“Adoro le persone che sanno scegliere con cura le parole da non dire!”

– Alda Merini –

Per una come me che vive di comunicazione, è semplice usare parole di conforto e altre capaci di colpire nel profondo ma solo perché sono, innanzitutto, una grande osservatrice.

Qualcuno mi ha definita come una persona capace di umiliare, qualcun altro, invece ha notato la mia attitudine a mettere in risalto pregi, difetti e capacità di ciascuno, al solo fine, però, di migliorare il prossimo. Ma attenzione, va detto, che conta nei rapporti umani, quanto ciascuno è insicuro: l’insicurezza è uno stato d’animo che provoca sofferenza. Qualunque parola può essere pericolosa in certi casi.

Quello che più ci rende saldi e tranquilli è avere delle certezze materiali ed emotive. Già, ma bisogna fare anche i conti con le tante cicatrici che ciascuno ha. Non ricordo delle tantissime persone che conosco da tanto neppure una priva di cicatrici. Il problema non è averle, è semmai rimarginarle.

Le persone piene di ferite aperte hanno difficoltà ad ascoltare le altrui parole e parlare con loro è simile al calpestare un terreno minato.

La distinzione poi tra uomo e donna porta anche ad accorgersi di sofferenze di diversa natura. Gli uomini soffrono molto per il fatto di invecchiare, ad esempio. Il fatto, poi, di non riuscire ad avere figli è vissuto come un dramma (per coloro che hanno questo problema), perché un padre mancato si sente uomo a metà che porta con sé una ferita che non si chiude mai. Poi lo scemare dell’attività sessuale e il suo progressivo scomparire è motivo di durissima sofferenza per gli uomini. Che parole si possono mai dire a simili uomini pieni di sofferenza?

Le donne invece sono in eterno conflitto con le altre. E questo impegna a livello mentale quasi tutta la loro vita. Ecco perché notoriamente le donne sono invidiose. Un articolo su un prestigioso settimanale scriveva che il 90% delle donne non si piace. Possiamo dunque immaginare l’alto tasso di conflittualità interiore di ciascuna.

Alla luce delle differenti sofferenze di base tra i sessi, in ogni mio convegno ripeto che serve la “consapevolezza di ogni cosa come chiave di guarigione”. Non serve nascondere le cose di cui soffriamo, così anzi aumenta di più la nostra sofferenza e ogni parola ci può ferire. Se solo imparassimo a conoscere il complesso legame tra mente e corpo, ci eviteremmo poi un bel po’ di problemi di salute.

Esiste un crescente stato d’ansia che caratterizza le persone: uomini e donne che non si accettano per come sono sfociando poi in un perfezionismo sempre più nevrotico, che caratterizza molte persone eccessivamente ordinate o sempre impegnate, soprattutto nel lavoro. Gli eccessi nascondono sofferenza. Un uomo o una donna sempre al lavoro, poi di nuovo al lavoro anche a casa, sempre connessi con il pc, chiunque li chiamerebbe: “Stakanovisti!”. Invece no, molto spesso sono persone frustrate, quelle persone che si affogano di lavoro per compensare la mancanza di tante altre cose. Ma le cicatrici restano, e non si rimarginano mai in questi casi.

Due sono le emozioni che caratterizzano gli esseri umani: la paura e la gioia. Paura di invecchiare, di ammalarsi, della morte, a cui si aggiunge l’ansia creata dalla consapevolezza che molte cose ci sfuggono poi di mano. Dovrebbe prendere il sopravvento invece la gioia di vivere e il contatto reale con gli altri, fare pace con le cose che non vanno di noi stessi e della vita.

Molte persone fanno fatica a comprendere che il loro disagio costante è spesso autoinflitto e che il male peggiore è quello dentro di noi. Ma se si attiva il desiderio di intraprendere quel percorso inverso che porta a volersi bene, allora sì che le frasi altrui non saranno mai davvero lesive.

