Il nuovo dialogo tra l’Iran e Usa sul nucleare partito ad aprile, segna l’inizio di un nuovo capitolo della diplomazia tra i due Paesi. Dopo anni di tensioni tra Iran e Usa, questi negoziati offrono un’opportunità di ricostruire le relazioni, ripartendo dalla questione cruciale del programma nucleare iraniano.

I colloqui si svolgono con la mediazione del governo dell’Oman: un primo incontro a Muscat, un secondo a Roma nell’ambasciata dell’Oman, un terzo e quarto ancora a Muscat,  colloqui finora descritti dalle parti come: “complessi ma positivi”. Questi colloqui rappresentano un concreto tentativo di allentare le tensioni e stabilire i parametri per un futuro accordo.

Le origini del programma nucleare iraniano

Il programma nucleare iraniano è iniziato negli anni ’50 con l’aiuto degli Stati Uniti: l’obiettivo era di sviluppare energia nucleare per scopi civili. Il programma è avviato dallo Scià Mohammad Reza Pahlavi, che firmò diversi accordi con gli Stati Uniti, Francia e Germania. Dopo la Rivoluzione iraniana di Khomeini le relazioni si interruppero insieme allo sviluppo del programma. Nel 1979 in realtà, il programma nucleare è stato riattivato in segreto. L’Iran ha sviluppato infrastrutture nucleari, inclusi impianti di arricchimento dell’uranio e siti di produzione di plutonio.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, all’inizio del 2000, ha imposto sanzioni dopo i diversi tentativi di mediazione non riusciti in seguito al rifiuto del governo iraniano di collaborare con l’AIEA (Agenzia ONU per l’energia atomica,  creata per promuovere e favorire l’uso civile dell’energia atomica).

L’accordo raggiunto nel 2015

Nell’autunno del 2003 comincia una prima fase di dialogo fra i ministri degli esteri di Francia, Germania, Regno Unito  (definito Esteri 3) e il governo iraniano, per convincerlo a completare il ciclo produttivo nucleare. Le parti arrivano alla definizione dell’accordo di Teheran, in cui si riconosce “il diritto dell’Iran a godere dell’energia nucleare per un utilizzo pacifico”. Nel 2009 iniziano piccoli passi di riavvicinamento tra Iran e Usa.

Nel 2013 si raggiunge un accordo preliminare che apre la strada all‘accordo storico del luglio 2015 sul Piano d’Azione Globale Congiunto (JCPOA) tra l’Iran e le potenze mondiali del gruppo E5+Ue (Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito e Stati Uniti). Il fulcro del JCPOA è la limitazione delle attività nucleari iraniane in cambio della revoca di significative sanzioni economiche che avevano gravemente colpito l’economia del Paese.

L’obiettivo principale delle potenze europei è d’impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari. Il governo iraniano per rassicurarle accetta le ispezioni internazionali da parte dell’AIEA e si impegna a non produrre né l’uranio altamente arricchito né il plutonio.

Trump esce dall’accordo sul nucleare con l’Iran nel 2018

La situazione cambia drasticamente nel 2018 quando gli Stati Uniti,  sotto la presidenza di Donald Trump, si ritirano unilateralmente dal JCPOA e ripristinano le sanzioni bancarie e petrolifere contro l’Iran. Il presidente Trump ha sostenuto che l’accordo non affrontava adeguatamente il programma di missili balistici dell’Iran e il coinvolgimento iraniano nei conflitti regionali.  
L’Iran ha accusato Washington di violare i propri impegni ed ha criticato l’Europa per non aver fatto abbastanza per mantenere in vita l’accordo. Nel 2019 l’Iran ha iniziato a superare i limiti concordati, iniziando ad arricchire l’uranio a concentrazioni più elevate, sebbene ancora al di sotto dei livelli necessari per la realizzazione delle armi nucleari.

Il percorso del nuovo negoziato e la posizione americana

A marzo 2025, non appena rieletto, Trump ha cercato di riattivare un dialogo indiretto tra gli Stati Uniti e l’Iran, con la mediazione dell’Oman: un primo passo per allentare le tensioni e stabilire i parametri per un futuro accordo sul programma nucleare iraniano.

L’Oman ha svolto un ruolo cruciale di mediazione, ospitando diversi cicli di colloqui indiretti tra funzionari statunitensi e iraniani. La sua neutralità e la capacità di mantenere la comunicazione con entrambe le parti lo rendono un negoziatore credibile. Durante questi incontri, entrambe le parti hanno espresso un cauto ottimismo, pur riconoscendo che “rimangono serie differenze“.

L’obiettivo primario degli Stati Uniti è d’impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari. Un elemento centrale della posizione statunitense è la richiesta che l’Iran interrompa completamente l’arricchimento dell’uranio. Questa richiesta è stata ripetutamente definita una linea rossa dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di eliminare qualsiasi possibilità che l’Iran possa produrre armi nucleari.

L’inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente, Steve Witkoff  punterebbe ad un “verificabile accordo di pace nucleare .

La posizione iraniana e le prospettive per il futuro

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, incaricato dal nuovo presidente Pezeshkian, svolge un ruolo di primo piano nei negoziati per la parte iraniana. Araghchi ha sottolineato che l’Iran non rinuncerà al suo diritto all’arricchimento per scopi pacifici. Questa posizione riflette la visione che l’Iran ha del suo programma nucleare come: una questione di sovranità nazionale e progresso tecnologico.

Il presidente Trump , durante il recente viaggio in Medioriente, ha dichiarato che una proposta statunitense è stata inviata all’Iran per consultazioni con la guida suprema Ali Khameni e il presidente Masoud Pezeshkian.

Le prospettive future dei negoziati rimangono incerte. Sebbene entrambe le parti abbiano incentivi per evitare un’escalation e potenzialmente raggiungere una qualche forma di accordo. Potrebbero emergere diversi scenari, come un accordo limitato sulle questioni nucleari o un accordo più completo che potrebbe affrontare la revoca delle sanzioni. Si vedrà nei prossimi giorni la reale concretezza del negoziato e se potrà portare ad un nuovo accordo sostenibile per entrambi.

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Gloria Scacchia

Aspirante giornalista pubblicista, ho lavorato per la Farnesina e l’OSCE, mi interesso di  Diritti Umani, Geopolitica, Società, Cultura e Attualità. Scrivo per Buone Notizie.it e frequento il master e il laboratorio di giornalismo costruttivo

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