Una recente analisi, condotta da un gruppo di esperti che include Nick Bloom, rinomato studioso del lavoro da remoto, ha pubblicato un nuovo articolo focalizzato sul tempo risparmiato evitando i tragitti quotidiani casa-lavoro in 27 Paesi di tutto il mondo.

Quello che emerge è che il tempo risparmiato per gli spostamenti migliora la vita delle persone in termini di maggiore tempo libero e sostenibilità ambientale, ma anche sotto aspetti socialmente impattanti come il sostegno e la cura della famiglia.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici

Quanto tempo si risparmia lavorando da casa?

Secondo i risultati emersi nel corso del 2021 e del 2022, si è registrato un risparmio medio di 72 minuti al giorno per coloro che svolgono attività lavorative da remoto. Tale cifra corrisponde al 15% del tempo di lavoro complessivo.

Ipotizzando che la settimana lavorativa non si svolga interamente in smart working, ma che mediamente un impiegato si colleghi da casa 2,5 giorni su 5, si può ottenere un risparmio di circa 61 minuti al giorno per ogni lavoratore in Italia.

Come viene impiegato il tempo risparmiato?

Analizzando complessivamente i comportamenti nei 27 Paesi coinvolti nello studio, emerge che il 40% del tempo guadagnato grazie al lavoro da remoto viene reinvestito nelle attività lavorative, il 34% viene utilizzato per dedicarsi ad attività ricreative e il restante 11% viene impiegato per occuparsi di responsabilità familiari, come la cura dei figli o di parenti anziani.

Queste percentuali cambiano se si guarda all’Italia, dove il 34% del tempo risparmiato per gli spostamenti viene dedicato al lavoro, il 31% al tempo libero e il 15% alle attività di assistenza. Questo dato risalta ancora di più se si considerano i problemi esistenti in Italia in merito al welfare e alla cura e al sostegno delle persone più fragili: in questo contesto, il lavoro da remoto diventa uno strumento strategico con un impatto sociale di notevole rilevanza.

I benefici del lavoro da remoto

I ricercatori sottolineano che il lavoro da remoto amplia la libertà individuale, migliora la qualità della vita e offre nuove opportunità lavorative. Contribuisce inoltre a sviluppare un capitale sociale nelle comunità di residenza. Non da ultimo, durante pandemie e altre situazioni di emergenza, il lavoro da remoto si rivela un importante strumento di resilienza economica e sociale.

Oltre a ciò, un aumento del lavoro da remoto comporta un alleggerimento del carico sui sistemi di trasporto, riducendo la congestione durante le ore di punta e i tempi di percorrenza. Questo comporta benefici sia per l’ambiente, con una riduzione delle emissioni di gas serra, sia per l’economia, con una diminuzione dei consumi di carburante.

I risvolti del lavoro da remoto sul tasso di natalità

Un recente studio di Lyman Stone e Adam Ozimek suggerisce una relazione positiva tra il lavoro da remoto e l’aumento del tasso di natalità durante la pandemia, in particolare tra le donne più ricche e più istruite.

Il dato più interessante emerso dalla ricerca è che per le donne le cui finanze familiari sono significativamente migliorate nell’ultimo anno, la probabilità di dichiarare di essere incinta o di cercare di esserlo è più di 10 punti percentuali più alta per le lavoratrici da remoto rispetto alle non da remoto.

L’importanza dello smart working per il benessere del futuro

Tra le numerose conseguenze negative della pandemia, il lavoro da remoto sembra aver portato una novità positiva: ha fornito a singoli individui e famiglie una maggiore flessibilità lavorativa e più tempo da trascorrere in famiglia. Questi fattori potrebbero aver contribuito ad aumentare il tasso di natalità durante la pandemia.

Sebbene il declino a lungo termine dei tassi di fertilità nel mondo sviluppato renda difficile fare previsioni in crescita sui futuri tassi di natalità, l’ascesa del lavoro da remoto sembra essere un fattore che potrebbe contribuire a invertire la tendenza, almeno in alcuni sottogruppi della popolazione. Data l’importanza dei tassi di natalità per i cambiamenti demografici, per la crescita economica e per il conseguente aumento del benessere per tutte le fasce della popolazione, il tema dello smart working e della sua sopravvivenza nel post pandemia riveste un ruolo di primaria importanza.

Leggi anche:

Smart working: un cambio di paradigma sociale

South working: la fibra rende competitivo il Sud Italia

Condividi su:
Avatar photo

Chiara Bastianelli

Laurea in Economia e Direzione Aziendale.Project manager in una società di consulenza strategica per le imprese.Appassionata di aziende, finanza e letteratura.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici