Punto sud, mezzogiorno reale, mezzogiorno immaginato” è il primo festival che Editori Laterza e Svimez organizzano sulla questione meridionale. Nella conferenza stampa tenutasi a Roma lo scorso 2 ottobre è stata evidenziata una differenza: da un lato un mezzogiorno fatto di disagio economico e sociale, di carenze infrastrutturali e dall’altro di un racconto fatto di film, romanzi, musica e turismo che negli ultimi venti anni, non si è mai visto.

Sulla base delle informazioni del rapporto Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno presentato a novembre 2022, è stato organizzato il primo festival sull’argomento. Da giovedì 26 a sabato 28 ottobre 2023 a Bari, tre giornate per elaborare una riflessione critica, documentata e partecipata sulla “questione meridionale”.

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Come nasce la questione meridionale

La questione meridionale si riferisce alle problematiche socio-economiche che affliggono le regioni del sud Italia, caratterizzate da un divario significativo rispetto alle regioni settentrionali. Questa disparità ha radici storiche profonde che influenza il presente. L’agricoltura era la principale attività economica, ma la produzione era arretrata rispetto al nord industriale. L’industrializzazione si è concentrata principalmente nel nord, lasciando il resto d’Italia in una posizione svantaggiata. Ciò ha portato all’emigrazione di milioni di persone dal sud verso il nord Italia e all’estero, in cerca di opportunità di lavoro. Lo stesso rapporto Svimez degli anni passati registrava l’esternalizzazione dei processi produttivi a scapito dell’utilizzo di manodopera locale.

La questione meridionale oggi

Nonostante alcuni segnali di miglioramento, la questione meridionale persiste e si riflette in vari indicatori socio-economici. Il tasso di disoccupazione nel sud è generalmente più elevato rispetto al nord. Le regioni del meridione soffrono di bassi livelli di istruzione e infrastrutture carenti, secondo quanto riportato nel documento della Banca d’Italia di giugno 2022: “Il divario Nord-Sud: sviluppo economico e intervento pubblico“.

Il settore manifatturiero nel sud è meno sviluppato rispetto al nord, con conseguente mancanza di posti di lavoro qualificati. Ciò ha contribuito alla fuga di cervelli, con molti giovani laureati che cercano opportunità altrove, aggravando il problema della brain drain o fuga dei cervelli. Tuttavia, ci sono anche segnali di progresso dovuti alle politiche di sviluppo regionale e programmi di finanziamento per promuovere la crescita economica nel meridione degli ultimi decenni. Ci sono stati investimenti nelle infrastrutture, nell’istruzione e nella ricerca scientifica. Alcune aree del sud, come la Campania e la Puglia, hanno visto una crescita nel settore turistico e nell’industria culturale, sfruttando le loro risorse naturali e storiche.

Il rapporto Svimez 2023

Secondo questo rapporto, nel 2022 la percentuale di migranti laureati è stata la più alta per la prima volta nella storia del Mezzogiorno. Il Mezzogiorno ha fatto segnare nel periodo successivo alla diffusione del Covid una crescita occupazionale sostenuta, grazie alla quale è tornato su livelli di occupazione superiori a quelli osservati nel pre-pandemia (+22 mila occupati nella media del 2022 rispetto al 2019).

Tra il 2001 e il 2021 circa 460.000 laureati si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centro-Nord, di questi, circa 130.000 erano in possesso di una laurea STEM cioè tutte le facoltà che appartengono all’ambito scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico.

La questione meridionale ha diverse sfaccettature: nel rapporto viene analizzata anche la “dipendenza” del Sud per più del 60% dalle forniture del Centro-Nord di beni manufatti. C’è una tendenza generale a preferire le forniture locali, sia dall’estero verso l’Italia, sia nell’ambito della stessa regione. Per quanto riguarda le regioni meridionali questa tendenza deve essere favorita attraverso un piano di sviluppo territoriale. In questo senso, l’istituzione di una Zona economica speciale rappresenta una grande opportunità per il Mezzogiorno.

La questione meridionale e il PNRR

Negli ultimi anni, sono stati sviluppati diversi programmi e politiche per promuovere lo sviluppo economico nel meridione. Ad esempio, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede investimenti significativi nel sud Italia, con l’obiettivo di stimolare la crescita economica, creare posti di lavoro e ridurre le disuguaglianze regionali. Sono questi i temi centrali che caratterizzano la questione meridionale. Il rapporto Svimez evidenzia i progetti che hanno maggiori elementi di debolezza e che quindi hanno il maggior rischio di fallimento rispetto ai target del PNRR.

Nonostante un’ipotesi prudenziale, lo stesso rapporto individua una crescita superiore di circa 5 decimi di punto rispetto alla previsione tendenziale (dallo 0,9 all’1,4%). Come si legge nel rapporto: “Negli anni successivi, il contributo aggiuntivo del PNRR tenderebbe ad aumentare in entrambe le aree del Paese, ma con maggiore intensità al Sud, fino a chiudere sostanzialmente il divario di crescita tra Nord e Sud nel 2025“.

Punto sud e il rapporto Svimez

Il festival comprende tavole rotonde, interviste, dialoghi e panel di discussione, proiezioni di film e documentari con l’intento di contribuire all’elaborazione di un “discorso” sul Mezzogiorno. Sarà possibile seguire la diretta streaming su www.puntosudfestival.it È importante riconoscere che la questione meridionale è un problema complesso che richiede soluzioni a lungo termine.

Tra questi interventi occorre attuare investimenti in infrastrutture, istruzione, innovazione e creazione di opportunità di lavoro. Solo attraverso un approccio olistico e una cooperazione tra il governo, le istituzioni, il settore privato e la società civile si potranno affrontare le sfide che il sud Italia affronta ancora oggi.

Un altro aspetto cruciale per affrontare la questione meridionale è l’accesso a servizi di qualità, come l’istruzione e la sanità. È importante garantire un sistema educativo solido e inclusivo per tutti i cittadini, fornendo opportunità di apprendimento e formazione professionale. Allo stesso modo, è necessario migliorare l’accesso ai servizi sanitari di base e promuovere la ricerca scientifica e l’innovazione nel settore sanitario. Affrontare la questione meridionale richiede uno sforzo collettivo e un impegno a lungo termine. Solo attraverso una visione condivisa e azioni concrete si potrà superare il divario socio-economico tra il meridione e il resto del Paese.

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Francesco Ravenda

Francesco Ravenda, informatico. Appassionato di gestione aziendale e di podcast, attento alle dinamiche sociali, mi piace informare, raccontando. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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