di oggi è probabilmente uno degli esempi più funzionali per rappresentare un territorio legato al cambiamento climatico. L’estensione e la biodiversità la rendono un territorio particolarmente prezioso. Proprio per questo, argomenti come l’utilizzo antropologico della foresta e le notizie legate alla deforestazione e agli incendi della foresta sono molto centrali nel dibattito contemporaneo.

Proprio in rapporto alla deforestazione, la foresta ha registrato un calo notevole nel 2023. Ciò, è dovuto in parte alle politiche attuate dai governi del Brasile e della Colombia e in parte al calo delle principali cause di deforestazione. Inoltre, sono in corso diverse iniziative di riforestazione del polmone verde da parte di organizzazioni ecologiche.

Cause della perdita di foreste nell'Amazzonia brasiliana. Fonte: Our World in Data

Cause della perdita di foreste nell’Amazzonia brasiliana. Fonte: Our World in Data

Nonostante questo, il tasso di incendi nella foresta amazzonica di oggi non è diminuito. Questo è uno dei principali motivi che ha riunito gli otto paesi membri dell’Amazon Cooperation Treaty Organization (ACTO) al Summit sulla foresta amazzonica. Si è tenuto a inizio agosto ed ha avuto come oggetto di discussione la futura conservazione dell’ecosistema attraverso la cooperazione tra le diverse politiche regionali. Infatti, quello della foresta amazzonica è diventato particolarmente vulnerabile considerato l’aumento delle temperature e la grande porzione di territorio già deforestato.

La democrazia diretta come mezzo ecosostenibile

Nel corso della storia diversi paesi hanno vissuto momenti di consultazione pubblica legati alla tutela di particolari ecosistemi. Un caso molto simile a quello dell’Ecuador, è il referendum tenuto a Belize nel 2012 per fermare l’estrazione di petrolio. Inoltre, recentemente un referendum in Svizzera è stato approvato positivamente per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Altro strumento di democrazia diretta utilizzato per le istanze ecologiste è la proposta di legge popolare, come ad esempio quella sulla tutela del suolo proposta dal partito radicale in Italia.

Storicamente, uno dei principali temi ambientali proposti attraverso i referendum è la questione dell’energia nucleare. I principali paesi protagonisti di questo tipo di referendum sono stati l’Italia, la Germania, la Svizzera e il Giappone. I referendum si sono tenuti quasi sempre appena dopo le attenzioni mediatiche dovute agli incidenti nucleari, i quali difficilmente hanno causato danni effettivi. Di recente, la decisione della Germania di riaprire centrali per soddisfare la domanda di energia legata anche all’assenza di energia nucleare – la quale in altri paesi ha contribuito alla produzione di energia pulita – ha fornito spunti di riflessione sull’associazione positiva tra consultazione popolare e tutela dell’ambiente.

In conclusione, la crescente attenzione mediatica verso la tematica ambientale e probabilmente anche la crescente sensibilità da parte della popolazione ha permesso una partecipazione più attiva sulla questione. Tale partecipazione si riflette soprattutto con l’aumento di pratiche democratiche come i referendum.

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Giuseppe Palomba

Dottore politologo di matrice napoletana, attualmente studio relazioni internazionali alla Federico II e coltivo la mia ossessione verso l'Unione europea.

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