Dopo anni di Great Resignation, caratterizzata da un’ondata di dimissioni volontarie, si assiste ora a un fenomeno opposto: il Big Stay. I lavoratori italiani stanno optando sempre più per la stabilità lavorativa, rimanendo nelle loro posizioni attuali. Il cambiamento di rotta, emerso nel corso del 2023 e confermato dal VII Rapporto Censis-Eudaimon del 2024, sta ridisegnando il panorama lavorativo nazionale, con il welfare aziendale che emerge come una leva fondamentale per la fidelizzazione dei dipendenti.

Tuttavia, l’apparente stabilità nasconde un paradosso: nonostante il trend a favore della permanenza in azienda, si osserva una crescente disaffezione al lavoro. Cosa spinge i dipendenti a rimanere? La stabilità lavorativa si traduce realmente in soddisfazione professionale?

Come il Big Stay sta trasformando il posto di lavoro

Secondo il rapporto Censis-Eudaimon, nel 2023 si è osservata una continua diminuzione delle dimissioni volontarie, iniziata con un calo del 5,8% nell’ultimo trimestre del 2022. Nei primi tre trimestri del 2023 le riduzioni sono state del 3,4%, 2,9% e 1,8%. Questo andamento ha invertito la precedente tendenza di crescita, che aveva rilevato aumenti del 33,6% tra il 2020 e il 2021 e del 14% tra il 2021 e il 2022.

L’indagine evidenzia che il 67,7% degli occupati vorrebbe in futuro ridurre il tempo dedicato all’attività lavorativa; l’87,3% ritiene che fare del lavoro il centro della propria vita sia un errore. E ancora, il 72,4% dei lavoratori apprezzerebbe un consulente di welfare aziendale per rispondere alle proprie necessità personali e familiari, facendo emergere un desiderio di supporto che vada oltre le tradizionali mansioni lavorative.

Come osserva Alberto Perfumo, CEO di Eudaimon, società specializzata in welfare aziendale, “la minor centralità del lavoro rispetto alle altre priorità può portare ad avere persone che rimangono in azienda senza le giuste motivazioni”, sottolineando così il rischio concreto che le organizzazioni si trovino a gestire un organico stabile ma potenzialmente demotivato.

Tale condizione potrebbe tradursi in contesti lavorativi meno produttivi e innovativi, segnando un passaggio dalla Great Resignation alla Great Exhaustion. In quest’ultimo caso, i dipendenti sono presenti fisicamente, ma stanchi e disinteressati.

Il risultato è un ambiente di lavoro popolato da “presenze fantasma”, prive di energia e creatività. La sfida attuale per le aziende è quindi riaccendere la motivazione in chi decide di restare.

Ripensare il welfare aziendale: strategie per un futuro sostenibile e inclusivo

Secondo l’Osservatorio Welfare di Edenred Italia, il welfare aziendale in Italia ha registrato una crescita significativa. Un dato rilevante è che il 42% delle imprese ha implementato un piano strutturato, percentuale che sale al 53% tra quelle con oltre 1.000 dipendenti.

Tra i benefit più richiesti ci sono i buoni pasto, scelti dal 41% delle compagnie, seguiti dai servizi per la salute al 31%, le convenzioni e le scontistiche al 25%, la flessibilità organizzativa al 24% e gli incentivi alla formazione al 22%. Inoltre, il 37% delle aziende si concentra sulla mobilità sostenibile, promuovendo orari flessibili e l’uso dei mezzi pubblici. Il welfare aziendale è anche visto come un valido supporto al potere d’acquisto dal 55% dei lavoratori.

Nel corso del 2024, le grandi imprese italiane hanno intensificato i loro sforzi, implementando strategie di welfare aziendale all’avanguardia per rispondere efficacemente al fenomeno del Big Stay.

Tali iniziative non sono solo una risposta alle nuove dinamiche del mercato del lavoro, ma rappresentano anche un cambio di paradigma nel rapporto tra azienda e lavoratore.

Come sottolinea Alberto Perfumo: “Le aziende che hanno raccolto la sfida stanno investendo sempre più nel welfare, con iniziative che promuovono una migliore qualità della vita per tutte le loro persone.”

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Mariza Cibelle Dardi

Navigo costantemente tra parole e numeri per raccontare i cambiamenti nella società e nell'economia. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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