La Commissione Europea ha presentato lo scorso 9 giugno il 21° pacchetto di sanzioni alla Russia. Nel mirino banche, criptovalute, commercio, pesca e altre navi, che si aggiungono a quelle già in lista, della cosiddetta flotta ombra: vengono chiamate così le imbarcazioni che opererebbero aggirando le restrizioni internazionali. Ma applicare le sanzioni alla Russia sulle navi richiede prima di tutto un passaggio fondamentale: identificarle. Una tecnica di ricerca indipendente e open source, sviluppata dal gruppo investigativo Bellingcat, sta già contribuendo a farlo, con risultati concreti e verificabili.
Le sanzioni alla Russia e la flotta ombra: il problema dell’identificazione
Il 21° pacchetto UE propone di aggiungere 30 nuove navi all’elenco della flotta ombra, portando il totale a oltre 660 imbarcazioni sanzionate. Per la prima volta, le restrizioni colpiscono anche le navi di supporto, quelle che forniscono carburante e servizi logistici alla flotta ombra stessa.
È un ampliamento significativo, che però pone una questione pratica: come si identificano con certezza le navi che operano aggirando le sanzioni alla Russia, specialmente in aree dove i segnali di navigazione vengono deliberatamente disturbati?
Le navi che operano nel Mar Nero affrontano interferenze deliberate ai segnali dei sistemi di navigazione satellitare globale, che rendono inaffidabili i dati trasmessi dal Sistema di Identificazione Automatico (AIS, dall’inglese Automatic Identification System), il sistema che ogni imbarcazione commerciale è obbligata a usare. Tracciare una nave in queste condizioni era finora molto difficile.
La tecnica open source che aiuta a tracciare la rotta delle navi
I ricercatori di Bellingcat hanno individuato un approccio parziale ma già produttivo, basato su una caratteristica della struttura stessa del sistema AIS. Secondo i protocolli dell’Organizzazione Marittima Internazionale, i dati di direzione trasmessi da una nave non provengono dai satelliti, ma dalla bussola giroscopica di bordo, un sistema meccanico immune alle interferenze satellitari.
Analizzando i messaggi trasmessi dalla nave Grumant tra il 7 e il 19 febbraio 2026, i ricercatori hanno rilevato una direzione costante verso 267-268 gradi. È esattamente la direzione del molo 1 del porto di Feodosia in Crimea, territorio ucraino sotto controllo russo. Incrociato con immagini satellitari commerciali. che confermavano la presenza della nave al molo, il dato ha permesso di ricostruire la rotta con un grado di certezza, prima difficile da raggiungere.
Charlie Brown, ex ufficiale della Marina statunitense e consulente per il monitoraggio delle sanzioni marittime, ha commentato il metodo: “È una buona metodologia. Estrarre dati specifici dall’AIS e trarne conclusioni produce informazioni utili, anche quando la posizione trasmessa è inaffidabile. Ma questi dati vanno sempre confrontati con altre fonti.”
La tecnica non è uno strumento ufficiale e ha confini precisi. Funziona solo se la nave continua a trasmettere: molte spengono i trasmettitori durante le soste in porti sensibili, una pratica nota come “sosta in porto oscuro”. Non produce prove autonome, ma elementi che, incrociati con immagini satellitari e altri dati, rafforzano il quadro documentale utile a far rispettare le sanzioni alla Russia.
I risultati già raggiunti: le sanzioni alla Russia già applicate
Pur con questi limiti, il contributo di questo tipo di monitoraggio ha già prodotto conseguenze misurabili, come documenta nel dettaglio l’indagine originale di Bellingcat: cinque navi identificate nell’ambito della stessa ricerca sono state sanzionate dall’Unione Europea, mentre una sesta è stata sanzionata dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. La documentazione raccolta con metodi di ricerca open source ha fornito materiale utile alle istruttorie diplomatiche e legali. È un percorso costruito mattoncino dopo mattoncino a partire dai primi pacchetti di sanzioni alla Russia del 2022.
Il precedente più significativo è arrivato dalla Svezia. Un tribunale locale ha disposto il sequestro della nave CAFFA, fermata nelle acque svedesi, e ne ha approvato il trasferimento all’Ucraina per ulteriori indagini. Per la prima volta una nave della flotta ombra non ha ricevuto solo una sanzione economica: le autorità l’hanno confiscata fisicamente. I ministeri ucraini lo descrivono come l’apertura di un nuovo fronte giuridico: non più solo restrizioni finanziarie, ma confisca diretta del mezzo.
Adattarsi per stare al passo
Gli strumenti di monitoraggio non sono infallibili. Le immagini satellitari possono ricevere interpretazioni errate e le bussole possono essere manomesse. Inoltre i dati di navigazione richiedono competenze specifiche per essere letti correttamente. Le reti che cercano di aggirare le sanzioni alla Russia si adattano continuamente, spostando le rotte, cambiando le bandiere delle navi o spegnendo i trasmettitori. La forza del metodo open source sta però nella trasparenza: organizzazioni come Bellingcat pubblicano le metodologie insieme ai risultati, permettendo a chiunque di verificare il ragionamento, e di contestarlo.
Il 21° pacchetto UE amplia l’elenco delle navi sanzionate e allarga il perimetro delle restrizioni. Ma l’efficacia delle sanzioni alla Russia dipende anche dalla capacità di identificare chi le aggira, e su questo fronte, la ricerca open source sta dimostrando di poter contribuire in modo concreto. La domanda è: riuscirà a tenere il passo con reti che si adattano continuamente?