La difesa del consumatore al primo posto

Nel 2020, a causa della pandemia globale di Covid-19 siamo stati costretti ad aumentare l’utilizzo dei servizi online, compresi gli acquisti, i social media, il gaming e lo streaming. Il mondo digitale ha avuto un’enorme spinta: aumentando i servizi da mettere a disposizione e di conseguenza la consapevolezza riguardo ai diritti del consumatore digitale. Il 2021 potrebbe essere l’anno decisivo per le istituzioni, per consolidare attraverso i fatti la necessità di difesa del consumatore.

L’attacco al mondo del web

A dare sostanza a questa analisi sono i fatti. Nel 2020 il tentativo di arginare lo strapotere dei giganti tecnologici da parte di governi e istituzioni è stato imponente. Sono stati posti i primi paletti ad aziende come Amazon, Google e Facebook per quanto riguarda il monopolio che esercitano e la concorrenza che inibiscono nel mercato digitale.

I fatti dei diversi mesi comprendono l’accusa di quarantotto procuratori statunitensi, nel dicembre scorso, nei confronti di Facebook. L’imputazione è di aver violato la legge antitrust acquisendo Instagram e Whatsapp nel 2012 e 2014. La Federal Trade Commission, autorità garante della concorrenza negli Stati Uniti, aveva approvato anni fa l’acquisto delle società ed ora fa un passo indietro.

Il 17 dicembre è stata la volta di Google con la sua terza causa antitrust subita nel corso del 2020. Negli ultimi giorni il mondo social sta attraversando una via crucis mediatica a causa dello scandalo Trump. L’ormai ex presidente statunitense sembra aver trasformato i social media da macchine di consenso a sorgenti di estremismo.

Ecco la figura del consumatore digitale

Anche l’authority italiana lo scorso mese ha avviato un’istruttoria per verificare che gli accordi tra le società che si occupano della costituzione e del funzionamento della fibra ottica FiberCop non creino ostacoli alla concorrenza. Ha anche realizzato indagini nel mercato della pubblicità per verificare la posizione dominante e sleale di Google nei confronti degli altri attori italiani del mercato degli spot e dei banner su Internet.

La commissaria europea per il digitale Margrethe Vestager ha pronti diversi piani da presentare entro fine 2021. L’ottica è quella di andare verso qualcosa di nuovo, verso una prima vera regolamentazione della difesa del consumatore digitale dopo anni di titubanze. I governi stanno cominciando a delineare la figura del consumatore online per offrirgli un panorama più equo delle offerte e a tutti i competitor dei vari mercati pari opportunità di presentarsi agli utenti.

L’Europa passa ai fatti

Sono tre le azioni Ue che mirano a fare del 2021 l’anno del consumatore digitale: l’European Data Governance, il Digital Markets Act e il Digital Services Act che sostanzieranno la tutela del consumatore europeo.

Promuoveranno la condivisione dei dati tra Stati. Rafforzeranno la trasparenza dei dati per sfruttarli a nostro vantaggio. Il regolamento prevede la creazione di spazi dati comuni. Il DMA sarà più specifico per le aziende: eviterà il comportamento sleale e monopolistico di una società che prevale sulle altre, in modo tale da dare pari opportunità a siti di ogni dimensione e provenienza. Il DSA affiderà ad intermediari esterni la responsabilità dei contenuti in rete: un primo passo della lotta all’illegalità online.

Queste leggi difenderanno gli utenti perché è diritto di tutti navigare sicuri in rete. Finalmente le istituzioni si accorgono che il mondo passerà interamente al digitale. Quando accadrà dovremo essere preparati.

Finalmente la webtax

L’Europa ufficializzerà nel 2021 la proposta della webtax che obbligherà al versamento di una tassa le società digitali che nell’anno trascorso realizzano un ricavo digitale superiore a 5,5 milioni di euro. L’obiettivo è di garantire una tassazione equa e leale a tutte le aziende, senza sbilanciare le opportunità di altri competitor. Il tutto nonostante l’idea abbia un pregresso di esitazioni dovuto al fatto che non si pensava fosse necessaria una tassa su scala nazionale per porre dei paletti al business dei Giganti Tecnologici. Entro marzo 2021 la webtax verrà applicata a livello europeo così da garantire equità fiscale a tutte le realtà digitali, grandi o piccole che siano.

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