Il rapporto Caritas: la povertà colpisce le donne. Ma le Nazioni Unite hanno già una soluzione

Da quanto emerge dal rapporto Caritas 2020 e da alcuni studi, la pandemia ha aumentato la povertà per le donne incidendo sulla parità di genere.

Il quinto obiettivo per lo sviluppo sostenibile mira a raggiungere la parità di genere e a ridurre il gap tra uomini e donne. L’obiettivo rientra nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, il programma d’azione sottoscritto nel 2015 dai Paesi membri dell’ONU. L’uguaglianza di genere dovrà concretizzarsi attraverso varie azioni come l’accesso all’istruzione, l’eliminazione della violenza, l’emancipazione economica e la promozione di responsabilità condivise nelle famiglie.

La parità di genere è uno degli obiettivi dell'Agenda 2030

La parità di genere è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030.

Sono molti i progressi fatti in questo ambito, ma la pandemia di Covid-19 rischia di far fare parecchi passi indietro in termini di parità di genere e di povertà per le donne.

Il rapporto della Caritas italiana su povertà ed esclusione sociale, pubblicato il 17 ottobre e intitolato “Gli anticorpi della solidarietà”, afferma che a subire maggiormente la crisi sanitaria sono le donne, italiane, con due figli e un’età media di 40 anni.

A causa degli effetti economici e sociali dell’attuale crisi i nuovi poveri passano dal 31% al 45%. Praticamente una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. “Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani e delle persone in età lavorativa; cala di contro la grave marginalità“, si legge nel rapporto.

Da maggio a settembre sono state 54,4% le donne che si sono rivolte alla Caritas, contro il 50,5% del 2019. Le donne sono più svantaggiate sul mercato del lavoro italiano, caratterizzato dalla disparità salariale tra uomini e donne e da una bassa occupazione femminile. Inoltre, le donne che si rivolgono ai servizi di assistenza spesso rappresentano i bisogni del nucleo familiare.

Gli studi sulla parità di genere e la pandemia

Secondo uno studio dell’Università di Milano e di Torino, “Women’s work, housework and childcare before and during Covid-19”, la condizione lavorativa delle donne è peggiorata. L’indagine ha analizzato l’effetto del Covid-19 sulle modalità di lavoro, i lavori domestici e la cura dei figli delle coppie in cui lavorano entrambi i partner. In Italia la pandemia ha aumentato per le donne il lavoro domestico e la cura dei figli.

L’Italia è al 76° posto su 153 Paesi nel Rapporto sul divario di genere del Forum economico mondiale. Il rapporto valuta i progressi in quattro campi: istruzione, salute e speranza di vita, partecipazione e opportunità economiche e coinvolgimento nella politica. Se per l’istruzione e la salute il nostro Paese è a un buon livello, così non è per le opportunità economiche e la partecipazione politica.

La parità di genere come obiettivo

Per le Nazioni Unite “garantire alle donne e alle ragazze parità di accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, così come la rappresentanza nei processi decisionali, politici ed economici, promuoverà economie sostenibili, di cui potranno beneficiare le società e l’umanità intera“.

Il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), che lavora per sradicare la povertà ed eliminare le diseguaglianze, ha creato il Global Gender Response Tracker: uno strumento che monitora le misure politiche attuate dai governi per affrontare la crisi di Covid-19 attraverso un approccio di genere.

I dati mostrano che nel nostro Paese l’approccio di genere è stato tenuto in conto per le misure di protezione sociale come il decreto “Cura Italia”, che assegna dei fondi per il servizio di baby-sitting, e per quelle di eliminazione della violenza sulle donne. L’ottica di genere è invece assente per le politiche economiche e fiscali.

Il Global Gender Response Tracker può essere una guida affinché i governi garantiscano un approccio di genere alle politiche per uscire dalla crisi.

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