Computer e robot già pensano Dobbiamo temerli oppure no?
Tanto si è scritto, tanto si è dibattuto. Le posizioni si dividono tra anticipazioni di un futuro apocalittico segnato dalla disoccupazione umana per una totale occupazione automatizzata e previsioni ottimistiche di convivenza tra uomini e robot (ma anche in tale scenario alcuni lavori saranno comunque destinati alla sostituzione totale). C'è poi chi inserisce l'uomo nel lavoro del futuro solo in campi intellettivi, chi nel coordinamento dei robot (che a loro volta coordineranno altri robot), chi già lo vede naufragare sulle onde dell'ozio e della dissoluzione.

Moshe Vardi, docente della Rice University, prevede entro i prossimi 30 anni una disoccupazione del 50% a causa dell'impiego dei robot. Stessa visione hanno gli americani da quanto emerge in un sondaggio reso pubblico dal Pew Research Center, secondo cui due terzi del popolo statunitense prevede che entro 50 anni molti lavori saranno completamente sostituiti dalle AI.
I rischi ci sono, ma l'importante è individuarli per padroneggiarli
In una sorta di rivoluzione industriale 3.0 è facile prevedere una piena automazione se si pensa al vantaggio economico da parte del manager. Mansioni svolte perfettamente, una capacità produttiva illimitata, senza pause, senza rischi di danni o incidenti sul posto di lavoro. Insomma, il futuro della cybernazione.

In questa visione i tassi della disoccupazione sarebbero molto alti, d'altro canto gli uomini non avrebbero più bisogno di lavorare e potrebbero dedicarsi al proprio arricchimento personale. Eppure, se la filosofia, la . . .

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