Il mese di aprile è stato ricco di eventi che hanno celebrato il valore dell’industria italiana. Dalla Giornata Nazionale del Made in Italy, al Salone del Mobile appena concluso, l’industria italiana è stata al centro della scena mondiale. Una grande attenzione si sta riversando sull’industria agroalimentare italiana. Le Piccole e Medie Imprese (PMI) dell’agroalimentare rappresentano un importante segmento di mercato, ricercato per il potenziale espansivo e per la qualità dei prodotti.

L’industria agroalimentare italiana in numeri

Da fonte ministeriale possiamo così riassumere in numeri, lindustria agroalimentare italiana:

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  • annovera circa 55 mila imprese;
  • ha un numero di occupati pari a 450 mila addetti;
  • ha un fatturato annuo pari a 145 milioni di euro;
  • esporta beni per 50 miliardi di euro.

Immaginando di scattare una fotografia e zoommando sul mondo delle PMI dell’agroalimentare, una menzione particolare merita il ramo delle aziende che producono dolci, confetti, derivati del cacao. Al 2022, le esportazioni di dolci e gelati hanno registrato un volume di affari per 9 miliardi di euro, con un incremento in valore pari al +18%. 

Tre piccole aziende agroalimentari su cinque si trovano al Sud (33,6%) e nel Nord-Ovest (28%). La Campania è la regione nella quale si concentrano il maggior numero di imprese (19,7%).

Le sfide del mercato per il settore

L’industria agroalimentare italiana è un comparto in espansione. I prodotti di questa industria – siano essi raccolti, carni lavorate o prodotti per il commercio nella grande distribuzione – sono raramente soggetti a crisi di mercato. Al contrario: nel 2023, il 59% delle esportazioni dell’industria agroalimentare italiana è stato assorbito da Germania, Francia e USA.

L’agroalimentare è un settore produttivo scarsamente digitalizzato: per questo motivo è stato approntato il piano Agricoltura 4.0. Questo paradigma, coniato dagli esperti dell’osservatorio per le tecnologie nell’agricoltura del Politecnico di Milano, si sviluppa al fine di innovare i processi di produzione nell’industria agroalimentare italiana. Più precisamente, Agricoltura 4.0 prevede l’introduzione di meccanica di precisione, infrastrutture comandate da remoto, formazione all’utilizzo di tecnologie innovative.

Rinnovare e innovare la produzione non è l’unica sfida che l’industria agroalimentare italiana si trova ad affrontare, su larga scala. Contribuire alla lotta allo spreco del cibo e realizzare colture e prodotti sostenibilisono i temi più caldi da gestire. Nel primo caso, in Italia, il Banco Alimentare è attivo dal 1989: nel 2022 ha recuperato ben 172.707 tonnellate di cibo, recuperato grazie alle donazioni delle industrie o dei supermercati. Le filiere sostenibili sono monitorate dal Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali dell’ENEA, con programmi europei che mirano a migliorare la qualità degli approvvigionamenti e il benessere dei consumatori.

Ultima sfida, ma non meno importante delle altre, è la difesa del Made in Italy e dell’Italian Soundingovvero di tutte le produzioni tipiche del Bel Paese, purtroppo spesso oggetto di pedestri tentativi di imitazione.

Esempi di successo di piccola industria agroalimentare

Fondamentale per l’industria agroalimentate italiana sono i fondi che occorrono per completare quelle trasformazioni necessarie a rimanere sul mercato. Per tale ragione, piccole e medie imprese potrebbero non avere i capitali sufficienti per affrontare tali cambiamenti. Eppure i casi di successo ci raccontano che la tradizione, la ricorsività e la serialità di gesti centenari sono la chiave di volta della piccola industria agroalimentare italiana. 

Gli esempi più virtuosi arrivano dal Sud Italia. Esistono piccole imprese, a conduzione familiare, nate più di cento o addirittura di duecento anni fa, che producono liquirizia o confetti. Ospiti illustri dei registri imprese delle camere di commercio provinciali, questi gioielli della piccola industria agroalimentare italiana ci raccontano di quanto sia importante coltivare la passione per la lavorazione tradizionale e testimoniano quanto sia…dolce creare prodotti di successo.

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Donatella Bruni

Mi occupo di economia, lavoro e società, con uno sguardo alle dinamiche del lavoro, ai consumi e ai cambiamenti del mondo che ci circonda (fisico e digitale). Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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