E’ stata annunciata due giorni fa la vittoria di Procida tra le dieci città finaliste in corsa per il titolo di “Capitale italiana delle cultura 2022”. Premio ambito per questioni economiche (turismo più un aiuto economico di 1 milione di euro, oltre quanto necessario per attuare il progetto proposto), ma che nell’era post-Covid ha un peso diverso e un significato ancora più simbolico. Ad annunciare la selezione, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini, dopo aver attentamente analizzato i dossier di candidatura presentati dalle città finaliste.

Procida: “La Cultura non Isola”

Procida con la sua proposta chiama un all-in puntando tutto su cultura e natura a dimensione di isola. Nell’abstract del dossier si presenta ornata delle vesti dignitose di una realtà che è scrigno di tesori e meta di fuga, luogo di contemplazione ed esplorazione, ricerca e saggio approfondimento nel tempo scandito dalla circolarità isolana. Ma la candidatura non dialoga solo sulla tutela e l’importanza dei beni naturali e culturali. Si fa anche consigliera per l’Italia di alcune dinamiche positive e proprie della conformazione isolana: l’apertura e il tessuto relazionale che si intesse con chi vi approda.

Procida diventa cosìcapitale esemplare di dinamiche relazionali, di pratiche di inclusione nonché di cura dei beni culturali e naturali”, si legge nella proposta, ergendosi con semplicità a “modello di vita urbana attiva, orientata alla cultura e ai desideri della comunità”. Così diventa simbolo di una dualità intrinseca che rispecchia l’identità isolana, ma soprattutto umana e italiana. Tra “apertura/chiusura, accoglienza/esclusione, libertà/reclusione, legame/distanza” si muovono i fili della dialettica nazionale, e il Mibact premia l’idea di volerli abbracciare, riconoscere e sviluppare. Fiore all’occhiello della candidatura è stato lo slogan, quantomai rappresentativo ed eloquente: “La Cultura non Isola”.

La portata simbolica: baluardo della rinascita culturale nell’Italia post-Covid

E’ la prima volta che viene conferito questo premio a un piccolo centro. La scelta si basa in buona parte sull’analisi tecnica delle proposte, ma non solo. Il piano elaborato da Procida è stato ben strutturato tenendo in considerazione i sostegni locali e regionali, pubblici e privati. Avallano la decisione anche riflessioni di carattere naturalistico e culturale. Il progetto può diventare anche un esempio da seguire per tutte le piccole realtà isolane e costiere in Italia.

Ma “l’isola di Arturo” (Procida nel romanzo di Elsa Morante) è stata scelta anche per la forte carica simbolica. La rinascita dell’Italia all’uscita dal Covid è stata consegnata ai lidi procidani. La forza che si augura all’Italia risorge dalle acque del “Postino” (il film di Massimo Troisi), dai miti classici, dal profumo dei limoni che incantano l’isola. La cultura rivivrà di nuova linfa vitale e dai confini stretti dell’isola potrebbe “contaminare” l’intera nazione, stavolta, con una connotazione trionfalmente positiva.

“Viva Procida che ci accompagnerà nell’anno della ripartenza e della rinascita” (Dario Franceschini)

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