Uno dei temi più delicati della società riguarda la violenza di genere. Ne abbiamo parlato con Chiara Di Cristofaro, giornalista finanziaria e psicologa, mettendo in luce anche il punto di vista maschile, in particolare quello degli uomini violenti.

Da poco è uscito il suo libro, scritto con Simona Rossitto: “Ho detto no. Come uscire dalla violenza di genere” in cui ha inserito anche la storia di un uomo. Ce la racconta?

“Francesco ha sempre avuto problemi di violenza, sia fisica, sia psicologica, in tutte le sue relazioni, soprattutto in quelle di coppia, finché ha sentito il bisogno di cambiare. Dopo aver chiesto aiuto alla sua compagna dell’epoca e ad alcuni amici, ha iniziato a frequentare un centro per uomini maltrattanti.

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La sua violenza si manifestava con esplosioni di rabbia e di aggressività. Il suo percorso è stato molto lungo, con tanti momenti di frustrazione a causa di alcune ricadute. La relazione con la compagna si è interrotta per riprendere anni dopo, quando la violenza era sotto controllo”.

Quali sono i tratti che l’hanno distinto dagli altri uomini maltrattanti e che gli hanno permesso di vincere la violenza?

“Sicurante il disagio che questa violenza provocava, che lo ha portato a chiedere aiuto e quindi a cambiare. Quando parliamo di uomini maltrattanti, ogni caso è a sé: le violenze hanno vari modi di esplicitarsi. Quindi anche i trattamenti devono essere differenziati. Risultano particolarmente difficili quelli imposti per legge, senza la motivazione a cambiare da parte del soggetto violento”.

Quello di Francesco è un caso isolato o molti uomini vivono la violenza sulla compagna come un problema?

“Sono tanti gli uomini che la vivono come un problema. È difficile quantificarli perché la violenza all’interno delle relazioni più profonde, anche se oggi se ne parla molto, ha ancora forti dosi di sommerso”.

Cosa si può fare per aiutare gli uomini a prendere autocoscienza del problema e quindi a risolverlo?

“Dovremmo sentirci tutti coinvolti. Se crediamo che ci sia una situazione di violenza dentro le mura domestiche, non dobbiamo stare in silenzio, perché così possiamo favorire l’emersione del fenomeno. Serve una maggiore prevenzione nelle scuole: educazione alle emozioni, all’affettività, al rispetto dell’altro/a, alla parità”.

Riguardo alla violenza di genere, come descriverebbe la situazione in Italia?

La normativa italiana, attualmente, è tra le migliori in Europa. Spesso però le norme non vengono applicate o vengono applicate male, talvolta per la mancanza di personale specializzato. Questo lo vediamo dalle numerose condanne che abbiamo avuto dalla Corte europea dei diritti umani. Sono quattro solo nel 2022, perché le donne vittime di violenza e i loro figli non sono stati difesi adeguatamente.

La situazione è ancora critica, perché i numeri non cambiano da molti anni: muore in media una donna ogni tre giorni. Questo significa che c’è ancora molto lavoro da fare tra i professionisti specializzati”.

Potrebbe darci qualche buona notizia sul tema della violenza di genere?

Insieme alla collega Simona Rossitto, ho voluto segnalare gli aspetti positivi: stanno aumentando la formazione tra le forze dell’ordine e la specializzazione a tutti i livelli: c’è una rete di centri antiviolenza che funziona benissimo, ma che avrebbe bisogno di più fondi. I centri riescono comunque ad accogliere le donne a tutto tondo, ossia a dare un’assistenza legale, a sostenerle nella ricerca del lavoro e nella ritrovata autonomia. Si parla ancora troppo poco di ciò che funziona ed è quello che abbiamo voluto fare con il libro, perché ogni storia racconta di un percorso andato a buon fine”.

Tra gli uomini maltrattati, sono aumentate le denunce?

“Non ci sono rilevazioni specifiche. I numeri non sono così rilevanti da giustificare la descrizione di un fenomeno strutturale, come facciamo per la violenza di genere. In base ai dati forniti dalla polizia criminale, negli ultimi anni c’è stato un calo degli omicidi per mano della compagna o della ex.

Non c’è lo stesso trend per le uccisioni delle donne, il cui numero resta costante. Inoltre, più del 90% degli uomini uccisi sono vittime di altri uomini. Le donne, invece, nella maggior parte dei casi vengono uccise per mano maschile, in ambito familiare”.

Ritiene che l’aumento delle donne che denunciano possa servire agli uomini maltrattati, per trovare il coraggio di denunciare?

Le donne denunciano ancora in piccolissima parte. C’è un sensibile aumento, ma non decisivo. Dagli ultimi dati dell’associazione D.I.RE, circa il 25% delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza sporge denuncia.

Non esiste la stessa percentuale per gli uomini e non esiste un uguale grado di violenze, molestie, stalking, abusi, subìti dai maschi. L’uomo che subisce maltrattamenti dalla compagna, seguirà, come in tutti i casi, le normali leggi giudiziarie e troverà giustizia. Ma non mi sento di poter paragonare i due fenomeni poiché non c’è un substrato culturale che lo giustifica. Sicuramente in Italia c’è ancora la cultura del “laviamo i panni sporchi in famiglia” ed è proprio questa cultura che dovrebbe essere eliminata”.

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Giulia De Giacinto

Giulia De Giacinto. Appassionata di Motorsport, in particolare di Formula 1; mi piace raccontare le sue connessioni con la sostenibilità e storie di grande ispirazione. Attualmente scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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