Mille sono le cicatrici e le insicurezze di ciascuno. Purtroppo spesso basta una semplice domanda rivolta ai diretti interessati per accorgersi che le persone sono piene di ferite nell’animo e si offendono in modo indelebile perché messe in difficoltà. A chi mi chiede se si può uccidere una persona con delle frasi, io rispondo: “Si uccide chi è già moribondo di suo. Una frase fa peggiorare solo una grave ferita già esistente e mai rimarginata.”

Questo vale per le frasi che rappresentano proiettili, ma ce sono altre che ti restituiscono quello che credevi perduto o addirittura ti aprono la mente su ciò che nemmeno pensavi di poter fare, frasi con un altissimo valore positivo.

“Quali frasi mi riescono meglio?”. Domanda che i miei lettori mi rivolgono spesso. Stando agli apprezzamenti dei miei capi che sono giudici imparziali, credo di riuscire soprattutto nelle frasi che offrono agli altri una visione diversa delle cose. Adoro e uso delle frasi talvolta ad effetto che mettono l’interlocutore con le spalle al muro ma con un’orizzonte da guardare. Sono abituata, scrivendo io i discorsi dei miei capi, ad usare frasi e parole utili allo scopo che ci si prefigge, non dicendo tutto. Semmai studiando con cura le parole da non dire.

Quindi, credo al grande valore di ogni frase, non distinguendo in modo netto tra le frasi che uccidono e quelle che ti ridanno la vita, proprio no. Credo fermamente, e qui mi ripeto, ad una frase o pensiero espresso capace di umiliare chi è già sofferente di suo. Così come credo alle frasi mirate e positive per risollevare una persona, a patto che quella persona non intenda rimanere intrappolata in una reazione ostinata che non opera nessun cambiamento.

Serve in ambedue le situazioni una certa dose di reattività. Le frasi incidono sull’interlocutore in base alla sua capacità di reagire. Allora, quando si ha voglia di reagire e accettare serenamente le nostre mancanze e paure, qualunque frase non ci ferirà, perché abbiamo fatto pace con ciò che non ci va giù della vita e di noi stessi. Non è facile ma ci si può provare.

Cito un pensiero di San Tommaso Moro che dice:

“Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere!”

Ecco, se mettessimo in pratica quest’ultimo pensiero, ci troveremmo tutti davvero pronti a ricevere sia (ahimè) i proiettili, sia le frasi che rappresentano delle squadre di soccorso. Perché la vita ci offre entrambe le cose, ma non dobbiamo mai farci cogliere impreparati.

Se ho iniziato con una citazione di Alda Merini, vorrei aggiungere anche che il saper scegliere le parole da non dire riguarda soprattutto i rapporti professionali. Personalmente per quello che riguarda i rapporti di amicizia o le relazioni, temo di più le parole non dette solo per non ferire o per paura di perdere una persona. Mentre condivido molto le frasi o le parole che possono davvero farci riflettere e migliorare comunque. E non sempre sono frasi gradite. Ma basta essere lucidi e rifletterci per capirne la reale valenza. Quindi, le parole hanno un grande potere che però bisogna saper usare, per i diversi motivi di cui sopra.

In buona sostanza, le parole hanno un peso? Le parole sono tutto nella comunicazione. È indubbio. Quando vi trovate in una conversazione privata a tu per tu, non umilierete nessuno né ucciderete psicologicamente (che è poi la stessa cosa) il vostro interlocutore a meno che non sia già morto dentro. Allo stesso modo, le parole possono risollevare psicologicamente una persona solo se è aperta mentalmente e disposta a seguire i consigli sotto forma di frasi. Credete al valore delle parole, ma molto dipende dall’interlocutore che le recepisce.

“Con delle frasi posso portarti dove vuoi. Con delle altre, ti porto dove voglio!”

Alessandra Hropich

Citando Angelo De Pascalis:

“Non è vero che le parole non contano
Le parole accarezzano,
Graffiano
E qualche volta uccidono.
Poi ci sono quelle che mancano,
Che non arrivano,
Che fanno male per non essere state pronunciate”

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