“Voglio andare a studiare fuori”. Ci sarà capitato di sentirlo dai nostri figli, dai nostri amici, o di averlo pensato noi stessi. La prima difficoltà che uno studente incontra è quella di proseguire gli studi in uno dei Paesi Ue con la certificazione dei titoli di studio.

Ad oggi lauree e diplomi sono riconosciuti solo al livello nazionale. Il laureato italiano che vuole specializzarsi in un altro Paese Ue deve assicurarsi prima di tutto che sia riconosciuto il titolo di studio. L’iter comporta il pagamento di tasse straordinarie o l’obbligo di adempimenti didattici aggiuntivi che spesso inducono gli studenti a cambiare strada.

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L’Europa vuole fare dell’integrazione totale dei cittadini l’obiettivo della prossima legislatura. E proprio in questi giorni sta adottando provvedimenti che avranno attuazione già dal 2025.

Oltre la mobilità

Il 29 aprile 2024 si è svolto a Bruxelles un incontro tra la Commissione europea e 300 rappresentanti delle università di tutti i Paesi membri. Cardine della giornata, la presentazione dei risultati di 6 progetti pilota chiamati a proporre raccomandazioni ma soprattutto individuare gli ostacoli al raggiungimento dell’obiettivo di una laurea europea, automaticamente valida in tutti i Paesi Ue, senza bisogno di alcuna certificazione del titolo di studio.

I progetti sono inquadrati nell’attività di Erasmus+, evoluzione del programma che negli ultimi 20 anni ha reso possibile la mobilità tra studenti in Europa, e andranno ad arricchire l’offerta proposta dagli esistenti Eures e Discover Eu.

Uno di questi è ED AFFICHE, risultato della collaborazione di sei alleanze universitarie, a cui ha preso parte anche l’Alma Mater di Bologna. L’approccio pratico, cuore dell’iniziativa, parte da una mappatura dei titoli congiunti già esistenti, detti joint degree. Partendo da queste partnership che già funzionano e analizzando gli ostacoli legali che si è dovuto superare per realizzarle, si può ricavare un modello normativo uniforme, presupposto legale per la certificazione unitaria del titolo di studio.

Dalle stesse premesse parte anche il progetto SMARTT a cui partecipa l’Università di Torino, che sottolinea quanto sia importante che i programmi di cooperazione universitaria siano istituzionalizzati. A tal fine, già nell’aprile 2023, viene istituito EGAI, un raggruppamento di università come ente giuridico.

Un sistema basato su alleanze potrebbe, tuttavia, favorire la formazione di “mega atenei”, raggruppamenti di università con grandi risorse che collaborano fra di loro a scapito di istituzioni universitarie minori. Il rischio è che si crei un “mercato” e un’istruzione di serie A e di serie B. Un ente giuridico predisposto impedirebbe che sia una rete di università autonome a rilasciare la laurea europea.

“Scambio” di cervelli invece che “fuga”

Principio fondamentale è, quindi, sviluppare un sistema che sia sì integrato, comune a tutti su base legislativa, ma anche trasversale, cioè capace di cogliere le differenze nell’approccio di una materia e ricondurle ad un percorso univoco.

Bisogna sfruttare la diversità di insegnamento, la varietà di culture, e favorirne la diffusione a partire da chi le conoscenze le trasmette. La certificazione unitaria del titolo di studio faciliterà anche la mobilità dei docenti che, volendo spostarsi da una cattedra all’altra, oggi incontrano le medesime difficoltà degli studenti.

Varietà di insegnamento vuol dire trasversalità delle competenze. Concetto che piace al mondo del lavoro che con le nuove tecnologie cambia e ha bisogno di nuove figure professionali.

La laurea europea favorirà la competitività dei neo laureati andando a costituire un bacino sempre più ampio a cui le aziende andranno ad attingere.

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Andrea Pezzullo

Redattore, autore e conduttore radiofonico. Lo sguardo ben puntato su ciò che succede oggi intorno a noi. Mi occupo di attualità, economia e lavoro. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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