È possibile trovare soluzioni green per il mondo della moda? L’industria del fashion ha un impatto importantissimo sul nostro pianeta. I processi di produzione, distribuzione e smaltimento degli indumenti richiedono materie prime, energia e producono materiale di scarto e rifiuti. Con l’avvento della fast fashion il problema è drammaticamente peggiorato. Si è passati da una produzione di 58 milioni di tonnellate di fibre tessili nel 2000, a 109 milioni di tonnellate nel 2020. Un ritmo di crescita chiaramente insostenibile.

Negli anni però è aumentata anche la sensibilità di industrie e istituzioni sull’argomento. Sempre più brand cercano di adottare soluzioni green per le loro case di moda e anche i consumatori sembrano andare nella stessa direzione.

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Tessile sostenibile: la nuova strategia Ue

Nel marzo 2022 la Commissione europea ha presentato una nuova strategia per rendere i tessuti più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili. La strategia ha come obiettivo quello di garantire che entro il 2030 tutti i prodotti tessili immessi sul mercato dell’Ue siano sostenibili. 

La prima caratteristica che deve avere un prodotto tessile a basso impatto ambientale è una lunga durata. Per garantire questo aspetto, la Commissione europea ha elaborato requisiti di progettazione ecocompatibile a cui le aziende si devono attenere nella realizzazione degli indumenti. Per trovare soluzioni di moda green è stata inoltre posta attenzione ai materiali con cui gli indumenti sono realizzati. Le norme sull’etichettatura sono state riviste per garantire un’etichetta che descriva chiaramente la composizione dell’abito, ma che contenga anche altre informazioni fondamentali sui parametri di sostenibilità e circolarità. I tessili godranno quindi di un vero e proprio passaporto digitale, grazie al quale i consumatori potranno essere pienamente consapevoli dell’impatto ambientale del prodotto che stanno acquistando.

Le misure per contrastare lo spreco tessile

Oltre alla fase di produzione, l’altro grande processo che contribuisce all’impronta ecologica dei nostri indumenti è quello dello smaltimento. Anche in questo caso le istituzioni si sono impegnate a trovare soluzioni per contrastare il fenomeno. Nel 2018 il Parlamento europeo a approvato una direttiva che obbliga tutti i Paesi membri a provvedere alla raccolta differenziata dei tessili entro il 2025. Invita inoltre i produttori ad assumersi la responsabilità sui loro prodotti lungo la catena del valore, compresa la fase di smaltimento, e ad aiutare i consumatori a scegliere prodotti tessili sostenibili.

L’Ue dispone di un marchio Ecolabel Ue a disposizione dei produttori che rispettano i criteri ecologici, garantendo un uso limitato di sostanze nocive e un minore inquinamento idrico e atmosferico.

soluzioni green moda

Marchio Ecolabel Ue

Sforzi per garantire soluzioni green per la moda, vengono fatti anche dai singoli produttori. La tendenza è abbastanza diffusa nei brand di lusso e nelle piccole aziende. Le produzioni di massa sono invece ancora molto indietro sulla strada della moda sostenibile. Un modello interessante è quello messo in atto dalla stilista americana Eileen Fisher nel suo programma RENEW. Il programma RENEW riacquista l’abbigliamento usato e successivamente valuta se i capi possano essere rivenduti o riciclati per produrre nuovo abbigliamento. Il programma ha incassato ad oggi quasi 3 milioni di dollari, dimostrando che le soluzioni green nella moda non sono solo etiche, ma possono diventare anche redditizie.

Moda e soluzioni green: la rivoluzione parte anche da noi

Abbiamo ribadito più volte come l’industria tessile contribuisca in maniera molto importante all’inquinamento e al consumo di risorse del nostro Pianeta. Tuttavia, le case di moda non sono le uniche responsabili di questo pessimo bilancio ambientale: in assenza di una forte domanda, infatti, non ci sarebbe una grande offerta. Come consumatori dobbiamo essere i primi a scegliere soluzioni green quando si parla di moda. Ecco 5 soluzioni green per la moda da applicare nella vita di tutti i giorni.

  1. Ridurre: comprare meno capi, puntando su pezzi senza tempo e di buona qualità, che rimangono sempre attuali nonostante l’avvicendarsi dei trend del momento.
  2. Cura adeguata: un terzo dell’impronta di CO2 nella vita di un capo si genera durante la fase di utilizzo, per via di lavaggi, asciugature e stirature. Non usando l’asciugatrice, si risparmia circa il 10% dell’impronta di CO2 e i vestiti durano più a lungo. Allo stesso modo ridurre le temperature di lavaggio a 20-30 gradi consente di risparmiare ulteriore energia.
  3. Allungare la vita dei capi: in questo caso la parola d’ordine è riparare. E quando proprio abbiamo deciso di separarci dal nostro capo, meglio donarlo o venderlo come prodotto second-had in modo da dargli una seconda vita.
  4. Riciclare: non gettare i vestiti nell’indifferenziato, nemmeno se sono rotti o irreparabili. Le aziende che raccolgono i vestiti sono in grado di riciclare il tessuto, ricavandone nuove fibre da filare.
  5. Acquistare consapevolmente: non tutti i capi sono uguali e nemmeno tutte le aziende. Quando acquistiamo un capo è sempre bene privilegiare capi di alta qualità realizzati da marchi responsabili. Leggere sempre l’etichetta per conoscere i materiali utilizzati e prestare attenzione alla trasparenza della comunicazione dei brand in merito alla produzione e all’utilizzo di materiali sostenibili. Per aiutare nella ricerca di capi che rispondano a questi criteri di sostenibilità sono nati anche motori di ricerca come ecoFashion, che aiuta i consumatori a trovare marchi di moda sostenibili, etici e non testati sugli animali.

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Caterina Poli

Medico Chirurgo con focus sulla salute materno-infantile. Credo in un tipo di informazione chiara e accessibile a tutti, ma sempre rigorosa. Amo parlare di salute, benessere e diritti. Collaboro con Buonenotizie e partecipo al laboratorio di giornalismo costruttivo.

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