Il termine realtà virtuale definisce quello stato di simulazione della realtà in cui una persona può essere immersa con l’aiuto della tecnologia. L’interfaccia adeguata permette di trasferire i cinque sensi dell’uomo sul piano illusorio. Fino a poco tempo fa poteva riportare virtualmente soltanto vista e udito. Oggi, dopo varie intuizioni nel campo della cyber-tecnologia, si può costruire la pelle artificiale che sarà in grado di trasferire il senso del tatto dalla realtà che viviamo, a quella virtuale. Le sensazioni che proviamo sulla pelle saranno percepibili anche in un’altra realtà, per finta. Le persone potranno immergersi nel metaverso connettendosi con tre dei cinque sensi totali. L’implicazione medica dovrebbe rappresentare il traguardo degli studi sui tessuti umani intelligenti. Ma è davvero così o il progresso della realtà virtuale è l’unico fattore stimolante di questa evoluzione?

Samsung, lo studio sulla pelle intelligente che entrerà nella realtà virtuale

Gli studi più importanti in attivo sono in Austria, alla Caltech di Pasadena, a Glasgow e in Corea del Sud dove la multinazionale Samsung sta dando un serio contributo. In Italia l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa si sta occupando di una sperimentazione che permetterà di realizzare un’epidermide artificiale di tipo elettronico con proprietà simili a quelle umane. Alcuni di questi progetti sono finalizzati alla promozione della realtà virtuale come ad esempio l’E-Skin di Samsung.

L’epidermide, che è l’organo più grande del corpo umano, si occupa di reagire all’ambiente attraverso il senso del tatto. Gli effetti, le mutazioni, le sensazioni che la pelle percepisce sono reazioni del nostro corpo in risposta a percezioni provenienti dall’esterno. Ricreare un sistema del genere è una sfida. La creazione di un tessuto simile, in grado di simulare le sensazioni tattili elettronicamente, potrebbe dare un giorno la possibilità di percepire il senso del tatto all’interno della realtà virtuale. L’era dei robot umanoidi è vicina. Come spiega una delle menti della ricerca, il professor Jeong: “Uno degli ostacoli alla completa immersione negli ambienti di realtà virtuale è la mancanza di feedback tattili complessi“. Per questo un’invenzione di tale portata potrebbe rivoluzionare il mondo del metaverso: molti restano scettici. Puntare al progresso per scopi medici avrebbe tutt’altro significato.

La pelle artificiale in ambito medico

La realtà virtuale garantirebbe il perfezionamento di tecniche di innovazione come quella della pelle artificiale. Testare l’E-Skin su applicazioni immersive darebbe prova di quanto l’invenzione funzioni. Darebbe una mano nel campo della sperimentazione e progettazione, rappresenterebbe uno step di passaggio del progetto con solo un obiettivo: l’applicazione in medicina. Concentrarsi sulla realtà virtuale, nella prima fase dello studio, è fondamentale per non sbagliare.

A rigor di logica vedremo comparire l’epidermide artificiale dapprima nel mondo delle realtà virtuali. Poi, dopo anni di serie ed oculate verifiche, il tessuto intelligente diventerà una protesi ricettiva. In futuro un ustionato grave potrebbe tornare a percepire sensazioni sulla sua pelle. Gli arti artificiali saranno dotati di pelli intelligenti. È importante non perdere mai di vista il traguardo: questa sperimentazione ci porterà a toccare con mano, per la prima volta, un cyber universo, ed è un progresso incredibile. A quel punto sarà fondamentale non accontentarsi del fine ultimo, perché avanti ci sarà la prospettiva di tornare a donare un arto vero e umano a qualcuno.

Pelle artificiale, realtà virtuale o medicina? Si parte da qui

L’epidermide della nostra mano è composta da migliaia di sensori in grado di rilevare pressione, umidità e temperatura. L’equilibrio tattile è la caratteristica più complessa da riprodurre artificialmente. Dagli studi in corso si è riusciti finora a creare un prototipo di polimero elastico e morbido in idrogel composto da sensori che comunicano attraverso algoritmi d’intelligenza artificiale.

Il concetto generale è che questi sensori collaborino e comunichino attraverso dei collegamenti neurali in grado di spostare elettricità, come neuroni e assoni. La pelle sarà dotata quindi di un minuscolo circuito elettronico ricco di transistor che aiuteranno il cyber tessuto a sentire gli impulsi, a comprendere e rispondere agli impulsi. Tutto attraverso una pressione millimetrica, più sensibile della punta di un dito umano, quasi impercettibile. I segnali si adatteranno in base alla forza della pressione rilevata. Sarà l’idrogel, dilatandosi a seguito di uno stimolo, a segnalare l’inizio delle processo.

Flavia Santilli

Flavia Santilli

Studio presso l'Università degli Studi de L'Aquila. Ho collaborato con diverse testate. Sportiva agonista e istruttrice di nuoto. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. E tu cosa stai aspettando?

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