L’agricoltura e il fotovoltaico si incontrano nell’agrivoltaico per dare un volto nuovo alla coltivazione e alla produzione di energia. Sullo stesso suolo possono convivere colture di più tipi e pannelli solari di grandi dimensioni con una resa economica, ambientale ed agricola migliore fino al 60%. Il percorso di transizione energetica alle fonti green vira verso un uso sostenibile del terreno, la tutela della biodiversità e la condivisione di un progetto attivo per la cittadinanza e gli enti coinvolti. L’agrivoltaico è tutto questo e oggi anche le associazioni ambientaliste dicono sì.

L’agrivoltaico firmato Huawei

Già in prova dagli anni ’90, l’agrivoltaico sta suscitando interesse solo oggi nell’ottica del raggiungimento di un’emissione meno impattante da parte del terzo settore e una produzione di energia più verde. Il mondo del fotovoltaico e quello dell’agricoltura non sono in contrapposizione, possono anzi coesistere e dare vita a un ecosistema nuovo, economico ed efficiente. Come accade nella provincia cinese di Ningxia, dove i pannelli solari sono a copertura di una piantagione di bacche di Goji su un appezzamento di terra di 107 chilometri quadrati. Il terreno arido e secco è stato bonificato grazie alla coltivazione di erbe medicinali dal 2014 ad oggi. Oggi le piante di bacche possono contare sulla resa del suolo che è stato preparato per anni ad accogliere agricoltura e fotovoltaico. Il terreno si presta a tali fatiche aumentando la produzione di energia solare del 20%; inoltre l’incursione del fotovoltaico riduce l’umidità e l’evaporazione del terreno del 35% permettendo la proliferazione di colture dell’85% in più. Di conseguenza i vantaggi sul clima saranno un abbassamento delle temperature medie e dell’umidità atmosferica.

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Il gruppo Boafeng e la divisione Solar di Huawei puntano a mettere in funzione un impianto che generi 1 GW di energia pulita. Oggi l’agrivoltaico cinese raggiunge gli 0,64 GW, potenziale capace di soddisfare il bisogno energetico di una città di circa 100 mila abitanti.

Il via libera del CEI su agricoltura e fotovoltaico

Il CEI, Comitato Elettrotecnico Italiano, ha pubblicato una specifica norma dedicata agli impianti agrivoltaici. Per la prima volta un ente di tale spessore fornisce i dettagli e i requisiti per l’avvio di impianti agrivoltaici. Esistono già delle norme a tutela di tale innovazione, ma i progetti in sviluppo iniziano ad essere molti in tutto il paese e lo Stato deve necessariamente intervenire a regolamentare ad arte i prodotti, i processi e i sistemi di tipo elettrotecnico.

Il documento riporta la classificazione delle varie tipologie di installazione e la prassi di monitoraggio e valutazione di produzione e attività elettriche e agricole. L’atto non vuole essere limitativo, ma soltanto tutelare la sicurezza e l’esercizio dell’agrivoltaico. La presentazione di progetti per la creazione degli impianti contiene anche le stime sulla produzione agricola e sulla resa energetica rinnovabile.

Il più grande impianto agrivoltaico italiano

In provincia di Viterbo, a Tarquinia, un’impresa locale agricola ha iniziato la realizzazione del più grande impianto agrivoltaico in Italia. Grazie alla partnership con la società Enel Green Power, che doterà l’istallazione di moduli innovativi, il territorio potrà contare sulla produzione a pieno regime di 280 GW di energia elettrica in un anno. Fotovoltaico sì, ma senza rinunciare alla coltivazione di foraggio e borragine che manterrà il terreno fertile, sano e in grado di impattare sul territorio con una resa ambientale per nulla indifferente, proprio come accade in Cina. Coinvolgendo imprese private locali, il progetto dall’innovativa portata, fornirà posti di lavoro. Persino gli ambientalisti si dicono favorevoli. I pannelli di Tarquinia sono dotati di tracker ad inseguimento solare: le strutture fotovoltaiche bifacciali possono assorbire l’energia del Sole ottimizzando il processo in tutte le ore del giorno e da ogni angolazione.

Il vero vantaggio sta nel riuscire a gestire armoniosamente agricoltura e fotovoltaico, partecipando all’incremento della produzione di energia rinnovabile, alla bonifica del territorio, al beneficio economico e soprattutto ambientale. Il suolo coltivato ad energia green può evitare l’emissione di circa 130 mila tonnellate di CO2 ogni anno e il consumo di 26 milioni di metri cubi di combustibile fossile. Si punta all’indipendenza energetica e pulita del territorio.

Animali, agricoltura, fotovoltaico

Il futuro dell’agrivoltaico punta a coinvolgere il bestiame. Non solo i territori agricoli, ma anche gli allevamenti saranno coperti e alimentati da pannelli solari. Allora le colture saranno libere di crescere e gli animali di pascolare sul suolo pulito e alimentato da energie rinnovabili. Convivere e alimentarsi a vicenda tramite una continua produzione di energia pulita e sostentamento del terreno. Nascerà un ecosistema futuristico ed efficiente di convivenza tra impianti sostenibili creati dall’uomo e natura.

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Flavia Santilli

Studio presso l'Università degli Studi de L'Aquila. Ho collaborato con diverse testate. Sportiva agonista e istruttrice di nuoto. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. E tu cosa stai aspettando?

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