In USA il divieto di usare lo smartphone nei ristoranti è diffuso e su internet si trovano le liste dei locali phone-free. Un motivo è economico: l’uso dello smartphone rallenta la consumazione e tarda l’occupazione del tavolo da parte del successivo cliente. Per altri ristoratori di locali di lusso, la finalità della scelta è la caratterizzazione della raffinatezza ed eleganza dell’ambiente.

Anche in Italia questa moda-tendenza si sta diffondendo, ma con una motivazione sociologica: incentivare la connessione umana, la convivialità. Alcuni ristoratori italiani “invitano” a spegnere lo smartphone (Roma), altri chiedono ai commensali di lasciarlo alla cassa o deporlo in un cestino all’entrata (Cuneo), altri premiano il cliente regalandogli una bottiglia di vino (Verona), c’è chi applica uno sconto (Teramo, Marina di Cecina Livorno) e chi regala un voucher da utilizzare per la successiva consumazione (Modena, Milano).

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Senza lo smartphone, il tavolo gira più in fretta

Con l’uso dello smartphone a tavola il cliente perde tempo sia facendo le foto ai piatti di portata per pubblicarle sui social, sia interrompendo il consumo della pietanza per rispondere al messaggio o alla telefonata. Il tempo per liberare il tavolo per il cliente che aspetta in fila si allunga e il rallentamento del “giro del tavolo” produce un danno economico al ristoratore.

Per i ristoranti raffinati di Tokyo, New York e Sidney, frequentati da clientela selezionata, la motivazione del divieto risiede nella creazione di un ambiente chic. Limitando l’uso dello smartphone si preserva l’eleganza dell’atmosfera mondana caratterizzata dalla convivialità. Il fine è distinguersi dai popolari e chiassosi fast food. Per questo ristoratore avere un locale phone-free equivale a creare una reputazione “salottiera” al suo locale.

In USA, però, c’è chi ha sollevato problemi di legalità riguardo al divieto dell’uso dello smartphone nel ristorante. La proibizione potrebbe essere estesa nei luoghi di lavoro e i dirigenti potrebbero proibirne l’uso ai propri dipendenti, con eventuale sanzione in caso di infrazione al divieto.

Divieto del cellulare: meno maleducazione e più socialità

I sociologi spiegano che, soprattutto per i giovani, il cellulare è diventato una dipendenza, parte integrante della loro quotidianità. Ciò incide nella vita relazionale dei giovani i quali non hanno consapevolezza che l’uso spasmodico dello smartphone disincentiva il valore delle relazioni. Per molti lo scollegamento è impensabile, tanto sono “intossicati e stressati” dal suo uso compulsivo.

Per gli anziani l’uso del cellulare a tavola è una mancanza di buona educazione e chiedono l’introduzione di un galateo digitale. Bisognerebbe silenziarlo, come al cinema e al teatro. Parlando al cellulare si disturbano gli altri commensali e si perde l’attenzione per la persona seduta accanto, la si trascura mancandole di rispetto.

Divieto dell'uso del cellulare nei locali.

Sabino Valentini, enoteca Vitis Vinifera a Roma.

Per i gestori dell’enoteca romana Vitis Vinifera la decisione di invitare i clienti a evitare l’uso dello smartphone durante la consumazione è stata una scelta strategica. «È stata la nostra politica da quando abbiamo aperto il locale venti anni fa – dichiara Sabino Valentini – volevamo dare un tratto distintivo alla nostra enoteca. Creare un’atmosfera di relax dove la gente potesse rilassarsi bevendo con gusto un bicchiere di buon vino in convivialità, socializzare piacevolmente conversando senza interruzioni, valorizzando il tempo trascorso insieme, senza stress».

Inizialmente i clienti “smanettavano” il cellulare in continuazione – continua Valentini – anche durante le ordinazioni e ci chiedevano di abbassare la musica, che avevamo selezionato con melodie rilassanti di sottofondo, perché non riuscivano a parlare al cellulare! E così con coraggio abbiamo affisso un cartello alla parete. Ora i clienti ci ringraziano. Il risultato è una loro maggiore presenza in convivialità, un incremento del piacere della conversazione e una intensiva degustazione del bicchiere di vino sorseggiato».

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Lucia Massi

Avvocato, assistente universitaria in U.S.A., interprete del tribunale di Roma e promotrice di cultura italiana presso la F.A.O. Le lauree conseguite in Italia e all’estero, incluso un Ph.D. presso la Columbia University di New York, attengono alle discipline giuridiche e letterarie. Laureata in giornalismo, collabora con BuoneNotizie.it.

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