Strasburgo, 1° ottobre 2024: Julian Assange pronuncia il primo discorso pubblico dal suo rilascio davanti all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE).

L’indomani, l’APCE pubblica la risoluzione 2571 (2024), nella quale ribadisce con forza l’importanza di una stampa libera, “il cui ruolo […] assicura il corretto funzionamento di uno Stato democratico governato dallo stato di diritto. Questo ruolo è particolarmente rilevante alla luce della gravità dei conflitti armati in corso e del crescente numero e gravità degli atti di repressione transnazionale. In questo contesto, il duro trattamento di Julian Assange, recentemente rilasciato dalla custodia dopo oltre un decennio di procedimenti giudiziari per il suo lavoro giornalistico, merita particolare attenzione”.

Come si è detto lungo tutto il calvario giudiziario del giornalista australiano, le implicazioni sulla sua persecuzione vanno ben oltre la sua persona: si estendono infatti a tutto il giornalismo, alla libertà d’espressione, alla democrazia stessa. Ecco perché BuoneNotizie.it ha deciso di dedicare un editoriale a questo tema, analizzando l’ampia portata della risoluzione dell’APCE, ma anche evidenziando, come è nostra abitudine, le possibili soluzioni.

La scarcerazione di Julian Assange e il suo lungo silenzio

Abbiamo già trattato le intricate vicende giudiziarie dell’editore e giornalista australiano Julian Assange, e colto con immensa gioia e altrettanta inquietudine la notizia del suo rilascio dal carcere di massima sicurezza di Belmarsh a Londra, lo scorso 25 giugno. Il giornalista ha infatti dovuto patteggiare con gli USA, dichiarandosi colpevole per attività che rientrano nelle comuni pratiche giornalistiche. A seguito del discorso di Assange al Consiglio d’Europa, desideriamo riflettere sulle ragioni che hanno spinto il fondatore di Wikileaks a rompere improvvisamente il suo silenzio di oltre tre mesi dalla data della sua scarcerazione.

È del tutto comprensibile che Assange, dopo 14 anni di persecuzione, di cui gli ultimi cinque scontati in un carcere di massima sicurezza, abbia scelto la via del silenzio. Ha dovuto infatti cominciare un lungo percorso di recupero della sua salute psicofisica e concedersi unicamente agli affetti della famiglia a lungo negati. Ma cerchiamo di capire perché dall’Australia, dove si trovava attualmente, Assange ha deciso di recarsi proprio a Strasburgo, al cospetto del Consiglio d’Europa.

Perché Assange pronuncia il suo primo discorso pubblico davanti al Consiglio d’Europa?

Per spiegarlo dobbiamo fare un passo indietro, chiarendo innanzitutto che il Consiglio d’Europa (CdE) è un’organizzazione internazionale fondata nel 1949. Indipendente dall’Unione Europea, non va confuso con il Consiglio europeo, la cui costituzione è di molto posteriore. Il CdE, che proprio quest’anno celebra 75 anni di attività, nasce infatti all’indomani della Seconda guerra mondiale, per evitare il ripetersi delle atrocità in essa perpetrate e garantire lo stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e la democrazia, all’interno di quella che viene definita la “grande Europa”, costituita da 46 Stati, europei e non.

È stato proprio il Consiglio d’Europa – e non quello dell’Unione Europea – a votare ben tre documenti formali a favore di Julian Assange, i primi del 2020 e 2021 ne richiedevano il rilascio immediato, l’ultimo dei quali è la risoluzione 2571 (2024) della scorsa settimana, dal titolo: The detention and conviction of Julian Assange and their chilling effects on human rights (La detenzione e la condanna di Julian Assange e i loro effetti paralizzanti sui diritti umani). Nella medesima, si riconosce che: “le accuse sproporzionatamente gravi mosse dagli Stati Uniti d’America contro Julian Assange ai sensi dell’Espionage Act […] per quello che in sostanza era raccolta e pubblicazione di notizie […] giustificano la designazione del signor Assange come prigioniero politico.”

Cosa dice la risoluzione e quali sono i possibili risvolti

L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, al punto 16 della suddetta risoluzione, dichiara: “Le società democratiche non possono prosperare senza il libero flusso di informazioni e la capacità dei loro cittadini di chiedere conto ai loro governi. L’Assemblea ribadisce il suo forte sostegno alla libertà di espressione e di informazione come diritto fondamentale garantito dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dall’articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e incoraggia gli Stati membri del Consiglio d’Europa a lavorare instancabilmente per rafforzare la loro protezione della libertà di parola e di una stampa libera.”

