La scuola steineriana si basa sul metodo educativo elaborato da Rudolf Steiner, che fondò la prima scuola a Stoccarda nel 1919. Il fine che la pedagogia steineriana si pone è l’evoluzione del bambino in senso ampio e totale. La scuola steineriana, infatti, vuole prendersi cura della persona dai primissimi anni di vita fino ai 21 anni.

I punti salienti e peculiari di questo metodo educativo sono:

  • la centralità della dimensione artistica, creativa, artigianale, espressiva e fantastica
  • la divisione della vita del bambino in settenni (0-7 anni, 7-14 anni, 14-21 anni)
  • il maestro unico dall’infanzia fino alla pubertà (0-14 anni)
  • l’amore per la natura e il rispetto per l’ambiente
  • la conoscenza che nasce dall’esperienza delle cose del mondo
  • la condivisione delle esperienze
  • l’uso del giudizio e non del voto numerico
  • la limitazione della tecnologia (nei casi più rigidi, il mancato impiego)

Per capire quali possono essere i punti di forza e di debolezza di questo metodo educativo, Buonenotizie.it ha intervistato tre esperti. Sono Sandra Chistolini, professore ordinario di pedagogia generale all’Università di Roma Tre; Maria Angela Grassi, presidente dell’ANPE, associazione nazionale pedagogisti italiani; infine, Maurizio Fabbri, professore ordinario di pedagogia generale presso l’Università Alma Mater di Bologna.

La voce degli esperti sulla scuola steineriana: la dimensione artistica e il non voto sono punti di forza

I tre esperti concordano su due elementi: la centralità data alla dimensione creativa e l’assenza del voto sono elementi vincenti. Grassi, infatti, afferma: “Io, e parlo a titolo personale, credo che i presupposti siano validi perché danno ampio spazio alla creatività dei ragazzi. Inoltre, sono contraria al voto, anche se mi rendo conto che sia difficile farne a meno”. Chistolini, invece, afferma: “La forza della scuola steineriana è l’importanza attribuita all’immaginazione e al gioco”.

Fabbri, infine, conclude: “La mente di un bambino ha bisogno di esplorare e fare esperienza e qui le attività espressive sono molto varie. L’assenza di voto, poi, aiuta a creare un clima di cooperazione e attenua la competizione. L’osservazione e l’autocorrezione si sostituiscono, rispettivamente, alla valutazione e alla correzione. Questo significa rendere attivo il bambino verso i suoi apprendimenti. I voti, infatti, creano nel bambino la paura e la vergogna dell’errore e non spingono verso un miglioramento“.

“La scuola non finisce con la classe o con il programma ed educa ad avere fiducia nell’insegnante”

Sono le parole di Sandra Chistolini, che sottolinea un altro punto di forza della scuola steineriana: “La pedagogia steineriana ha una concezione dell’uomo molto ampia ed elaborata. C’è la convinzione che quello che si sta facendo abbia una continuità eterna, immortale perché vuole tirare fuori la conoscenza dall’uomo”. Anche Maria Angela Grassi concorda e aggiunge che si tratta dell’obiettivo di uno sviluppo armonico dell’individuo.

Le due pedagogiste sono d’accordo anche su un altro punto, ossia l’importanza data alla figura del maestro nella scuola steineriana. “Il maestro unico è un punto di forza perché diventa una figura di riferimento. Il rapporto che si instaura tra docente e allievo è fondamentale nella crescita e nell’apprendimento”. E Chistolini aggiunge: “L’allievo ha la convinzione che l’insegnante stia facendo il suo bene. Il maestro è una persona che orienta, che dà un senso di verità e di giustizia, è sincera e lo fa nell’interesse dell’alunno. La sua funzione è cruciale perché oggi viviamo nella diffidenza.” 

I punti di debolezza della scuola steineriana: rischio di applicazioni troppo rigide, mancanza di dialogo con la società esterna e costo elevato

Il professor Fabbri afferma: “Il metodo di riferimento è un bene, ma è solo un punto di partenza. Se, infatti, viene applicato in modo meccanico e rigido diventa una gabbia. È importante, quindi, guardare alle necessità del bambino. La scuola steineriana è un po’ sbilanciata verso la creatività, che non è adeguata per tutti i bambini. Non tutti, infatti, amano il lavoro manuale, anzi, alcuni mostrano un precoce sviluppo del pensiero logico”. La pedagogista Grassi aggiunge: “Come ANPE non abbiamo un pensiero unico, ma io credo che bisogna evitare di applicare le regole in modo troppo rigoroso. Occorre, infatti, considerare la realtà in cui si opera. Aggiungo, poi, che anche il costo è un limite e la scuola steineriana rischia di essere possibile solo per alcuni.” 

Un limite delle scuole steineriane italiane, infine, è il fatto che manchino di dialogo con la società esterna. Innanzitutto perché la società e i giovani sono molto diversi dall’inizio del ‘900; in secondo luogo, perché le scuole steineriane dimostrano una certa chiusura nei confronti della tecnologia e del virtuale; infine, perché quando il ragazzo esce da quel sistema si scontra con un diverso metodo di apprendimento, per esempio, con il voto all’università.

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