In un anno segnato da conflitti lunghi e logoranti la scena internazionale continua a offrire narrazioni meno prevedibili: quelle di Paesi, leader e organizzazioni che hanno scelto la via del dialogo, della diplomazia e della cooperazione.
Pur in un contesto ancora fragile, il 2025 ha messo in moto processi politici e morali che non risolvono da soli gli squilibri globali, ma aprono spiragli reali di stabilità: missioni religiose con forte valore simbolico, riavvicinamenti inattesi, aperture negoziali nei fronti più caldi e un rinnovato impegno – seppure non lineare – nella governance climatica. Sono passi concreti che ricordano come, anche nelle fasi più dure, la politica internazionale continui a cercare alternative alla conflittualità.
Diplomazia morale: il primo viaggio di Papa Leone XIV° e la sua agenda
Tra le immagini più significative delle ultime settimane del 2025 è stato il primo viaggio apostolico di Papa Leone XIV°, un pontificato iniziato all’insegna della riconciliazione e della diplomazia morale. Dal 27 novembre in Turchia al 2 dicembre in Libano, il Papa ha incontrato autorità politiche e religiose, comunità cristiane e musulmane, e gruppi civili impegnati nella ricostruzione post-bellica, sulla scia delle missioni di Papa Francesco.
Il viaggio non è stato solo simbolico: Leone XIV° ha rilanciato con forza il ruolo delle autorità religiose come mediatori laddove la diplomazia formale fatica. Ha proposto una «Piattaforma inter-religiosa di de-escalation regionale», incoraggiato corridoi umanitari per Siria e Gaza e avviato un tavolo permanente tra Chiese orientali per proteggere i siti sacri nelle aree di conflitto. Nelle sue parole «La pace non è un evento, ma un’infrastruttura da costruire ogni giorno».
Parallelamente, il riavvicinamento del nuovo presidente siriano Aḥmad Ḥusayn al-Shara a iniziative multilaterali rappresenta una delle dinamiche più inattese del 2025: consultazioni tecniche, aperture circoscritte e contatti riservati con attori regionali hanno creato un terreno più flessibile (ne abbiamo parlato qui: Siria 2025: un nuovo inizio tra elezioni, ricostruzione e speranza regionale). Anche senza trasformazioni radicali, questi segnali mostrano che lo spazio del dialogo non si è chiuso.
Cooperazione che resiste: umanitaria, scientifica e climatica
Mentre le tensioni dominano le prime pagine, la cooperazione internazionale continua a consolidarsi su fronti meno visibili. Le missioni umanitarie multilaterali – coordinate da ONU, organizzazioni regionali e ONG – hanno rafforzato gli interventi nelle aree colpite da crisi sanitarie e climatiche.
Sul piano scientifico, programmi congiunti tra università di Paesi distanti avanzano in settori come l’energia pulita, la diagnostica medica e il monitoraggio satellitare. Un capitolo a parte riguarda la geopolitica del clima. La COP30 di Belém (che si è tenuta dal 10–21 novembre) ha rappresentato un momento di confronto intenso fra governi e la proposta di soluzioni: se da un lato sono arrivati impegni sulla tutela dell’Amazzonia e sulla riduzione delle emissioni, dall’altro molti dossier chiave – come il fondo perdite e danni – restano in stallo. Fra le varie soluzioni, creare comunità sostenibili potrebbe essere fra i piani per migliorare il futuro del pianeta. (Ne abbiamo parlato qui Rigenerazione urbana 2025: come le città si reinventano tra comunità e sostenibilità).
Nonostante i limiti, la diplomazia climatica rimane uno dei pochi terreni capaci di parlare a governi spesso divisi.
Riaperture diplomatiche, missioni ONU e la fine delle guerre civili: il ritorno alla normalità negoziata
Oltre ai grandi scenari, il 2025 è stato segnato da un lento ritorno alla normalità diplomatica. Alcune ambasciate e consolati, chiusi negli anni precedenti per conflitti, sanzioni o rotture bilaterali, hanno avviato procedure di riattivazione accompagnate da memorandum preliminari su commercio, assistenza tecnica e mobilità. L’ONU ha ampliato il raggio delle missioni di peacekeeping e monitoraggio, adattandole alle nuove esigenze:
- osservatori civili per prevenire scontri locali;
- unità specializzate per la protezione delle infrastrutture critiche;
- programmi di supporto alle istituzioni giudiziarie nei Paesi fragili.
Dopo gli scontri del 10 settembre 2025, causati dalla risposta della GenZ contro corruzione e malgoverno, il Nepal ha intrapreso un percorso di stabilizzazione interno culminato nell’elezione della nuova premier, Amita Koirala, la prima nella storia del Paese ad essere eletta tramite piattaforma digitale certificata. La sua agenda – riforma costituzionale, decentralizzazione, dialogo con le minoranze – è stata accolta come un segnale di ritorno alla governance e di riduzione delle tensioni.
In Africa, la fine della guerra civile in Mozambico e il fragile percorso di pacificazione in Tigray, mostrano come la soluzione dei conflitti richieda tempo, volontà politica e una combinazione di riconciliazione locale e sostegno internazionale. In Mozambico, dopo violente manifestazioni per combattere la corruzione del governo, si è arrivati ad un’accordo accompagnato da un lavoro di reintegrazione, disarmo e costruzione di fiducia, reso possibile anche dal ruolo della società civile e della società internazionale. Nel Tigray sono state riparte le vie del turismo e la pace ha dimostrato che, seppur lentamente, la realtà etiope è pronta a rinascere. Entrambi i contesti sottolineano che una pace duratura nasce non solo dalla fine delle ostilità, ma dalla creazione di istituzioni inclusive, dal rispetto dei diritti umani e da una memoria condivisa capace di trasformare le ferite in possibilità di futuro.
La geopolitica che racconta il 2025
Descrivere il 2025 solo attraverso crisi e tensioni sarebbe riduttivo. Le missioni papali e quelle ONU, le riaperture diplomatiche, le aperture negoziali tra potenze in conflitto e i tentativi di avanzamento climatico mostrano un panorama più sfumato: un mondo attraversato da shock profondi, ma non privo di energie costruttive.
La geopolitica del 2025 non è solo la somma delle guerre: è un tessuto di negoziazioni, tentativi, cooperazioni e ricomposizioni che resistono all’usura delle crisi. Nonostante gli scenari complessi, il 2025 ha messo in movimento processi che, pur non sempre risolutivi, rappresentano spiragli concreti verso la stabilità: si tratta di passi reali che suggeriscono come, anche nei momenti più duri, la politica internazionale non smetta di cercare alternative alla conflittualità.