Da notare che lungo tutto il periodo della sua detenzione al giornalista era stato fortemente limitato, quando non direttamente impedito, di partecipare attivamente alle sue udienze. Al contrario, Assange al Consiglio d’Europa ha potuto assistere e conferire con l’APCE. Dev’essere stato certamente emozionante per il giornalista ascoltare l’Assemblea mentre al punto 17 della risoluzione ricordava che: la raccolta di notizie è un passaggio preparatorio essenziale nel giornalismo ed è protetta dal diritto alla libertà di espressione come riconosciuto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.”

Corte alla quale Assange non potrà però appellarsi, come richiesto espressamente dagli USA quale contropartita per il patteggiamento della pena. Non potrà neppure avere accesso alle informazioni detenute dalle pubbliche amministrazioni (FOIA) per la richiesta di estradizione nei suoi confronti.

L’Assemblea ritiene che l’uso improprio dell’Espionage Act del 1917 da parte degli Stati Uniti per perseguire Julian Assange abbia causato un pericoloso effetto paralizzante, dissuadendo editori, giornalisti e informatori dal denunciare le condotte scorrette del governo, compromettendo così gravemente la libertà di espressione e aprendo la strada a ulteriori abusi da parte delle autorità statali.

Le richieste del Consiglio d’Europa agli Stati membri e agli Stati terzi

Nonostante le risoluzioni del CdE non siano vincolanti, esse predispongono e finiscono spesso col favorire la stipulazione di accordi e convenzioni internazionali, sia tra gli Stati membri che tra Stati terzi. Nella fattispecie, l’Assemblea ha chiamato i principali Stati coinvolti nella persecuzione di Julian Assange, in particolare UK e USA a restaurare le misure di protezione delle libertà fondamentali.

Il Regno Unito, in qualità di Stato membro del CdE dovrà rivedere urgentemente le norme in materia di estradizione, con particolare riferimento a quelle di natura politica. Gli Stati Uniti, avendo lo status di osservatore all’interno del CdE, dovranno riformare l’Espionage Act del 1917 escludendo la sua applicazione a editori, giornalisti e informatori che divulgano informazioni riservate con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica e informare su reati gravi, quali omicidio, tortura, corruzione o sorveglianza illegale.

Il CdE chiede atresì agli USA di “condurre indagini approfondite, imparziali e trasparenti sui presunti crimini di guerra e sulle violazioni dei diritti umani rivelati da WikiLeaks e dal signor Assange, assicurando i responsabili alle loro responsabilità e contrastando una cultura di impunità nei confronti degli agenti dello Stato o di coloro che agiscono per loro conto”.

Assange all’Assemblea Parlamentare e a tutti: la gratitudine e il monito

Assange rivolge al Consiglio d’Europa un messaggio inequivocabile, al tempo stesso un ringraziamento e un monito: “molti gli sforzi fatti nel mio caso, che provenissero da parlamentari, presidenti, primi ministri, il Papa, funzionari e diplomatici delle Nazioni Unite, sindacati, professionisti legali e medici, accademici, attivisti o cittadini, ma nessuno di essi avrebbe dovuto essere necessario.”

“Tutti si sono resi però necessari perché senza di loro non avrei mai visto la luce del giorno. Questo sforzo globale senza precedenti si è reso necessario a causa delle protezioni legali esistenti, molte esistono solo sulla carta o non sarebbero state efficaci in un lasso di tempo neppure lontanamente ragionevole.”

Dalla redazione di BuoneNotizie.it facciamo nostra l’esortazione finale del discorso di Assange all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e a tutti voi: “Impegniamoci tutti a fare la nostra parte per garantire che la luce della libertà non si affievolisca mai, che la ricerca della verità continui a vivere e che le voci di molti non vengano messe a tacere dagli interessi di pochi”.

(Le traduzioni dall’inglese e dal francese sono ad opera dell’autrice).

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Veronica Tarozzi

Cresciuta in Sardegna e vissuta in 4 continenti, ho sviluppato una competenza linguistica culminata con la laurea Magna cum laude in Mediazione Linguistica. La comunicazione è stata una costante, avendo cominciato a scrivere articoli per una testata giornalistica locale e lavorato come speaker radiofonica già dai tempi della scuola. Da giornalista indipendente scrivo prevalentemente articoli afferenti al cambiamento sociale, alla sostenibilità e ai diritti umani. Sono Responsabile didattica & Tutor per i corsi dell'Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo.

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