Negli ultimi anni, un termine sempre più presente nei dibattiti sociali e psicologici per descrivere un fenomeno antico, ma spesso taciuto: sessalescenza. Il neologismo, nato dall’unione di “sessualità” e “adolescenza”, indica in realtà la riscoperta o la rinegoziazione del desiderio sessuale in età adulta o matura. In altre parole, è quella fase in cui persone sopra i cinquanta anni, ma non solo, rientrano in contatto con la propria vita erotica, spesso dopo un lungo periodo di silenzio, cambiamento o rimozione.

Un tabù che si sgretola

Per molto tempo la sessualità è stata narrata come prerogativa dei giovani. L’industria culturale e pubblicitaria ha alimentato l’idea che l’eros abbia una “scadenza” anagrafica, e che con l’avanzare dell’età esso debba cedere il passo prima alla tenerezza e infine alla rinuncia. Tuttavia, la società contemporanea, più longeva e più libera di esprimersi, sta scardinando questi stereotipi. Sempre più persone raccontano di aver ritrovato il piacere e la curiosità verso il proprio corpo dopo i 50, 60 o addirittura 70 anni.

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A cambiare non è solo il corpo, ma anche il contesto. La fine di un matrimonio, il pensionamento, ma anche la ritrovata indipendenza dai figli o la perdita del partner: sono tutti fattori che possono innescare una fase di introspezione e di rinnovato desiderio. Molti la descrivono come un’adolescenza tardiva, solo che, a differenza della prima adolescenza, in questa fase si conoscono meglio i propri limiti e i propri desideri. Non si cerca l’approvazione, ma la coerenza con sé stessi.

Desiderio sessuale e consapevolezza

La sessalescenza, tuttavia, non è soltanto una questione di libido. È anche, e soprattutto, un processo di ridefinizione identitaria. Molti uomini e donne, dopo anni di stabilità di coppia o di auto-censura, imparano a chiedersi cosa vogliono davvero, non cosa “dovrebbero” volere. La sessualità diventa quindi un linguaggio di autenticità, un terreno di esplorazione personale e relazionale.

In questo senso, la sessalescenza è una forma di emancipazione. Per le donne, in particolare, rappresenta una conquista storica. L’uscita dall’età fertile e l’arrivo della menopausa, un tempo considerate il simbolo della “fine” del desiderio, oggi diventano l’inizio di una nuova libertà. Senza il peso della riproduzione o del giudizio sociale, molte donne si sentono finalmente legittimate a vivere il piacere come scelta, non come dovere o concessione.

Gli uomini, dal canto loro, si trovano a rinegoziare il rapporto con la virilità. Il mito della performance cede il posto a una sessualità più comunicativa, più lenta, e più affettiva.

Sessalescenza: un fenomeno anche culturale

La sessalescenza non è solo un fatto individuale, ma sta diventando un movimento culturale. Film, romanzi e serie televisive, da “Grace and Frankie” a “And Just Like That”, stanno contribuendo a rendere visibili storie di amori e desideri in età matura. Anche i social network, con le loro comunità di “over” orgogliosi e ironici, hanno aperto uno spazio di racconto inedito.

Il mercato, naturalmente, si è adattato: dai siti di incontri dedicati agli “over 50” alle campagne pubblicitarie inclusive. Sono comparsi anche nuovi prodotti per il benessere sessuale pensati per chi non vuole smettere di esplorarsi. Ma al di là del marketing, il valore della sessalescenza risiede nella possibilità di normalizzare la complessità del desiderio umano, che non si esaurisce certamente con l’età anagrafica.

Una nuova grammatica del corpo

In un’epoca che idolatra la giovinezza e l’efficienza, la sessalescenza diventa pertanto un atto di resistenza. Rivendicare il diritto al piacere a sessant’anni significa affermare che la vitalità non si misura in rughe o in performance, ma nella capacità di restare curiosi.

In definitiva, la sessalescenza può essere equiparata a una seconda rivoluzione sessuale: più intima, più silenziosa, ma forse più profonda. È il momento in cui il corpo, dopo aver attraversato cicatrici e trasformazioni, torna a parlare, non più per compiacere, ma per comunicare. E in questo linguaggio nuovo, fatto di libertà, consapevolezza e lentezza, molti scoprono che il desiderio non finisce: semplicemente cambia voce.

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Un giornalista si intervista allo specchio

Michele Vetrugno

Michele Vetrugno, medico oculista da più di 30 anni, con la passione per la chirurgia e la scrittura. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche su tematiche di ricerca clinica e chirurgica.

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