La scuola punta sulla tecnologia sia in classe che a distanza.

Oggi la didattica è tornata in presenza e la tecnologia, utilizzata durante il lockdown per l’insegnamento a distanza, diventa un nuovo strumento per la scuola.

Il rapporto ISTAT del 2020 ha mostrato che nel settore della scuola “l’Italia ha affrontato lo shock della pandemia in una situazione di svantaggio consistente nel confronto con gli altri paesi avanzati, sia in termini di livelli di scolarizzazione che di digital divide”. Sono stati circa 3 milioni i bambini e ragazzi italiani che hanno avuto difficoltà a connettersi alla Dad per mancanza di connettività o di strumenti.

In emergenza, alle difficoltà tecniche il governo ha cercato di rimediare dando computer e tablet in comodato d’uso alle famiglie che ne avevano necessità. A causa della possibilità di chiusure scolastiche dovute alla pandemia, le tecnologie digitali dovrebbero far parte degli strumenti educativi della scuola italiana.

Le didattica integrata, la tecnologia come strumento per la scuola post pandemia

Ma la tecnologia è utile anche nella scuola in presenza. La didattica integrata è un approccio che combina la tecnologia in classe con l’insegnamento faccia a faccia. Marco Mellace, docente di sostegno dell’IIS Luca Paciolo di Bracciano, nel suo canale YouTube FlippedProf pubblica video in cui avvicina i ragazzi alla lettura, alla letteratura, alla poesia. Aperto nel 2017, oggi il suo canale è seguito da quasi 25mila persone tra docenti e studenti.

Un approccio della didattica integrata è la possibilità di rovesciare la didattica. Da una decina d’anni molti docenti stanno sperimentando il modello della classe capovolta (flipped classroom), nato negli Stati Uniti una decina di anni fa.

Nella classe capovolta gli insegnanti forniscono video e materiali agli studenti per seguire la lezione a casa e utilizzano il momento in presenza per discutere e analizzare i contributi che i ragazzi  hanno approfondito. Questo metodo si basa sull’apprendimento collaborativo e sulla risoluzione di problemi, invece che sulla memorizzazione di concetti. La classe capovolta propone inoltre una modalità di valutazione diversa, incentrata non sulle verifiche e le interrogazioni ma sulle osservazioni quotidiane degli alunni.

Anche in Italia sono nati gruppi di docenti che condividono risorse tecnologiche e fanno formazione su questo metodo per la scuola. Ad esempio troviamo il gruppo Facebook Didattica e Flipped classroom con oltre 4000 membri o il sito Matematica capovolta.

La formazione digitale degli insegnanti

Gli insegnanti sensibili a questi nuovi metodi chiedono investimenti per lo sviluppo delle loro competenze digitali. La formazione digitale è utile per ideare e presentare lezioni online, per gestire un’aula virtuale e la tecnologia a scuola.

Se prima della pandemia solo il 20% dei docenti aveva fatto formazione in ambito digitale, oggi questa percentuale è raddoppiata. Anche il Ministero dell’istruzione ha prodotto una pagina dedicata alla didattica digitale con consigli, indicazioni, linee guida per accedere alle piattaforme più diffuse.

Inoltre, molti insegnanti hanno fatto formazione digitale informale ai loro colleghi. Sul sito Educazione&Scuola Vincenzo Palmisciano, docente e animatore digitale, ha prodotto schede e tutorial e ha aiutato altri insegnanti a preparare video e materiali da condividere a scuola.

Il Recovery Plan: investimenti in tecnologia per la scuola post pandemia

La didattica integrata richiede crescenti investimenti in termini di tecnologia e connettività da parte della scuola. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza si legge: “Gli investimenti in scuola e università sono accompagnati da interventi di carattere infrastrutturale, come la predisposizione di ambienti di apprendimento connessi e arricchiti da strumenti digitali – prevista la trasformazione di 100.000 classi in “ambienti di apprendimento connessi” – per cogliere nuove opportunità didattiche”.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è il documento che il governo italiano ha predisposto per illustrare alla Commissione europea come l’Italia intende investire i fondi dell’Ue per risollevare l’economia.

Il programma di interventi previsti dal PNRR per la parte di competenza del Ministero dell’istruzione prevedono 6 riforme e 11 linee di investimento. Il programma alimenta “Futura – La scuola per l’Italia di domani”, una serie di azioni per “una scuola innovativa, sostenibile, sicura e inclusiva”. L’obiettivo è realizzare una scuola che garantisca il diritto allo studio, le competenze tecnologiche e le capacità necessarie per il futuro.

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