La guerra del grano portata avanti dallo scontro russo-ucraino, la sospensione della “Black Sea grain initiative” ovvero l’accordo sul grano del Mar Nero e l’aumento dei prezzi dei generi alimentari peggiora le condizioni sociali del continente africano.

A rimetterci saranno soprattutto la zona settentrionale e quella orientale. L’incognita sul prossimo futuro dell’Africa rimane, soprattutto dal momento in cui è dipesa fino ad ora quasi interamente dall’Ucraina per gli approvvigionamenti di cereali.

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Guerra del grano: gli effetti che pesano di più sull’economia africana

La guerra del grano è diventata un’arma per ridisegnare gli equilibri internazionali all’interno dell’Africa: il conflitto occidentale, il debito sovrano, gli strascichi generati dalla pandemia e i cambiamenti climatici gravano sull’economia del continente e ne rendono incerta la crescita.

Come riportato dall’agenzia di stampa russa Tass, Sergey Vershinin il Viceministro per gli Affari Esteri della Federazione dichiara che: “la Russia dopo aver sospeso l’accordo sull’esportazioni di grano, comprende le preoccupazioni dei Paesi africani e promette ai territori colpiti da questa decisione, di ricevere comunque il loro fabbisogno nutrizionale giornaliero attraverso accordi interni legati soprattutto al vertice Russia-Africa.

Vertice Russia-Africa 2023 direzione del prossimo futuro

Il 27 e 28 luglio si è tenuto a San Pietroburgo il summit Russia-Africa, giunto alla sua seconda edizione, dopo quella inaugurale del 2019. Il presidente russo Putin ha subito rivendicato il ruolo del suo Paese come garante della sicurezza alimentare, fornitore di prodotti agricoli e di prima necessità in Africa.

Per ribadire la volontà della Russia di sostenere i partner africani, Putin ha annunciato la disponibilità a fornire gratuitamente tra le 25 e le 50 mila tonnellate di grano a diversi Paesi africani come Burkina Faso, Zimbabwe, Mali, Somalia, Repubblica Centrafricana ed Eritrea in massimo 3 o 4 mesi.

Il Cremlino, la guerra del grano e i legami con l’Africa

Oltre a puntare sui prodotti alimentari e agricoli, Vladimir Putin per rinsaldare il legame con le nazioni partner, ha diversificato le proprie promesse aprendo a nuove forme di cooperazione nel campo energetico, nel contrasto al terrorismo e nel sostegno alla riduzione del debito pubblico.

Inoltre, ha non solo ricordato il suo ruolo fondamentale nell’aumento delle esportazioni verso il continente africano di greggio, prodotti petroliferi e gas naturale liquefatto bensì ha anche considerato la disponibilità a fornire i servizi necessari per la creazione di infrastrutture per il nucleare civile, come nel caso di Etiopia, Zimbabwe e Burundi.

Esistono anche benefici rispetto all’accordo sul grano del Mar Nero

Per ridurre la dipendenza dal grano importato, alcuni paesi africani hanno deciso di coltivare localmente, così da essere sempre meno dipendenti dalle importazioni occidentali. Difatti, di fronte ad un conflitto europeo che si ripercuote soprattutto sul continente, l’Africa ha trovato soluzioni alternative provando a trarne vantaggio.

Bloomberg, multinazionale operativa nel settore dei mass media con sede a New York, riferisce come i produttori di Kenya, Egitto, Repubblica democratica del Congo, Nigeria e Camerun che utilizzano per la panificazione alternative economiche e locali come riso, farina di manioca e sorgo. Colture difficilmente esposte alla questione occidentale, che offrono sicurezza, risparmio e fiducia al popolo africano.

Un esempio di best practice è sicuramente l’Egitto, il più grande acquirente di grano in Africa che con la sospensione dell’accordo del Mar Nero, è in ritardo del 13% di approvvigionamento rispetto all’anno scorso. Di fronte a questo scompenso tra domanda e offerta, il produttore di pasta Egyptian Swiss Group sta escogitando nuove soluzioni alimentari creando mix a base di farina di lenticchie, mais e riso. O ad esempio il Kenya, che importava il 44% del suo grano dall’occidente ed ora invece, grazie ad Unga Group, società finanziaria nel campo agroalimentare situata a Nairobi con a capo l’amministratore delegato Joseph Malel Choge, vede una diversificazione delle vendite a favore della propria filiera di riso e legumi.

Si è passati dall’interruzione delle filiere alimentari, durante il Covid-19, al rincaro dei costi per i beni di prima necessità dovuti alla durevole guerra russo-ucraina. l’Africa in presenza di questi fenomeni susseguitisi nel tempo, si affida nuovamente a soluzioni locali provando a trarne vantaggio ed acquisire più auto-consapevolezza.

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Vincent Truppo

Tra i miei focus principali, abbattere gli stereotipi che talvolta non danno la possibilità di conoscere realmente chi ci circonda, la definizione del termine stereotipo rappresenta appieno il mio lavoro. Con enorme piacere collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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