Si stava meglio quando si stava peggio! Oppure no?

By 16 Ottobre 2019 Editoriali
ridere fa bene

Si stava meglio quando si stava peggio. O forse no? Lo sentiamo dire spesso. Eppure non è altro che una nostra percezione. Le cose stanno spesso in maniera molto diversa da come le percepiamo. Abbiamo già analizzato la differenza tra realtà e percezione della realtà osservando alcuni fenomeni partendo da dati oggettivi. Ed è sempre partendo dai dati che possiamo misurare e confrontare la portata di determinati eventi o fenomeni.

“I progressi fatti dalla scienza, dalla tecnologia, nella diffusione della cultura e nell’economia possono rendere il mondo migliore”. Questa è l’incoraggiante fotografia scattata dall’UNESCO sul nostro futuro. Il domani che ci stiamo costruendo potrebbe non essere così nero come ci viene proposto dai media. È quanto emerge dalle previsioni di State of the Future, una ricerca che viene aggiornata ogni due anni da un consorzio di gruppi di ricerca sotto il patrocinio delle Nazioni Unite, e che sulla base di dati statistici analizza i possibili scenari futuri mondiali.

Le proiezioni vengono fatte analizzando scrupolosamente i dati dei precedenti 20 anni fino ad oggi, confrontando variabili diverse grazie a un comitato internazionale di gruppi di ricerca. E i risultati sono incoraggianti: la situazione del mondo è già oggi molto migliore di quanto si possa credere. E anche il futuro sembra sorriderci.

È migliorata infatti l’aspettativa di vita della maggior parte della popolazione, così come è migliorata l’alfabetizzazione. Inoltre si è ridotta la mortalità infantile, aumenta il PIL pro-capite e diminuisce la povertà.

Tra le principali innovazioni che hanno migliorato il mondo, e hanno le potenzialità per migliorarlo ancora – racconta lo studio – c’è la diffusione di Internet e l’aumento dei diritti fondamentali (tra cui un’informazione più democratica): siamo la prima generazione che agisce via web. Abbiamo la capacità di connettere le giuste persone, idee e risorse per far fronte alle sfide che si pongono dinnanzi a noi. È la prima volta nella storia in cui – grazie a cellulari computer, traduzioni linguistiche – stiamo dando vita a un’umanità interdipendente capace di realizzare strategie globali per migliorare il proprio futuro. Un sistema trasparente, la democratizzazione, i media interattivi stanno coinvolgendo maggiormente le persone nelle decisioni di potere.

Certo, ci sono anche alcuni punti dolenti che il rapporto considera in modo chiaro. Stanno infatti aumentando le emissioni di gas serra in quasi tutto il mondo (anche l’Italia ha per il momento disatteso le aspettative su Kyoto), crescono i conflitti armati e l’insoddisfazione sociale. Ma nel complesso, tra gli scenari analizzati, quelli positivi sono di gran lunga superiori a quelli negativi.

Sempre più persone avranno un accesso di gran lunga più libero e capacità decisamente superiori a quelle attuali, in tutto il mondo e a un costo molto più basso, con sempre meno controlli da parte dei gruppi di potere rispetto al passato.

L’Indice mostra che stiamo vincendo più sfide di quelle che stiamo perdendo, quindi non abbiamo nessun diritto di essere pessimisti; tuttavia, le sfide che stiamo perdendo sono molto serie, perciò non possiamo nemmeno restare a guardare.

Visti i progressi evidenziati, è chiaro che l’umanità possiede i mezzi per evitare i potenziali disastri e per costruire un luminoso futuro.

One Comment

  • Antonio ha detto:

    Ma quando mai, lasciatemelo scrivere subito. Sono un dinosauro, cioè ho compiuto quattro ventenni, e navigo nel quinto. Quando sento dire o leggo che “si stava meglio prima”, o peggio ancora, “si stava meglio quando si stava peggio”, chi lo pensa non sa quello che pensa dice o scrive. Questo è il migliore dei mondi possibili, non mi importa se lo hanno già detto Candido Pangloss o Leibniz. E questa mi sembra davvero una buona notizia, la migliore che questo giornale possa pubblicare. Non c’è bisogno ne mmeno di discutere.

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