Più di un mese è ormai passato dall’incursione da parte del gruppo politico, di matrice terroristica, Hamas nei confronti di civili situati nei territori israeliani. Dalla risposta del governo di Netanyahu è nata un’escalation tra gruppi paramilitari islamici, storicamente antisionisti, e lo stato di Israele. Mentre la posizione di alcuni dei principali stati nel panorama internazionale è stata fin da subito chiara, la stessa cosa non si può dire della politica estera dell’Unione europea. Analizzando il ruolo storico dell’Unione europea e gli attuali interventi, è possibile comprendere come funziona la PESC e il peso dell’Unione all’interno di questo conflitto.

La PESC dell’Unione europea

Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel 2009, la politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell’Unione europea ha assunto un ruolo specifico. La PESC rappresenta la principale competenza e il principale settore attraverso il quale l’Unione decide e attua le relazioni esterne. Gli obiettivi e i caratteri di tale politica sono definiti nel titolo V del Trattato sull’Unione europea.

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La PESC è definita una competenza di natura intergovernativa, nel senso che i singoli stati membri conservano un ruolo predominante nella definizione della politica stessa. Inoltre, i principali attori sono costituiti dall’Alto rappresentate, dal Consiglio europeo e dal Consiglio. Il carattere intergovernativo e la regola generale dell’unanimità sono i principali elementi. Questi ostacolano il raggiungimento di “un livello di convergenza delle azioni” qualora più paesi membri siano in disaccordo su una questione specifica.

La PESC, inoltre, è un settore in cui gli Stati hanno conservato le principali competenze, in quanto strettamente legato alla sovranità e all’identità dello Stato stesso. Ursula von der Leyen, durante il discorso di insediamento al Parlamento europeo, aveva sottolineato la propria attenzione al tema. In particolare, dichiarando che:

L’Europa dovrebbe avere una voce più forte e più unita nel mondo – e deve agire velocemente. Ecco perché dobbiamo avere il coraggio di prendere decisioni di politica estera a maggioranza qualificata. E sostenerle uniti“.

Il ruolo storico dell’UE nella questione israelo-palestinese

Prima dell’entrata in vigore del Trattato di Maastricht nel 1993 – il quale delineò una prima politica estera comune – le posizioni dei singoli Stati europei erano diverse tra di loro. Tra i fattori che hanno influenzato in maniera determinante le posizioni dei singoli paesi ci sono sicuramente: l’eredità geopolitica della 2° guerra mondiale, le relazioni internazionali ed economiche con gli Stati Uniti d’America, e Israele, e l’opinione pubblica (influenzata a sua volta dalla demografia del paese).

Nel tempo questi fattori hanno subito variazioni, e di conseguenza sono variate anche le posizioni dei paesi, come nel caso dell’Italia, della Francia e del Belgio. La Dichiarazione di Venezia del 1980 è stato un primo tentativo dell’allora comunità di definire una linea comune nel campo della PESC. Le relative risoluzioni riconoscevano sia il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione che degli israeliani all’esistenza e alla sicurezza, evidenziano la necessità di perseguire la pace tra i due popoli.

Da allora, prima con gli accordi di Oslo nel 1993 e poi con la seconda Intifada nel 2000, l’Unione europea è entrata a far parte del “Quartetto Diplomatico per il Medio Oriente”, diventando un importante mediatore e partner diplomatico. Infine, bisogna menzionare la designazione di Hamas come organizzazione terroristica dal parte dell’UE nel 2021, confermata di recente, e il fatto che l’Unione non esercita grande influenza nei confronti di Israele, considerata anche l’attuale attenzione su conflitti interni al continente europeo.

La “posizione” attuale dell’Unione

La votazione dei paesi europei alla recente Assemblea generale delle Nazioni Unite rappresenta bene le diversità presenti tra gli Stati membri. La risoluzione dell’ONU, approvata con il voto favorevole di 120 Paesi, 14 contrari e 45 astenuti, riguardava la tregua umanitaria e il rispetto del diritto internazionale.

Votazioni dei paesi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 27/10/23. Fonte: ISPI

Votazioni dei paesi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 27/10/23. Fonte: ISPI

Per quanto riguarda le decisioni intraprese dall’Unione europea, un primo passo è rappresentato dalle dichiarazioni, in merito alla questione, della presidente della Commissione europea, dell’Alto rappresentante, del presidente del Consiglio Europeo e dagli scambi avvenuti nella conferenza degli ambasciatori dell’UE 2023. Infatti, questo tipo di dichiarazioni costituiscono in parte una sorta di indicatore della PESC.

Gli elementi in comune che emergono sono: il diritto di esistere e di difendersi – rispettando il diritto internazionale – di Israele, la tutela della situazione umanitaria per quanto riguarda i civili palestinesi e il ruolo dell’Unione nel favorire una soluzione pacifica. Per quanto riguarda le decisioni comuni, sono da evidenziare quelle raggiunte dal Consiglio Europeo del 26 e 27 ottobre sulla richiesta di “pause umanitarie”. Inoltre, sono stati quadruplicati i fondi per l’assistenza umanitaria dell’UE portandoli a oltre 100 milioni di euro per Gaza quest’anno.

In conclusione, la natura della competenza in materia di politica estera dell’Unione europea vincola l’unitarietà delle decisioni, nonostante ciò l’Unione si dimostra reattiva alla crisi israelo-palestinese, configurandosi come un attore centrale.

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Giuseppe Palomba

Dottore politologo di matrice napoletana, attualmente studio relazioni internazionali alla Federico II e coltivo la mia ossessione verso l'Unione europea.

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