Gli Stati Membri dell’Unione Europea hanno trovato un accordo per introdurre la cosiddetta “Carbon Tax”. La misura discussa lo scorso 18 dicembre prevede di tassare le aziende esterne all’Unione che operano in settori particolarmente inquinanti.

In questo modo, le aziende che importano merci nell’Unione Europea dovranno pagare un dazio in proporzione alle emissioni prodotte nei Paesi di produzione.

Si tratta della misura più ambiziosa e incisiva che finora la UE abbia deciso di adottare per contrastare il cambiamento climatico.

A cosa serve la Carbon Tax

Quella che volgarmente è indicata come “Carbon Tax” in realtà assumerà il nome di Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM).

L’Unione Europea e gli Stati Membri hanno già adottato alcune politiche di riduzione delle emissioni inquinanti e altre ne saranno adottate in futuro. Le aziende europee potrebbero quindi subire una concorrenza sleale da parte di chi produce merci fuori dalla UE, approfittando di regole più permissive. I prodotti lavorati all’estero e importati nei Paesi dell’Unione potrebbero essere così messi in commercio a un prezzo più basso.

Come si pagherà la Carbon Tax

Il CBAM stabilirà un prezzo sulle tonnellate di CO2 emesse per produrre i beni importati, in modo da annullare questo vantaggio. Questo prezzo costituirà appunto la Carbon Tax.

I settori coinvolti nel sistema, per ora, sono quelli dell’acciaio, del cemento, della produzione di energia elettrica, dell’alluminio, dei fertilizzanti e dell’idrogeno.

Il pagamento del CBAM diventerà obbligatorio gradualmente: è previsto un periodo transitorio che durerà dal 2026 al 2034.

La Carbon Tax fa parte di un pacchetto di misure più ampio, pensato per contrastare il cambiamento climatico, noto come “Fit for 55“. Si affianca ad altri regolamenti, come quello sullo scambio di quote di emissione.

Cosa ci si aspetta dal CBAM

Lo scopo della Carbon Tax è innanzitutto quello di disincentivare i consumatori a comprare articoli più economici, se il prezzo più basso è dovuto a procedimenti industriali più inquinanti.

L’Unione Europea si aspetta anche che il CBAM abbia ricadute nei Paesi extra-UE. Poiché una industria fortemente inquinante costerà di più, le realtà extracomunitarie saranno incentivate a ridurre le loro emissioni.

L’obiettivo che l’Unione si è posta è quello di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, per cominciare. Proseguendo su questa strada, potrà arrivare alla neutralità carbonica entro il 2050, come programmato.

Giovanni Pigozzo

Giovanni Pigozzo

Laureato in Giurisprudenza e abilitato Consulente del Lavoro. Aspirante giornalista pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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