La Commissione Europea che ha presentato una nuova proposta per regolamentare la riduzione degli imballaggi, dove vengono espressamente vietati tutti gli imballaggi monouso; la bustina di zucchero al bar sembra destinata a sparire per tornare alle tradizionali e più ecologiche zuccheriere. In Italia, già da gennaio 2022, è entrato in vigore il divieto dell’uso della plastica monouso e l’impatto ha già provocato una forte diminuzione.

Addio alle bustine di zucchero, lo ha deciso l’UE

L’invenzione della bustina di zucchero risalirebbe al 1862 a Filadelfia. Successivamente, in Francia nel 1908, Loïc de Combourg e François de la Tourrasse, depositano la loro invenzione, chiamata le Sucre-Pochette, ovvero bustina di zucchero. Durante la Prima Guerra Mondiale i ristoranti cominciarono a fabbricare le loro bustine di zucchero, allo scopo di razionare gli sprechi, con l’aggiunta di messaggi chiari stampati sulla bustina: “ne gaspillez pas le sucre” e “ration pour une tasse”, “non sciupate lo zucchero” e “razione per una tazza.” La tipica zuccheriera a forma di pera sarà progettata solo nel 1956 da Henry Keck. Oggi le bustine di zucchero sono per tanti estimatori un oggetto da collezione diventando negli anni veri e propri mezzi per le aziende di fare branding.

Se la proposta della Commissione Europea passerà così com’è, la bustina di zucchero diventerà il ricordo di un tempo che non c’è più e tutta l’Europa sarà indirizzata verso una scelta sicuramente più ecologica. La proposta si affiancherebbe al divieto della plastica monouso attuata a gennaio, provvedimento voluto sempre dall’Unione europea (UE).

L’obiettivo maggiore e principale dell’UE è quello di ridurre del 15% i rifiuti di imballaggio pro capite per i cittadini di ciascuno stato membro entro il 2040, rispetto ai livelli del 2018. Significa ridurre il 37% dei rifiuti generati, mettendo in circolazione soltanto gli imballaggi che servono davvero. La Commissione vuole imporre alle aziende l’utilizzo minimo degli imballaggi, privilegiando contenitori ricaricabili o riutilizzabili e per agevolare i consumatori gli imballaggi avranno formati standard e conterranno un’etichetta che spiega se e come possono essere riutilizzati.

Il secondo grande obiettivo è quello di rendere riciclabili tutti gli imballaggi presenti nel mercato dell’Unione Europea in modo economicamente sostenibile entro il 2030. Se confermato, sarà un cambiamento di sistema che riguarderà tanto le industrie quanto i consumatori.

La polemica in Italia

In Italia abbiamo già detto addio a piatti e bicchieri, bastoncini per le orecchie, cannucce e così via e forse saluteremo presto anche i flaconcini di sapone negli hotel, le bustine di zucchero, le salse monodose e tanti altri imballaggi.

L’Europa con il divieto sulla plastica monouso del 2022 e con questa nuova proposta contro gli imballaggi monouso vuole ridurre notevolmente l’impatto di determinati prodotti sull’ambiente, preservando mari e oceani. In Italia non sono tardati i commenti da parte di Coldiretti e Filiera Italia: “Si tratta di norme che non premiano la filiera del packaging italiano e quelle aziende che in particolare hanno investito nei materiali tecnologicamente avanzati sostenibili e riciclabili” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’evidenziare peraltro “l’effetto negativo sui costi di produzione dell’intera filiera agroalimentare che rischia di riflettersi sui prezzi pagati dai consumatori in un momento di grande difficoltà economica”.

Denunciano inoltre grave la scelta di favorire il passaggio alla vendita di prodotti sfusi invece che confezionati poiché riduce, secondo il loro parere, il livello di controllo e di rintracciabilità contro le contraffazioni. Mentre il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, si è già schierato contro la bozza di regolamento sugli imballaggi proposta dalla Commissione UE.

Impossibile però, in linea di massima, non concordare con la missione della Commissione Europea e con la scelta di ridurre il consumo di contenitori di plastica, anche se per quanto riguarda l’Italia gli ostacoli sul cammino non saranno pochi.

Carlotta Vercesi

Carlotta Vercesi

Carlotta Vercesi. Laureata in Design della Comunicazione ricerca in ogni dove il valore della comunicazione. Non basta pronunciare, scrivere o disegnare, la comunicazione avviene quando arriva e diventa patrimonio comune per la costruzione di una discussione. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista.

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