Mercoledì 27 novembre, alle 3 del mattino ora italiana, è iniziato il cessate il fuoco di 60 giorni tra Israele, Libano e la milizia libanese di Hezbollah. Dopo che il 30 settembre Israele ha invaso il sud del Libano violando la  risoluzione n.1701 delle Nazioni Unite, proprio in quella parte di territorio monitorato dalla forze di interposizione di pace UNIFIL.

Dopo due mesi le parti interessate hanno accettato l’accordo mediato e garantito da Usa e Francia. Parigi e Washington hanno fatto una dichiarazione congiunta con cui affermano “il loro impegno di supervisionare il rispetto del cessate il fuoco attraverso un comitato internazionale di monitoraggio, mentre il controllo sul terreno resta affidato all’esercito libanese e alle forze di pace Onu”.

Nonostante i buoni presupposti, le continue violazioni del cessate il fuoco in particolare da parte dell’esercito israeliano e le conseguenti risposte delle milizie di Hezbollah, stanno creando una spirale di violenza che rende questo cessate il fuoco troppo fragile.

La Francia chiede a Israele il rispetto del cessate il fuoco

Secondo quanto riportato dall’Ansa lunedì 2 dicembre: il ministro degli Esteri francese, Barrot, nel corso di un colloquio telefonico con l’omologo israeliano ha insistito sulla “Sulla necessità che tutte le parti rispettino il cessate il fuoco in Libano“, sottolineando che “l’accordo sul cessate il fuoco con il Libano deve aprire la via ad un cessate il fuoco immediato a Gaza, alla liberazione di tutti gli ostaggi, nonché l’ingresso massiccio di aiuti umanitari“.

Cosa prevede il cessate il fuoco tra Libano e Israele e i primi risultati

Nel testo dell’accordo per il cessate il fuoco si prevede il ritiro delle truppe israeliane dal Libano meridionale e il posizionamento dell’esercito libanese e delle forze dell’UNIFIL a sud del fiume Litani. A sua volta Hezbollah dovrà spostare le proprie milizie a nord del fiume Litani.

Di fatto il cessate il fuoco conferma il testo della risoluzione ONU n.1701 del 2006. La novità rispetto alla risoluzione è il ruolo diretto degli Stati Uniti e della Francia come garanti della stabilità del confine israelo-libanese. Intanto il Consiglio di Sicurezza dell’Onu potrebbe ridiscutere in questi giorni le nuove regole di ingaggio per la missione UNIFIL per potenziare e rendere efficace il suo mandato.

Nel frattempo, approfittando del cessate il fuoco, il 5 dicembre il contingente italiano della missione ha consegnato un carico di aiuti umanitari all’ospedale di Jabal, nella zona sud.

Nei primi giorni del cessate il fuoco sono stati istituiti alcuni checkpoint in cui l’esercito libanese sta fornendo indicazioni alla popolazione, soprattutto sulla pericolosità di bombe inesplose. L’obiettivo è di responsabilizzare e rafforzare le forze armate libanesi come forza capace di controllore il territorio nazionale.

Le motivazioni di Israele, Libano e Hezbollah alla base del cessate il fuoco

Secondo gli analisti, Israele ha accettato ora il cessate il fuoco dopo aver smantellato parte delle postazioni militari Hezbollah, nella parte Sud-ovest del Libano, ai confini con Israele. Secondo il governo israeliano ha così costituito una fascia di sicurezza vitale per consentire il rientro dei 60 mila sfollati israeliani nella parte nord di Israele, evacuati dopo gli attacchi con i razzi da parte di Hezbollah.

Hezbollah invece, dopo questi ultimi mesi di guerra con Israele, sembrerebbe più debole, in particolare dopo l’uccisione del suo leader Nasrallah e di molti altri leader e quadri importanti. Non bisogna però sottovalutare che Hezbollah possa continuare a mantenere una forte influenza sociale, militare e politica in Libano.

Quali le reazioni dell’Iran e di Hamas

Il portavoce del ministero degli esteri iraniano dichiara che l’Iran ha accolto con favore il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah in Libano. Secondo alcuni analisti iraniani Teheran, per non entrare direttamente in una guerra regionale, ha preferito delegare a Hezbollah la scelta finale di accettare il cessate il fuoco.

Hamas tramite il suo portavoce ha dichiarato “di accogliere con favore il cessate il fuoco in Libano”,  sottolineando di essere a sua volta pronta ad un “cessate il fuoco ed un accordo serio per lo scambio di prigionieri a Gaza, dando mandato ai suoi negoziatori di recarsi in Egitto”. Intanto il 3 dicembre al Cairo, durante i negoziati, Hamas e Fatah hanno raggiunto un accordo per la formazione di una commissione congiunta per l’amministrazione della Striscia di Gaza dopo la guerra.

Il fragile cessate il fuoco in Libano sembra quindi resistere e dare alcuni frutti. Il 3 dicembre l’esercito libanese ha lanciato una campagna di reclutamento per rafforzare la sua presenza nel sud del Paese, come previsto dall’accordo.

In un contesto mediorientale da sempre complesso, bisogna aggrapparsi anche ai più piccoli spiragli, per cercare di creare un terreno dove in futuro si potranno costruire degli scenari di pace duraturi.

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Gloria Scacchia

Aspirante giornalista pubblicista, ho lavorato per la Farnesina e l’OSCE, mi interesso di  Diritti Umani, Geopolitica, Società, Cultura e Attualità. Scrivo per Buone Notizie.it e frequento il master e il laboratorio di giornalismo costruttivo

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