La coltivazione degli orti urbani è un interesse sempre più diffuso tra gli abitanti delle grandi città. La ragione di questo ritorno alla terra è legata alla consapevolezza sempre più crescente nei confronti dei benefici di una vita salutare e a contatto con la natura.

Gli orti urbani sono per lo più spazi di proprietà comunale che, grazie a cittadini e volontari, riscoprono una seconda vita. All’interno degli orti urbani vengono coltivati prodotti della terra genuini e a km zero. Un modo questo, non solo di favorire un’alimentazione sana, ma anche di contribuire alla tutela ambientale, evitando di acquistare ortaggi provenienti da lunghe filiere che favoriscono l’inquinamento imputabile al trasporto dei cibi provenienti da luoghi lontani ed evitando l’impiego dei pesticidi dannosi per la salute.

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Orti urbani: cosa sono e le principali caratteristiche

Gli orti urbani sono delle aree verdi di dimensione variabile e generalmente di proprietà comunale che vengono affidati in comodato d’uso a cittadini o associazioni per la coltivazione di frutta, ortaggi, fiori ed erbe aromatiche. Spesso questi terreni si trovano in zone particolarmente degradate: l’obiettivo è valorizzarli, contribuire al miglioramento della qualità della vita e dunque concorrere alla riqualificazione di aree abbandonate

Più spazi dedicati alla coltivazione sostengono la promozione della sostenibilità della catena alimentare: l’agrobiodiversità è maggiormente salvaguardata e dunque occuparsi personalmente dell’orto, permette di mangiare in modo più sano e naturale. La coltivazione degli orti urbani favoriscono il miglioramento della qualità dell’aria perché gli spazi verdi contribuiscono alla regolazione del microclima urbano.

Anche gli scarti alimentari dell’orto sono utilizzati al meglio, diventando così un fertilizzante naturale: una pratica di economia circolare che permette di ridurre la produzione di rifiuti e ottimizzare l’uso delle risorse.  

Orti in città: la loro origine e la diffusione

In Italia quella degli orti urbani è una lunga tradizione. Durante la Seconda guerra mondiale divenne fondamentale coltivare verdure e legumi per soddisfare le esigenze dei ceti meno abbienti e nacquero i cosiddetti “Orticelli di Guerra”. Con il boom economico e l’incremento della cementificazione questa pratica è venuta meno, per poi tornare in auge a partire dagli anni ’80 con la regolamentazione da parte delle amministrazioni locali e la pubblicazione dei bandi per l’assegnazione dei lotti.

Gli orti urbani nascono in zone urbane e periurbane per poi espandersi dal centro alla periferia, per consentire alle famiglie di dedicarsi ad essi in nome dell‘autoproduzione e dell’autosufficienza.

Da Bologna, considerata la città italiana apripista, a Palermo dove terreni coltivabili sono affittati per imparare le tecniche dell’agricoltura biologica, a Torino dove nel quartiere Mirafiori Sud, c’è uno spazio per chi voglia dedicarsi all’agricoltura urbana. In più, nell’area industriale del Parco Mennea sono stati realizzati un orto collettivo ed una vigna. Infine a Milano, vi sono degli orti urbani al posto degli ex scali ferroviari.

Lo sviluppo degli orti urbani sta aumentando in maniera considerevole. I dati sono frutto di una ricerca effettuata da Coldiretti nei principali capoluoghi d’Italia. E’ emerso che in 5 anni, la crescita è aumentata del 36,4% e che sono 1,2 milioni gli italiani che oggi coltivano un orto urbano, circa 4 su 10, pari al 44%. 

Orti urbani: cosa sono e perché sono importanti per l'ambiente

Una piantagione di fragole

Orti urbani: i pro e i contro per l’ambiente e la società

Tutela della biodiversità agricola, riduzione della produzione di rifiuti, ma non solo. Contrastare l’esclusione sociale e la solitudine tipica degli agglomerati urbani, sono i benefici derivanti dalla presenza degli orti urbani in città.

Ci sono però anche degli aspetti negativi che riguardano il considerare l’orto urbano un parassita competitore e predatore dell’ambiente rurale. Come il problema dello smog che può divenire un pericolo per la qualità delle produzioni da parte di orti urbani e da ciò scaturisce la necessità di scegliere il sito di collocamento dell’orto e soprattutto la sua gestione quanto più biologica possibile.

La pianificazione di una città sostenibile dovrebbe considerare quindi anche una mappatura dei suoli da destinare a orti e giardini, e prevedere specifiche analisi fisiche, chimiche e biologiche per favorire il loro migliore utilizzo e la protezione dal degrado.

Ci sono però diversi lati positivi che caratterizzano gli orti urbani. Infatti aiutano l’ambiente e favoriscono lo sviluppo economico e sociale del territorio. Promuovono la biodiversità e contribuiscono al consumo di prodotti naturali e senza pesticidi. Per dare l’idea dell’efficienza di un orto urbano, bastano circa 10-20 m² di terreno per produrre sufficiente verdura per una persona per un anno intero.

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Elisabetta Majocchi

Elisabetta Majocchi, laureata in Informazione ed Editoria ho collaborato con testate scrivendo di cultura, costume e società. Appassionata di attualità, politica e sostenibilità, oggi scrivo per BuoneNotizie.it grazie al Laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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