Scuola e lavoro nel tempo sono diventati due mondi sempre più distanti tra loro.

L’impresa formativa può essere uno strumento per ricucire lo strappo tra queste due dimensioni: fornisce un ambiente intermedio tra l’apprendimento scolastico e l’avviamento di una carriera professionale.

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Scuola e lavoro: due mondi distinti

Si parla di “mismatch” per indicare il divario tra le competenze che la scuola insegna ai suoi allievi e quelle richieste dal mercato del lavoro, quando gli studenti diventano lavoratori.

Non si tratta solamente di competenze tecniche: la discrepanza si presenta anche per le cosiddette “soft skills”. Si tratta di quelle competenze trasversali comuni a ogni tipo di mansione. Rientrano in questa categoria, per esempio, la capacità di comunicare, la professionalità, il sapersi rapportare ai superiori e ai propri pari.

Alcune di queste competenze – come il lavoro di squadra – possono essere inserite nei programmi scolastici, ma questo non vale per tutte. Rapportarsi a un docente è molto diverso rispetto a comunicare con il proprio responsabile, la pianificazione di una interrogazione differisce dalla gestione di un progetto, la relazione tra colleghi ha una consistenza diversa da quella dei compagni di classe, nessuna materia prevede l’interazione con un cliente.

Tra scuola e lavoro: l’ambiente protetto dell’impresa formativa

Uno strumento per semplificare il passaggio dal mondo della scuola a quello del lavoro è rappresentato dall’impresa formativa. “Si tratta di un contesto ibrido: è una impresa aperta al pubblico ma nello stesso tempo è un ambiente formativo” spiega Massimo Peron, Direttore di CIOFS-FP. Da anni curano progetti di questo tipo: “È un’opportunità, inserita in un percorso formativo più ampio, di apprendere quelle competenze trasversali che le imprese oggi ricercano”.

Non va confusa con l’alternanza scuola-lavoro: in quel caso lo studente è inserito in un contesto produttivo vero e proprio, completamente legato alle logiche di mercato. Nell’impresa formativa, il principale obiettivo non è il profitto: generalmente sono legate a organismi senza fini di lucro, contraddistinte da fini solidaristici. La gestione economica non può certo essere disastrosa, ma la necessità di realizzare un guadagno è contemperata allo scopo formativo.

Un aiuto concreto per passare dalla scuola al lavoro

Il tema di avvicinare la scuola e il lavoro è stato oggetto di alcuni interventi in tema di competenze tecniche (le cosiddette “hard skills”). Al momento dell’assunzione, tuttavia, a parità di titolo di studio la scelta dell’imprenditore cadrà sul candidato che dimostri le migliori competenze trasversali.

L’impresa formativa rappresenta una opportunità in più per facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro, qualunque sia l’ambito di specializzazione. Non è adatto solamente agli istituti professionali o tecnici: anche gli studenti del liceo possono beneficiarne e addirittura può aiutare l’inserimento lavorativo degli adulti.

“Non è la panacea di tutti i mali, ma certamente è una freccia in più nell’arco di un’istituzione formativa o scolastica”, prosegue Massimo Peron.

Una normativa per accompagnare le imprese formative

L’uso dell’impresa formativa è in espansione per avvicinare scuola e mondo del lavoro. “Se sommiamo tutti i promotori, facciamo già dei numeri particolarmente interessanti. Poi ci sono anche delle pubblicazioni sul tema. Insomma comincia a esserci un po’ di cultura sull’argomento”.

Al momento, manca una normativa che ne accompagni lo sviluppo e regoli in maniera precisa questo strumento. In questo contesto, chi decida di promuovere una impresa formativa deve affidarsi a interpretazioni e interpelli.

Una chiara regolamentazione degli aspetti fiscali e di bilancio, come già esiste in Belgio e Francia, darebbe un nuovo impulso e moltiplicherebbe queste opportunità.

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Giovanni Pigozzo

Nei modi più vari mi sono sempre occupato di quel che succede nel mondo del Lavoro. Analizzo come è fatta e come evolve l'attività umana che più di tutte occupa le nostre giornate. Aspirante giornalista pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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