La dieta chetogenica è un regime alimentare che riduce drasticamente l’apporto di carboidrati e aumenta la quantità di grassi consumati, mantenendo un apporto di proteine che può essere leggermente più alto delle dosi normali o molto più alto, in questo ultimo caso sarà una dieta iperproteica.

La dieta chetogenica è una dieta che può essere prescritta da un medico in presenza di determinate patologie specifiche come l’epilessia, negli ultimi anni si è assistito a un ricorso maggiore a questo regime dietetico per fini estetici o legati alle prestazioni sportive. Scegliere con cura le fonti dalle quali prendere le informazioni e consultare sempre le figure professionali adibite alle scelte nutrizionali riduce il rischio di abbracciare comportamenti nutrizionali drastici e dannosi per la salute

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In cosa consiste la dieta chetogenica

Secondo le principali linee guida per una sana alimentazione l’apporto energetico fornito dalle proteine dovrebbe orientarsi intorno al 12-15% delle chilocalorie introdotte quotidianamente, i grassi dovrebbero attestarsi intorno al 25-30% e il restante apporto dovrebbe derivare per lo più dai carboidrati, che arriverebbero così al 55-60%.

Nella dieta chetogenica queste proporzioni vengono stravolte, riducendo i carboidrati al 10% dell’apporto energetico giornaliero, le proteine vengono alzate in modo ridotto mentre i grassi possono arrivare a cubare anche il 60% delle chilocalorie quotidiane. L’obiettivo principale è indurre l’organismo a entrare in uno stato metabolico chiamato chetosi che si ottiene quanto nel sangue avviene un accumulo di corpi chetonici, sostanze che si formano quando si utilizzano i grassi per produrre energia.

In condizioni normali il fisico utilizza gli zuccheri come motore per far fronte alle attività volontarie e involontarie, quando questi scarseggiano e finiscono anche le scorte di glicogeno presente nei muscoli e nel fegato, si smobilizzano i grassi per produrre il fabbisogno energetico necessario causando come conseguenza l’aumento di corpi chetonici. Perfino il cervello, mettendo in atto un meccanismo di autoconservazione, in assenza di zucchero riesce ad attingere dai corpi chetonici l’energia per svolgere le proprie funzioni.

Le evidenze scientifiche sulla dieta chetogenica

La dieta chetogenica può contribuire alla perdita di peso quando rimane bassa in termini di calorie. Il successo mediatico di questo regime alimentare è dovuto dal fatto che un individuo che intraprende questa strada sembra ottenere in un primo periodo una maggiore perdita di peso. La ricerca scientifica ha però evidenziato che, se la dieta chetogenica viene seguita per un periodo di oltre un anno, i risultati in termini di perdita di massa grassa sono simili ad altre diete.

Non è chiaro se la dieta chetogenica sia benefica per la salute nel lungo termine. Ad oggi non sono ancora presenti ricerche validate su un periodo temporale sufficientemente lungo per parlare di evidenze dimostrate.

Fino ad ora, la ricerca si è concentrata su metriche come la glicemia, il colesterolo e la pressione sanguigna. Nello specifico, sembrerebbe che questi valori possano beneficiare di una dieta chetogenica ma gli studi sollevano anche numerosi dubbi e perplessità. Ad esempio la dieta chetogenica potrebbe causare carenze nutrizionali e una mancanza di fibra, la cui assegna può far andare incontro a problemi digestivi e intestinali.

Ci sono alcune circostanze in cui la dieta chetogenica rappresenta una precisa scelta medica a fronte di patologie come l’obesità grave, l’epilessia oppure situazioni in cui è necessaria una rapida perdita di peso, ad esempio prima di alcuni interventi chirurgici.

La maggior parte delle ricerche suggeriscono che non c’è una conclusione definitiva sul regime chetogenico che rappresenta una scelta molto sbilanciata, a fronte di alternative, come la dieta mediterranea, che offrono benefici simili e sono considerate più sostenibili e salutari.

La dieta iperproteica e la moda dei prodotti proteici

La dieta iperproteica è caratterizzata da una percentuale di energia derivante dalle proteine molto più alta rispetto alle raccomandazioni delle linee guida. L’idea alla base di tale regime alimentare è che un maggiore consumo di proteine può aiutare a costruire e mantenere la massa muscolare e a diminuire quella grassa portando il corpo ad utilizzare i grassi di deposito per produrre energia. Questo pensiero spiega perchè la dieta iperproteica sia in alcuni casi associata alla chetogenica ma va puntualizzato che lo smobilizzo dei grassi si verifica soltanto quando la dieta è anche ipocalorica.

Se così non fosse si potrebbe arrivare ad ottenere un risultato opposto poiché la quantità di proteine in eccesso verrebbe impiegata nella gluconeogenesi, cioè una differente via metabolica che porta alla formazione di glucosio con conseguente formazione di nuovo grasso di deposito. Un eccesso di proteine potrebbe inoltre affaticare il funzionamento dei reni adibiti alla degradazione proteica per mezzo dell’urea. Anche la dieta iperproteica presenta quindi degli sbilanciamenti che la rendono attuabile solo dietro monitoraggio di un professionista e per un tempo limitato.

Un aumentato apporto di proteine può avere una certa efficacia nel favorire l’aumento di massa muscolare e questo elemento ha portato i consumatori all’errata convinzione di dover prediligere sempre le proteine ai carboidrati. I supermercati testimoniano questo trend comportamentale tramite la disponibilità aumentata di prodotti le cui etichette sottolineano l’altro contenuto proteico o l’aggiunta di proteine addizionali.

Anche il fabbisogno proteico degli atleti è raggiungibile con la sola alimentazione

Le Linee guida per una sana alimentazione non prevedono accorgimenti particolari per chi pratica attività fisica, anche se questa avviene regolarmente, rimangono quindi valide le raccomandazioni per la popolazione generale. In caso di allenamenti regolari, articolati in 1 o 3 ore al giorno praticati per non meno di 3-4 volte a settimana, è sufficiente aumentare leggermente l’apporto calorico senza stravolgere le normali proporzione tra carboidrati, proteine e grassi.

In presenza invece di allenamenti ad alta durata, frequenza e intensità è bene rivolgersi alle opportune figure professionali per far fronte alle mutate esigenze nutrizionali. La scienza avalla un regime alimentare diverso, da ponderare caso per caso, in presenza di attività sportive altamente impegnative praticate per minimo 9-11 mesi l’anno, per 5 o 7 giorni ogni settimana e con una durata di 2 o 3 ore per seduta ad alta intensità. Non rientrano quindi in questa categoria le sessioni di palestra settimanali condotte dalla maggioranza della popolazione che si definisce “sportiva” per le quali quindi non sono raccomandate dosi aggiuntive di proteine da assumere tramite integratori ma è consigliato osservare i normali accorgimenti di una dieta varia e bilanciata.

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Chiara Bastianelli

Laurea in Economia e Direzione Aziendale.Project manager in una società di consulenza strategica per le imprese.Appassionata di aziende, finanza e letteratura.

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