Dopo 7 anni di contrasti e dibattiti tra gli Stati, lo scorso 8 giugno, i membri del Consiglio europeo, hanno raggiunto un accordo in materia di migranti. Il Patto prevede il rinnovo della politica di migrazione attraverso l’introduzione di norme per la gestione collettiva dell’accoglienza e del ricollocamento dei richiedenti asilo. La riforma sulla gestione dei migranti dovrà essere approvata in via definitiva dal Parlamento Ue.

Il nuovo regolamento sulla procedura di asilo stabilisce un iter comune in tutta l’Ue per cui i ricollocamenti saranno ripartiti tra i 27 Paesi Ue. Questo procedimento semplifica la durata della procedura e fissa regole per i diritti dei richiedenti asilo. Inoltre l’accordo punta a prevenire gli abusi del sistema, fissando espliciti obblighi per i richiedenti di cooperare con le autorità durante l’intero procedimento.

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Cosa prevede il nuovo accordo Ue sulla migrazione

Lo scorso 8 giugno, a Lussemburgo, durante il Consiglio dei ministri, i Paesi dell’Ue hanno trovato un accordo per modificare le regole sulla migrazione e l’asilo. Tutti gli Stati Ue dovranno partecipare alla redistribuzione dei migranti attraverso l’obbligo di solidarietà. Gli Stati dovranno dare sostegno ai Paesi in difficoltà con la disponibilità ai ricollocamenti o in alternativa al pagamento di 20mila euro per ogni migrante non ricollocato. Infatti ogni Stato dovrà partecipare alla redistribuzione dei migranti con una quota minima di 30mila ricollocamenti all’anno.

Il regolamento stabilisce che l’esame delle domande di asilo dovrà avvenire con una “procedura di frontiera”, cioè una prassi accelerata che dovrà terminare entro 12 settimane dalla presentazione della domanda.Questa procedura sarà attuata per coloro che attraversano illegalmente la frontiera o quando il richiedente asilo proviene da uno Stato terzo ritenuto sicuro.

In più, il Paese responsabile della domanda di asilo resta quello di primo ingresso in Europa mentre il periodo durante il quale uno Stato ha la responsabilità dei migranti arrivati sul suo territorio viene esteso ai 24 mesi contro i 12 attuali.  Questo significa che i Paesi di frontiera continueranno ad avere più oneri. Mentre in ambito di respingimenti e rimpatri, gli Stati avranno autonomia nel definire un paese di partenza o di transito come “sicuro” e per questo potranno attuare respingimenti anche verso uno Stato di transito per i migranti e non solo verso quello di origine.

Migranti: l'Ue raggiunge l'accordo in materia di asilo e migrazione

Gruppo di migranti mentre lascia il proprio Paese

L’attuale regolamento di Dublino

Il trattato di Dublino è stato firmato nel 1990 nella capitale dell’Irlanda per disciplinare la materia relativa al sistema dell’accoglienza e delle richieste d’asilo all’interno dell’Ue. Oltre agli Stati membri, nel documento rientrano anche Norvegia, Svizzera e Islanda. Il trattato è entrato in vigore 7 anni dopo, nel settembre 1997.

Uno dei punti principali dell’accordo è quello secondo cui lo Stato di primo approdo del migrante è quello che deve fare fronte al “sistema” accoglienza, domanda d’asilo inclusa, impedendo così che i richiedenti del diritto facciano richiesta in più Stati membri. Un altro principio cardine del documento è quello di evitare il più possibile che vi siano richiedenti asilo definiti “in orbita” , cioè trasferiti da uno Stato membro a un altro.

Prima della firma del nuovo accordo, il patto di Dublino penalizzava i Paesi meridionali dell’Europa, Italia compresa, che registrano ogni anno l’arrivo di migliaia di migranti su tutto il territorio nazionale. Adesso, stando a quanto detto dal presidente della Commissione europea, le modifiche del trattato dovrebbero proprio puntare su una maggiore solidarietà europea verso gli Stati più esposti ai flussi migratori.

Le reazioni dopo la firma dell’accordo

All’indomani della firma del Patto, non sono mancate le critiche da chi si occupa di accoglienza e integrazione sul campo.

Secondo Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione Arci (Associazione ricreativa culturale italiana) Il nuovo Patto è :”il tentativo di cancellare il principio di non respingimento, che è il principio cardine della Convenzione di Ginevra. Se possiamo respingere verso Paesi che ciascun governo europeo può decidere essere sicuri chiunque arrivi alle nostre frontiere, abbiamo di fatto cancellato (…) ogni possibilità di chiedere asilo in Europa”.

Mentre Gianfranco Schiavone dell’Ics Consorzio di solidarietà di Trieste, con l’introduzione del nuovo Patto afferma che: “Un paese può decidere di non prendere neppure un richiedente asilo in cambio del pagamento di una somma di denaro”. Inoltre per l’esperto è preoccupante che tutto diventi una procedura di frontiera e ciò contrasta con il concetto di Paese terzo sicuro: “La persona di solito può tornare in un paese terzo sicuro solo se ha un legame con quel paese, qui invece si vorrebbe mandare le persone indietro in paesi terzi di transito, in virtù di accordi bilaterali”.
I contrari al provvedimento, ritengono che con le nuove regole, i migranti sarebbero in uno stato di irregolarità permanente perché trasferiti da un confine all’altro per trovare un luogo sicuro. L’accordo sarà discusso dal Parlamento che dovrà approvarlo senza modificare il principio del Paese di primo ingresso che attribuisce ai paesi di frontiera la responsabilità di gestire l’accoglienza.
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Elisabetta Majocchi

Elisabetta Majocchi, laureata in Informazione ed Editoria ho collaborato con testate scrivendo di cultura, costume e società. Appassionata di attualità, politica e sostenibilità, oggi scrivo per BuoneNotizie.it grazie al Laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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