Giovedì 26 ottobre 2023 è uscita la trentatreesima edizione annuale del Dossier Statistico Immigrazione, un lavoro curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione con il Centro Studi Confronti e l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”.

Il rapporto raccoglie i contributi di oltre cento studiosi e ricercatori e prova a restituire un quadro analitico e imparziale del fenomeno migratorio, con un focus particolare sull’Italia.

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Le migrazioni nel mondo

A fine 2022, il Dossier Statistico Immigrazione stima che nel mondo ci fossero oltre 295 milioni di migranti, ossia quasi 300 milioni di persone dislocate in un posto lontano da quello di nascita: circa uno ogni trenta abitanti della Terra.

Di questi, 108 milioni erano migranti forzati, ossia persone costrette a lasciare il proprio territorio a causa di forze maggiori, come guerre, violenze, violazioni dei diritti umani, disastri ambientali e disuguaglianze economiche. 62,5 milioni erano sfollati interni (la maggior parte dei quali localizzati in Ucraina), e 35 milioni richiedenti asilo.

Migrazioni nel mondo. Dati del 2022

Le migrazioni nel mondo – 2022 (grafico realizzato con Canva)

Come sottolinea il Portale europeo per i giovani, è importante sottolineare la differenza tra rifugiato, richiedente asilo e migrante.

I rifugiati sono persone che fuggono da conflitti armati o da persecuzioni. Sono riconosciuti come tali dal Paese ospitante sulla base di un fondato timore di persecuzione per motivi di provenienza, religione o appartenenza a un particolare gruppo politico o sociale.

I richiedenti asilo sono persone che si presentano come rifugiati ma non sono state ancora riconosciute come tali. Ricevono lo status di rifugiato soltanto se le autorità nazionali valutano positivamente la loro richiesta.

I migranti sono quelle persone che scelgono di spostarsi non a causa di una minaccia o di una persecuzione diretta, ma per migliorare la propria vita. Questo non toglie che il loro viaggio possa essere stato duro e complicato e che le motivazioni che giustificano il loro spostamento siano molto dolorose.

I rifugiati sono protetti dal diritto internazionale, mentre i migranti sono di competenza dei governi nazionali, che li gestiscono secondo le proprie leggi in materia di immigrazione.

Le principali cause delle migrazioni globali sono da ricondurre, oltre alla ricerca di migliori condizioni di vita, alla disuguaglianza nella distribuzione delle risorse, ai cambiamenti climatici, alla violazione dei diritti umani e ai conflitti.

La chiusura o la creazione di ostacoli ai regolari canali di migrazione rischia di compromettere la vita dei migranti, che non desistono dallo spostarsi, ma cercano soluzioni alternative ed estremamente pericolose, come i viaggi in mare e la cosiddetta “rotta balcanica“.

A questo proposito, negli anni, lungo le rotte migratorie del Mediterraneo, si sono registrate migliaia di morti e dispersi, con circa 28.000 casi accertati ad agosto 2023.

La rotta balcanica.

La rotta balcanica (mappa realizzata con Canva)

Le migrazioni in Italia

In Italia, il numero dei residenti stranieri si è stabilizzato a cinque milioni negli ultimi cinque anni, un dato che ridimensiona la retorica dell’invasione. Di questi, 3,7 milioni sono stranieri non comunitari con permesso di soggiorno, mentre 1,3 milioni sono cittadini europei.

Nel nostro Paese i migranti arrivavano principalmente dalla rotta del Mediterraneo centrale: nel 2022 sono sbarcati 105.000 persone, in aumento del 55,9% rispetto all’anno precedente.

Lungo la rotta balcanica, invece, si stima siano arrivati circa 13.000 migranti.

Nel 2022, sono stati rilasciati 449.000 nuovi permessi di soggiorno, di cui, oltre 148.000 sono stati riconosciuti agli sfollati ucraini. Nello stesso anno sono aumentate anche le richieste di protezione, che rispetto al 2021, quando erano 54.000, sono salite a 77.200. Le domande hanno avuto esito positivo nel 48,4% dei casi, un dato in linea con la media dell’UE.

La risposta dell’Italia alle migrazioni

Spesso Italia e Unione Europea, attraverso lo stanziamento di cospicui aiuti economici, delegano a Paesi terzi la gestione dei flussi migratori diretti in Europa, senza tenere conto, però, delle gravi ripercussioni che questa decisione potrebbe avere sui diritti fondamentali delle persone che migrano.

A novembre 2022 il governo italiano ha rinnovato con la Libia un memorandum di intesa, stretto nel 2017, per ridurre i flussi migratori. Nel luglio del 2023, invece, ha promosso un accordo simile tra l’UE e la Tunisia, mentre è notizia di pochi giorni fa, la stipula di un accordo con l’Albania per l’apertura di due centri di identificazione per gli immigrati salvati in mare dalla Marina e dalla Guardia Costiera.

La questione migratoria sembrerebbe riguardarci solo quando si tratta di lavoro o di pensioni. In risposta alla carenza di manodopera, il Decreto Flussi del 27 settembre 2023 ha aumentato le quote di ingresso dei lavoratori stranieri in Italia, che per il triennio 2023-2025 dovrebbero attestarsi a 452.000. Tuttavia, senza riformare strutturalmente i meccanismi di ingresso e di permanenza per lavoro, affermano i ricercatori del Dossier, questo provvedimento potrebbe tradursi in un aumento esponenziale del lavoro irregolare.

Il rapporto, inoltre, afferma come il Decreto Piantedosi abbia imposto restrizioni all’attività delle navi umanitarie, obbligando, nell’immediatezza del soccorso, a richiedere un porto di sbarco da raggiungere “senza ritardo”. Obbligo che si tradurrebbe, indirettamente, nel divieto di operare soccorsi multipli e nella riduzione dell’attività di monitoraggio.

Il Decreto Cutro, infine, avrebbe ristretto ulteriormente i canali di ingresso sicuro e quelli di accesso alla protezione speciale, favorendo il ricorso alla procedura accelerata di frontiera e al trattenimento dei richiedenti asilo.

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Marzio Fait

Marzio Fait. Mi occupo di comunicazione per il non-profit. Ho partecipato come observer alla COP 27 e alla COP28. Mi occupo di attualità, di diritti umani e di giustizia climatica. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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