Da poco approvato dal Consiglio europeo, l’AI-Act detta le prime regole mondiali per il corretto uso dell’intelligenza artificiale: un risultato tutto europeo, primo al mondo e di successo. Approvato lo scorso 21 maggio, si tratta del primo tentativo di regolamentazione dell’intelligenza artificiale e delle sue tutele.

Ma perché è un atto rivoluzionario e quali tutele potrebbero arrivare per i suoi fruitori? BuoneNotizie.it ha intervistato Fabrizio Bolognesi, ingegnere aeronautico con un’esperienza ventennale in aziende multinazionali, formatosi presso il MIT di Boston nell’applicazione dell’IA in ambito aziendale.

Campagna 5x1000

AI-Act: un atto di tutela della privacy

Dott. Bolognesi, lei che è un ambassador dell’intelligenza artificiale, a cosa attribuisce il successo dell’AI-Act? È dovuto alla continua attenzione che l’Unione Europea pone a difesa dei valori fondamentali dei suoi cittadini, ovvero difesa della privacy e della libertà di pensiero ed azioneÈ lo stesso percorso che l’UE ha promosso con l’adozione del GDPR, ora considerato un riferimento a livello globale. Aggiungiamo inoltre che non avendo né le capacità tecnologiche, né i capitali di quali dispongono gli Stati Uniti, la Cina e gli ultimi nuovi “outsider” come l’Arabia Saudita (che ha recentemente deciso di investire 400 milioni di dollari in un suo progetto di IA) l’UE ha deciso di giocare da arbitro nella partita dell’IA.Quali sono i principi di tutela dell’AI-Act più forti e quelli che meritano un plauso per i loro risvolti positivi? I principi di tutela più forti sono legati al divieto assoluto di utilizzare strumenti di IA per effettuare il controllo remoto dei cittadini, all’impossibilità di utilizzare analisi con metodologie di machine learning per valutare i comportamenti dei singoli al fine di individuare preventivamente comportamenti criminali, ed infine la mancanza di possibilità di utilizzare sistemi di IA che in modo subdolo e apparentemente non visibile possano condizionare il comportamento di fasce della popolazione più deboli o più facilmente indirizzabili.In che modo il regolamento sull’IA ci proteggerà da fenomeni preoccupanti come il social scoring? Questo è uno dei divieti visti precedentemente: in pratica sarà impossibile raccogliere in modo automatico informazioni sui comportamenti dei singoli cittadini al fine di “valutare” il loro comportamento per l’accesso a sistemi di pubblica utilità.

La tutela dei diritti fondamentali nell’AI-Act

Cosa vuol dire la parola “algoretica” e quali effetti positivi porterà nella nostra vita?Il termine “algoretica” coniato da Padre Benanti, consigliere del Papa per l’AI e membro della commissione governativa sull’utilizzo della intelligenza artificiale, non è presente nell’AI-Act ma fa riferimento, comunque, all’utilizzo dell’AI in modo che non leda la dignità e i diritti fondamenti dell’uomo, individuando quindi dei paletti entro i quali si devono muovere gli algoritmi.È vero che il Vaticano ha tracciato una sua regolamentazione dell’intelligenza artificiale? Sì, è sorprendente pensare che il Vaticano abbia pubblicato un documento, denominato Rome Call for AI Ethics (Appello del Vaticano per l’etica nell’utilizzo dell’IA) che esplicita quanto detto precedentemente con la bioetica, ovvero dei paletti che i sistemi di AI devono rispettare al fine di salvaguardare la dignità dell’uomo e i suoi diritti fondamentali. Sorprendentemente, questo appello è stato firmato non solo dai rappresentanti delle principali religioni monoteistiche (cristiana, musulmana ed ebrea) ma anche da aziende di IT quali Microsoft, Cisco e IBM. Questo rappresenta una vera trasversalità di azione e di interesse.

Intelligenza artificiale e i rischi emergenti

Quali saranno le  prossime sfide che l’AI-Act dovrà affrontare nel futuro e che ancora sono considerabili come “emergenti”?La principale sfida dell’AI-Act sarà determinare se l’UE sarà capace di far rispettare le sue norme. Ad esempio, un sistema di intelligenza artificiale proibito dall’AI-Act e ospitato su un cloud fuori dall’UE potrebbe ancora erogare i suoi servizi all’interno dell’UE con relativa facilità. Quindi sarà essenziale valutare quanto efficacemente gli Stati membri e le istituzioni europee possano garantire che l’uso di tali sistemi sia effettivamente proibito.Leggi anche:Al G7 sull’intelligenza artificiale si è parlato di sviluppo eticoL’intelligenza artificiale: un’alleata dell’occupazione sul 40% dei posti di lavoro

Condividi su:
Antonio Mazzuca

Antonio Mazzuca

Dal 2007 sono redattore editoriale tecnico-giuridico esperto e formatore in materia di salute e sicurezza sul lavoro e tutela ambientale. Sono il coordinatore editoriale della Testata tecnica InSic.it e dal 2015 editore della testata culturale registrata Gufetto.press dedicata al mondo della cultura off per le quali scrivo news, articoli, recensioni, interviste e approfondimenti e svolgo formazione ai redattori sia per la parte critica che redazionale e per la scrittura in ottica SEO.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici