In occasione della Giornata Mondiale delle Vittime stradali, celebrata lo scorso 17 novembre, nel corso di un’iniziativa organizzata a Roma è stata rimarcata l’esigenza di azzerare gli incidenti entro il 2050. L’evento, istituito nel 2005 dall’Assemblea Generale ONU, mira a promuovere un cambiamento culturale sulla sicurezza stradale, accrescendo tra conducenti e pedoni la consapevolezza delle conseguenze prodotte da condotte poco virtuose.
Tuttavia c’è una buona notizia: le vittime sono diminuite in più della metà dei Paesi ONU. Pertanto, abbattere ulteriormente il numero di incidenti stradali è possibile.
I dati sugli incidenti stradali nel mondo
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno muoiono sulle strade oltre un milione di persone, a cui vanno addizionati circa 50 milioni di feriti. L’ISTAT attesta che oltre il 90% dei sinistri dipende da comportamenti errati.
Dall’ultimo Global status report on road safety 2023 dell’OMS emerge che nel 2010 sono decedute 1,25 milioni di persone, diventate 1,19 milioni dieci anni dopo, nel 2021, che corrisponde a una riduzione del 5%. Inoltre, nel quantificare l’ammontare in percentuale del calo delle vittime di incidenti stradali occorre anche tenere presente che nel decennio in esame la popolazione mondiale è cresciuta di circa un miliardo. Ciò induce all’ottimismo: calcolando in proporzione anche tale aumento demografico emerge che nel 2021 i decessi sono diminuiti del 16% rispetto al 2010.
Il report dell’OMS monitora l’obiettivo di dimezzare il numero delle vittime entro il 2030, previsto dall’Agenda ONU sullo sviluppo sostenibile. I Paesi dell’Unione, come chiesto dalla Commissione europea, dovranno raggiungere analogo risultato, oltre che azzerare decessi e sinistri entro il 2050.
Il 2021 ha registrato quotidianamente nel mondo 3.200 vittime di sinistri, quindi 2 ogni minuto. I motociclisti costituiscono il 30% dei deceduti, i pedoni il 21%, i ciclisti il 5%. Inoltre, il 92% dei decessi è avvenuto in Paesi a reddito medio/basso.
Per l’OMS il rischio di diventare vittima di incidenti stradali è più elevato nei Paesi con ridotte possibilità economiche. Infatti, in Africa i decessi sono cresciuti del 17%. Nei Paesi più poveri, con l’asfalto presente solo sull’1% di strade, i decessi sono attestati al 13%, nonostante solo l’1% della popolazione disponga di un mezzo a motore.
Calati invece del 36% in Europa. Negli Stati ricchi, con l’88% di strade asfaltate e un veicolo ogni quattro persone, la percentuale di vittime è dell’8%.
Le iniziative per evitare nuove vittime
Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS, ha chiesto ai Paesi di “mettere la sicurezza delle persone al centro dei sistemi di trasporto“. Poiché dieci Paesi, tra cui Norvegia, Lituania e Danimarca, hanno dimezzato i decessi nel periodo 2010-2021, Ghebreyesus ha sottolineato che gli “obiettivi ambiziosi necessitano di volontà politica e giuste decisioni”.
In Italia, dove la situazione rispetto agli albori del nuovo millennio è migliorata, la Giornata Mondiale delle Vittime di incidenti stradali ha innescato più iniziative. A Roma, come già anticipato, lo scorso 14 novembre negli studi di Cinecittà è stata allestita una cittadella della legalità, ove oltre 600 studenti hanno incontrato docenti universitari, Associazioni di Familiari delle Vittime, Polizia Stradale e altri attori della sicurezza. I ragazzi più grandi hanno avuto l’opportunità di sviluppare una maggiore consapevolezza sulle conseguenze causate da condotte irresponsabili su strada. I più piccoli, accompagnati in un percorso educativo da poliziotti-istruttori, hanno appreso i primi rudimenti della guida virtuosa.

Giornata mondiale delle vittime di incidenti stradali. I bambini hanno ascoltato gli istruttori (foto di Saeed Karimi da Unsplash)
Sull’educazione stradale insiste anche Jean Todt, inviato speciale ONU per la sicurezza stradale, che ha paragonato gli effetti degli incidenti a quelli della pandemia. “Servono educazione, leggi, strade, qualità dei veicoli e soccorsi”, ha precisato l’ex manager della Ferrari durante un convegno, tenutosi lo scorso 19 novembre a Roma, sottolineando che in Italia la situazione è migliorata, poiché “50 anni fa c’erano 15.000 morti l’anno, nel 2023 poco più di 3.000. Ma non possiamo accontentarci”, ha concluso, ribadendo l’importanza di sensibilizzare i giovani.
Spetta a tutti noi, osservando le regole stradali, sedimentare nei ragazzi l’idea che senza incidenti non ci saranno più vittime, evitando così ai loro familiari la condanna all’ergastolo del dolore.

