Le manifestazioni che si sono da poco svolte nelle città italiane in segno di solidarietà con le donne iraniane continuano, assumendo forme differenti di protesta. A Roma, questo settembre, in memoria di Mahsa Amini, uccisa dagli integralisti islamici per una ciocca di capelli fuoriuscita dal velo, si svolgono nella Casa Internazionale delle Donne incontri culturali a sostegno dell’Iran.

Gli eventi includono mostre di pittori, esposizioni di libri persiani, canzoni iraniane di protesta e lo spettacolo-performance di Consuelo Ciatti delle poesie di Forugh Farrokhzad, la poeta iraniana che ha sfidato l’Islam.

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I diritti delle iraniane prima della dittatura islamica

Prima del 1979, anno della presa del potere da parte del regime islamico, le iraniane hanno vissuto un periodo di libertà. Nel 1925, lo scià di Persia Khan Pahalavi inizia ad attuare una politica di modernizzazione del Paese. Il suo progetto politico è di avvicinare l’Iran al mondo occidentale: promulga una costituzione laica, separata dalla religione, approvando leggi per l’emancipazione delle donne.

Il figlio del monarca, lo scià Reza Pahalavi, negli anni ’50 prosegue il programma di occidentalizzazione e di separazione della religione islamica dalla vita civile. In pochi decenni i due regnanti, sebbene dittatori e contrari in modo cruento a qualsiasi forma di opposizione al loro regime, concessero alle donne iraniane il diritto di voto, di iscriversi all’università, di accedere alle carriere pubbliche e politiche, di divorziare e di scegliere se indossare il velo.

È in questo contesto che nasce la poesia di Forugh (1935-1967), conosciuta in occidente per il film Il vento ci porterà via, Leone d’Argento al Festival di Venezia nel 1999, ispirato ai suoi versi. La sua opera, tradotta in diverse lingue, è stata più volte candidata al premio Nobel per la letteratura.

La poesia come forma di protesta contro l’integralismo islamico in Iran

Forugh è ricordata come la poetessa che ha sfidato l’Islam. I suoi versi, densi di proteste, esprimono ribellione verso la posizione subalterna della donna imposta dalla religione, opponendosi alla società profondamente patriarcale:

“Io, assuefatta a vivere senza speranza / Come uno zero puoi restare immobile per sempre / Perdonatela se alle volte … scioccamente s’illude di avere il diritto di esistere.”

Forugh è anche etichettata “la poetessa del peccato”. Con una scrittura spregiudicata, la poeta rigetta la concezione dell’amore umano come peccaminoso, esprimendo la gioia del desiderio sessuale degli amanti. I suoi versi sono densi di passione e sentimenti, condannati dalla religione in quanto offendono Allah:

“Ho peccato ed era un peccato pieno di piacere / Abbandona le tue labbra, caldo senso di vita, alle carezze delle mie labbra innamorate / L’intimità clandestina dei nostri corpi / Il vento ci porterà via con sé.”

Con l’avvento in Iran della dittatura islamica nel 1979, i mullah religiosi al potere hanno vietato le poesie di Forugh nelle scuole. I suoi versi, considerati immorali, sono esclusi dalla pubblicazione delle antologie dei poeti iraniani. Per le iraniane oggi Forugh è un simbolo di libertà ed emblema della protesta in Iran.

La manifestazione culturale di settembre a Roma, presso la Casa Internazionale della Donna, include la mostra di opere d’arte di 25 artisti, iraniani e italiani. Tema principale dei quadri è la repressione delle libertà. L’evento include  l’esposizione di un’ampia collezione di libri in persiano. Segue lo spettacolo drammatico “Il vento ci porterà via” su poesie di Forugh da parte dell’attrice-regista Consuelo Ciatti. La suggestiva pièce teatrale evoca l’uccisione di Masha Amini attraverso i versi della poeta ribelle.

In scena, la recitazione è accompagnata dalla voce della cantante iraniana Ghazaal Ansari Rad e dalle letture in lingua farsi di Parisa Nazari, attivista iraniana. Il messaggio politico di protesta contro l’oppressione delle donne in Iran, attraverso le varie forme di comunicazione dell’arte, si trasforma in poesia.

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Lucia Massi

Avvocata, assistente universitaria in U.S.A., interprete del tribunale di Roma e promotrice di cultura italiana presso la F.A.O. Le lauree conseguite in Italia e all’estero, incluso un Ph.D. presso la Columbia University di New York, attengono alle discipline giuridiche e letterarie. Laureata in giornalismo, collabora con BuoneNotizie.it.

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