I dati del fenomeno della Great Resignation, le dimissioni di massa che scuotono il mondo del lavoro in Italia e all’estero. Cosa c’è dietro la scelta della Big Quit, come è già stata ribattezzata? Quali sono i numeri delle Grandi Dimissioni nel nostro Paese e nel mondo?

La Great Resignation nel mondo

Secondo il Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti, la Great Resignation interessa soprattutto tre settori: mondo della ristorazione (e, in generale, i settori a contatto con il pubblico), il settore sanitario e quello del tech. Nel mondo della ristorazione il tasso di abbandono del lavoro è salito al 6,8% a ottobre 2021, rispetto alla media del 4% degli ultimi anni. Il settore della vendita al dettaglio ha registrato un tasso di abbandono del 4,7% e si stima che negli Stati Uniti almeno un operatore sanitario su cinque abbia lasciato il lavoro. Nel mondo del tech almeno il 4,5% dei dipendenti ha abbandonato il lavoro.

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Il fenomeno della Great Resignation è ormai diffuso anche a livello globale: secondo il Work Trend Index di Microsoft del 2021 almeno il 40% della forza lavoro globale avrebbe pensato di lasciare il lavoro. Secondo un sondaggio di PricewaterhouseCoopers del 2021, il 65% dei dipendenti avrebbe dichiarato di essere alla ricerca di un nuovo lavoro.

Anche in Europa il fenomeno si fa sentire, anche se in misura decisamente diversa rispetto agli USA. La società di risorse umane SD Worx ha condotto uno studio su un campione di 5000 persone in Belgio, Francia, Regno Unito, Germania e Paesi Bassi. La Germania avrebbe avuto il maggior numero di dimissioni volontarie, 6%, seguita dal Regno Unito con il 4,7%, i Paesi Bassi con il 2,9%, la Francia con il 2,3% e il Belgio con 1,9%. Anche i dati relativi al nostro Paese mostrano un aumento del tasso di dimissioni volontarie.

Dimissioni volontarie in Italia: un po’ di dati

Anche nel nostro Paese, negli ultimi due anni, si sono registrate molte più dimissioni volontarie rispetto al passato. Si tratta di un fenomeno ascrivibile alla pandemia o c’è dell’altro? Di studiare il fenomeno in Italia si è occupato Francesco Armillei, assistente di ricerca presso la London School of Economics. Armillei ridimensiona l’entusiasmo dietro il fenomeno della Great Resignation, sostenendo che un ricambio continuo sia sintomo di un mercato del lavoro in salute. I suoi dati restituiscono un’immagine di un Paese in cui indubbiamente si scelgono le dimissioni volontarie più di frequente, ma con modalità e motivazioni non paragonabili a quelle dei lavoratori USA.

Tra aprile e giugno 2021 sono state 484.000 le dimissioni volontarie in Italia, su un totale di 2,5 milioni di contratti cessati. A trainare la Great Resignation italiana sono i lavoratori maschi: 292.000 uomini si sono dimessi, a fronte di 191.000 donne. Rispetto al trimestre precedente le dimissioni volontarie sono aumentate del 37%: rispetto al totale delle cessazioni, il 18,7% è avvenuto su base volontaria (22,7% uomini, 14,8% donne).

Guardando all’età dei lavoratori che si dimettono volontariamente, un dato assimila la Great Resignation italiana a quella statunitense: l’età media dei dimissionari. Lasciano il lavoro prevalentemente persone tra i 30 e i 45 anni d’età, più frequentemente coloro che hanno un diploma superiore. Il dato è in aumento anche nella fascia 50-64 anni: ma in quel caso pesa particolarmente il pensionamento, incoraggiato dalle ultime misure del governo. A dimettersi sono soprattutto coloro che avevano un contratto aperto già da almeno 2-3 anni. Aumentano anche le dimissioni tra i lavoratori con contratto a tempo determinato (+20%).

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Giulia Zennaro

Giulia Zennaro

sono una giornalista freelance di cultura e società, scrivo come ghostwriter, insegno in una scuola parentale e tengo laboratori di giornalismo per bambini. Scrivo per Hall of Series e theWise Magazine e, naturalmente, BuoneNotizie.it: sono diventata pubblicista grazie al loro laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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