In Brasile, il vertice dei leader del G20 del 18 e 19 novembre 2024 a Rio de Janeiro, si è aperto con il lancio dell’Alleanza per la lotta contro la fame e la povertà (Global Alliance Against Hunger and Poverty). Si è svolto alla presenza dei leader dei 20 Paesi membri, più l’Unione Africana e l’Unione Europea.
La settimana precedete, su iniziativa del Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, si è tenuta la prima edizione del G20 Social, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della società civile nei processi decisionali e nelle urgenze globali. Entrambi gli eventi sono stati teatro di progressi significativi rispetto ai vertici internazionali precedenti.
L’Alleanza globale contro la fame e la povertà
All’apertura dei lavori del G20 2024, Lula ha lanciato l’Alleanza globale contro la fame e la povertà. Durante il discorso di apertura, il Presidente brasiliano ha dichiarato che: “Sarà la più grande eredità della presidenza di turno brasiliana del G20. Questa è una condizione essenziale per costruire società più prospere e un mondo di pace. Con l’Alleanza articoleremo: raccomandazioni internazionali, politiche pubbliche efficaci e fonti di finanziamento. L’Alleanza è nata nel G20, ma il suo destino è globale”.
L’Alleanza per la lotta contro la fame e la povertà coinvolge: 83 Paesi, l’Unione Africana, l’Unione europea, 24 Organizzazioni internazionali, 9 Istituzioni finanziarie internazionali e 31 Organizzazioni non profit e ONG, secondo i dati diffusi durante il forum di Rio. Con essa si vuole accelerare gli sforzi globali per estirpare la fame e la povertà.
Il primo obiettivo concreto è di riuscire a raggiungere 500 milioni di persone entro il 2030 con programmi a sostegno del reddito in Paesi a basso reddito. Queste risorse devono essere coordinate con le politiche nazionali dei Paesi che hanno aderito, attraverso programmi mirati che diano priorità a investimenti inclusivi ed equi.
L’organismo operativo avrà sede a Roma presso la FAO
Sarà istituito un Meccanismo di sostegno, ovvero un organo tecnico, snello ed operativo, che avrà sede a Roma, presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). La scelta è caduta sulla FAO in modo da avere una stretta collaborazione con le altre agenzie Onu e le istituzioni finanziarie internazionali, al fine di concretizzare le iniziative specifiche per combattere la fame e la povertà.
G20 Social Summit e la partecipazione dal basso
Il presidente Lula ritiene che la società civile debba essere ascoltata nei processi di costruzione delle politiche pubbliche. L’idea del G20 Social è stato annunciato dal presidente Lula al G20 di Nuova Delhi l’anno scorso.
Il G20 Social si è svolto concretamente dal 14 al 16 novembre a Rio de Janeiro, ma è stato preceduto mesi prima da un processo di discussione tra numerose associazioni e organizzazioni internazionali della società civile. La volontà del G20 Social è stata quella di aumentare la partecipazione degli attori non governativi alle attività e ai processi decisionali del G20 2024.
I 3 pilastri della dichiarazione sociale
La Dichiarazione sociale finale del G20 Social si concentra su tre pilastri principali: combattere la fame, la povertà e le disuguaglianze; affrontare il cambiamento climatico con una giusta transizione e riformare la governance globale.
Nella dichiarazione finale si sottolinea l’importanza dell’accesso alle terre e all’acqua da parte della popolazione, per potere controllare la produzione e la distribuzione alimentare. I movimenti sociali chiedono: “impegni concreti per ridurre le emissioni di gas serra e proteggere gli ecosistemi essenziali, come le foreste tropicali“. La parte conclusiva del documento è una denuncia dell’attuale modello di governance globale che non è in grado di rispondere alle sfide contemporanee. Il documento auspica un multilateralismo più inclusivo, con una maggiore rappresentanza del Sud globale e un maggior coinvolgimento della società civile nei processi decisionali.
Le conclusioni controverse del G20 2024
Nonostante alcuni progressi, le conclusioni del 19° G20 sono frutto di un compromesso che si limita a riconoscere “la necessità di aumentare i finanziamenti per il clima”, senza indicare chi e quanto dovrebbe contribuire al sostegno delle azioni per ridurre l’impatto del cambiamento climatico. Si è infatti rinviata la questione alla Cop29 di Baku, che nel frattempo è riuscita a raggiungere un accordo di 300 miliardi di dollari sull’impegno annuale per i suddetti finanziamenti, che però non equivale neppure a un terzo di quanto si auspicava in origine.
Riguardo alle due guerre in Ucraina e nel Medio Oriente, il documento finale evidenzia la necessità del “cessare le ostilità” e “proteggere i civili”, ma senza accennare alle responsabilità degli attori coinvolti.
Il G20 2024 di Rio de Janeiro ha segnato alcuni progressi importanti. Tuttavia, ha anche evidenziato le difficoltà di raggiungere un consenso tra Paesi con interessi diversi sulle sfide attuali in un contesto internazionale complesso.