Sostenibilità e innovazione al Sud: la ricetta per salvare il Paese

di 6 Ottobre 2020Ottobre 7th, 2020Economia, Lavoro
Sostenibilità e lavoro al Sud

Le previsioni regionali rimarcano la “distanza” tra Nord e Sud Italia. Svimez: «Bisogna puntare sulla sostenibilità del Mezzogiorno»

 

La pandemia da coronavirus ha aperto la scatola nera del mai sanato differenziale di crescita Nord-Sud, questione nazionale che si è protratta dal 2008 ad oggi e che questi mesi hanno reso ancora più urgente. Le previsioni Svimez pubblicate lo scorso settembre segnalano una ripartenza differenziata su base regionale e una frammentazione dei processi di sviluppo interni alle due macro aree italiane. Il «rischio di disgregazione del sistema Paese» è molto alto se non si provvederà a un lavoro di squadra e ad una sostenibilità su base regionale.

In questo scenario difficile, incentivare l’innovazione e il lavoro al Sud si dimostra la via più adeguata per un progetto nazionale e internazionale di riqualificazione dell’Italia nell’Eurozona. Il viceministro Misiani sottolinea la necessità di accelerare gli investimenti pubblici nel Sud. Ciò si spera avvenga una volta presentato il Recovery Plan all’UE e ricevuti i 209 miliardi del Recovery Fund. Tuttavia non sarà questa l’unica soluzione da attivare.

Startup, spin off e piccole/medie imprese al Sud

Nel Meridione progredisce l’innovazione con sempre più startup e spin off in appello. La SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno) fa presente la palpabile crescita della transizione tecnologica delle filiere produttive contando 75mila piccole e medie imprese nel Meridione contro solo 650 grandi imprese; e 2.606 startup innovative pari al 24,3% dell’Italia.

Un’ulteriore testimonianza delle potenzialità del Sud è la presenza di “poli tecnologici” ovvero «aree specializzate in settori ad alta tecnologia che includono oltre 24mila unità locali». In particolare Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia sono regioni sempre più specializzate nell’industria aerospaziale (le prime due) e nel biomedicale (le ultime due). Nel versante universitario si assiste inoltre a una forte crescita di spin off, organismi accademici che permettono di avvicinare ricerca e imprenditoria,  fondati dagli atenei delle regioni meridionali e volti ad aprire la formazione universitaria alle collaborazioni internazionali.

Gli anelli deboli da saldare

Il vero limite del Sud dunque non è la mancanza di germogliazione dell’innovazione e della sostenibilità, bensì secondo la SRM «lincapacità di trasferire le tecnologie alle realtà aziendali e produttive e l’incapacità di fare sistema tra le imprese, oltre che di attrarre investitori e risorse umane esterni». Risorse umane comprendenti, ricordiamolo, anche la massa di giovani meridionali in fuga.

Il ministro del Sud Giuseppe Provenzano ha in questi giorni accennato a una cifra complessiva di 140 miliardi per il Mezzogiorno ricavata dal Recovery Fund. Il lavoro dovrà però proseguire col migliorare la capacità di abilitare l’innovazione; rafforzare i rapporti tra grandi, piccole e medie imprese, tra sistema imprenditoriale e istituzionale, tra imprese e centri di ricerca; e infine valorizzare le risorse naturali.

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