Il 5 luglio la Camera dei deputati ha approvato la sospensiva di 4 mesi riguardante il disegno di legge di ratifica della riforma del Mes. Si deciderà dunque ai primi di novembre sull’opportunità o meno di seguire l’esempio degli altri Paesi dell’Ue.

In questi giorni non sono mancate le schermaglie politiche tra Governo e opposizione. Si tratta di una dialettica sicuramente complessa e a tratti aspra, ma che può riservare una sorpresa finale, nella misura in cui si riuscirà ad operare una sintesi utile per il Paese.

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Mes, una storia iniziata nel 2012

Prima di vedere da vicino alcuni aspetti previsti dalla riforma, su cui sembrano appuntarsi delle perplessità circa la ratifica del Mes, sarebbe opportuno ricapitolare brevemente la sua storia.

Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) è un ente sotto forma di impresa che opera nell’area dell’Ue, istituito mediante un trattato intergovernativo nel 2012. La sua funzione fondamentale è quella di fornire, a determinate condizioni, assistenza finanziaria ai Paesi membri che “trovino temporanee difficoltà nel finanziarsi sul mercato”.

Le condizionalità richieste possono essere di due tipi, a seconda dello strumento richiesto. In caso di prestito, esse assumeranno la veste di programmi di aggiustamento macroeconomico, sanciti da apposito memorandum. Diverso è il caso in cui la richiesta attiene la messa a disposizione di liquidità a scopo precauzionale. Ciò può verificarsi in caso di situazioni di sostanziale solidità economica temporaneamente colpite da eventi avversi.

Il Mes, detto anche Fondo salva-Stati, ha un capitale di oltre 700 miliardi e la sua capacità di prestito ammonta a 500 miliardi. L’Italia è il terzo Paese contributore, dopo Germania e Francia, e può al pari di questi porre il veto. Il Fondo salva-Stati è diretto da un Consiglio dei governatori composto da 19 ministri delle finanze europei e assume tutte le decisioni all’unanimità.

Ratifica Mes Italia, la proposta di riforma del 2021

A gennaio 2021, l’allora presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, insieme ai capi di Stato e di Governo dei Paesi membri del Mef, ha firmato la riforma del trattato istitutivo del Fondo salva-Stati.

Tra le principali novità introdotte dalla riforma vi è quella di fornire una “rete di sicurezza finanziaria” (backstop) – si legge sul sito della Banca d’Italia – al Fondo di risoluzione unico (art. 5 bis dall’Accordo di modifica).

Il Fondo di risoluzione unico è un organismo finanziato dai contributori del settore bancario degli Stati membri dell’Ue, e agisce in caso di dissesto bancario. Ebbene, il backstop previsto dalla riforma avrebbe il compito di fungere da paracadute al Fondo di risoluzione delle banche, come ha detto di recente il vice presidente della Commissione europea Dombrovskis (Ansa, aprile), parlando a proposito delle opportunità di ratifica del Mes.

Un altro degli elementi più importanti e controversi della riforma è quello relativo alle Clausole di azione collettiva (CACs). Queste “consentono a una maggioranza qualificata di investitori in obbligazioni di modificare i termini di pagamento di un titolo, in maniera giuridicamente vincolante per tutti i detentori del titolo stesso”, riporta il sito della Banca d’Italia.

L’art. 10 della riforma del Mes prevede l’inserimento di Clausole di azione collettiva, tuttavia con una differenza di non poco conto. Quest’ultima consiste nella necessità di una sola votazione (maggioranza singola) e non più di una doppia, al fine di modificare i termini di pagamento di un titolo.

Ratifica del Mes da parte dell’Italia: che cosa ci attende?

Ai primi di novembre l’Italia giocherà una partita interessante e di notevole importanza rispetto alla ratifica del Mes. Lo scorso 9 giugno Giorgia Meloni, ha affermato “che non ha senso ratificare la sua riforma se non sai cosa prevede il nuovo Patto di stabilità e crescita”.

Quest’ultimo sarà discusso proprio a novembre, dopo la sospensione dovuta alla crisi pandemica. Secondo la premier, il Fondo salva-Stati rischierebbe di “tenere bloccate” delle risorse importanti che non verrebbero utilizzate da nessuno.

La Banca d’Italia assicura però che la riforma “contribuirebbe a contenere i rischi di contagio connessi con eventuali crisi bancarie di rilievo sistemico”.  Per quanto riguarda l’Italia, il rifinanziamento del debito pubblico potrà “avvenire in maniera più ordinata e a costi più contenuti se le condizioni sui mercati finanziari restano distese”.

Probabilmente sarà proprio l’esercizio di tale dialettica a consentire all’Italia di affrontare in autonomia il match di novembre con il suo “abito” migliore.

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Diego B. Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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